Lo scudetto dell'ItalService C5 raccontato dallo Special One Fulvio Colini tra aneddoti, verità e uno sguardo al prossimo futuro

 

L’uomo dei miracoli. Lo Special One. Il top player della panchina. Il fresco campione d’Italia a Pesaro, con l’Italservice C5. Il tecnico che di vincere non è mai stanco.

Non chiamatelo con tutti questi appellativi, chiamatelo semplicemente Fulvio.

Perché anche l’etichetta di numero uno non gli fa perdere la sua voglia di essere spontaneamente lui, nei pregi e nei difetti.

Con i primi decisamente in vantaggio sui secondi.

Si racconta a Futsalmarche.it Fulvio Colini. Racconta una stagione, una scelta, un atto di fede.

Racconta il coraggio, la voglia di rimettersi in gioco. Racconta lo spogliatoio, il successo, la vittoria.

E racconta il futuro, un futuro che ad oggi si presenta totalmente emozionante e ricco di contenuti.

 

Quando hai accettato, sognavi già questo tipo di epilogo?

“Quando ho accettato avevo in mente un ciclo perché quello che una volta era normale ora è una chimera, mi riferisco all’ avere un ciclo di tre anni per poter sviluppare e cominciare a portare a termine un lavoro di programmazione.

Immaginavo di avere una squadra, perché comunque i giocatori sono forti, sempre al top in tutte le manifestazioni. Non pensavo di vincere lo scudetto, l’ho capito dopo.”

 

C’è stato un momento dove dentro di te hai pensato di potercela fare a scrivere la storia nelle Marche?

“Nelle prime due finali di Coppe, giocandole tra l'altro meglio delle altre finaliste. Pur perdendole ho pensato alla statistica, una statistica che ci avrebbe aiutato in caso di terza finale e così è stato”.

 

Dopo i KO nelle finali di Coppa della Divisione e Coppa Italia è stata dura lavorare nella testa dei tuoi giocatori o è stato proprio quello il primo mattoncino verso la vittoria dello scudetto?

“Dopo gli episodi sfortunati delle prime due finali ho chiesto ai ragazzi il massimo per giocarci la terza chance, quella più importante. In quel caso la fortuna non ci avrebbe voltato le spalle”.

 

Come ci presenteresti il presidente Lorenzo Pizza?

“Merce rara perché è un personaggio unico nel suo genere, una persona garbata, a modo, intelligente, un imprenditore di successo, intelligente e non uno stupido. Lo specifico perché spesso si affacciano elementi particolari nelle discipline cosiddette minori. Minori solo perché non solo il calcio di Serie A, aggiungo io”

l'abbraccio tra Lorenzo Pizza e Fulvio Colini, i grandi registi del primo storico scudetto dell'Italservice Pesaro

Tempo fa (nel 2015) mi dicesti che nelle Marche mancavano imprenditori che volessero investire seriamente in questa disciplina. Ti riferivi proprio ad un identikit come quella di Pizza?

“E’ una famiglia abituata alla cultura dei palazzetti, per la storia della Scavolini e per la storia familiare. Possiede i parametri per far sì che questa avventura possa durare il più a lungo possibile.

Parliamo di una persona che non fa mai un passo più lungo della gamba, ambiziosa ma allo stesso tempo ragionevole. Siamo nel posto giusto e con le persone giuste per guardare avanti”.

 

Quello che avete centrato può essere considerato un punto d’arrivo o un’ulteriore partenza?

“Si è cominciato con il botto perché vincere lo Scudetto subito non è da tutti. Dobbiamo cercare di mettere sopra a questo risultato altre soddisfazioni in ambito nazionale, quindi con altre finali, e mantenere l’Italservice stabilmente tra le alte sfere delle manifestazioni che andremo ad affrontare”.

Colini e Caputo indicano i loro (numerosi) successi personali

Cos’hai chiesto ai tuoi ragazzi prima di gara 5?

“Niente di particolare perché ho soltanto preparato tatticamente in maniera diversa la partita. Sapevo della loro capacità di reazione dopo la beffa in gara 4 dove siamo stati puniti solo da alcuni episodi pur facendo la partita.

Mentalmente non eravamo al meglio perché loro erano favoriti, giocavano davanti al proprio pubblico e rientravano due giocatori squalificati”.

 

Può ancora migliorarsi ed essere migliorata questa rosa?

“Tutte le cose si possono migliorare e si deve migliorare sempre. Una stasi motivazionale porta comunque ad un regresso come rendimento e noi dobbiamo assolutamente evitare questa cosa.

Adesso siamo i campioni d’Italia, prima eravamo considerati la stella emergente, le prospettive cambieranno e anche qui dobbiamo farci trovare pronti”.

 

Pesaro in Europa. Con che spirito vi affaccerete a questo traguardo storico per città e regione?

“In Europa ci andiamo con la volontà di fare bene ma non certo con le ambizioni massime. C’è modo e modo di uscire eventualmente e per noi arrivare tra le prime sedici sarebbe già di per sé una gran cosa.

Sarà bello giocare bene al cospetto di club come Benfica, Real Madrid e Barcellona. L’obiettivo sarà quello”.

Il ritorno di Max Bellarte all'Acqua&Sapone come lo giudichi? Potrebbe dare un'ulteriore spinta alla compagine abruzzese o ritieni che non siano solo loro i principali rivali per la prossima stagione?

“Innanzitutto torna un grandissimo allenatore, uno dei migliori al mondo. Tanto è vero che è andato a firmare un contratto nel club più ricco e importante a livello a livello globale.cPerez è una perdita per il nostro campionato e per l’Acqua&Sapone ma Bellarte conosce bene l’ambiente, è preparato e farà bene. Non mi interessano le rivalità, io non ho rivalità con i colleghi. Mi interessano i bei rapporti nelle vittorie e nelle sconfitte.

L’avversaria sarà sicuramente l’A&S che perderà qualche giocatore ma ne prenderà altri importanti e sarà in prima fila per il titolo. Occhio anche al Rieti che con l’arrivo di Duda ha preso uno dei migliori tecnici in circolazione”.

 

A chi è andato il pensiero dopo la vittoria?

“Alla volontà che lo stare insieme tra staff, società e tifosi prevalga sempre. Solo così si potrà mantenere Pesaro ad alti livelli. L’assillo di vincere subito altre cose potrebbe essere negativo perché non fa assaporare con gusto i risultati.

Bisogna apprezzare tutto quello che viene cercando di correggersi ma non pensare solo alle vittorie successive dopo aver conquistato un qualcosa di così importante”.

 

 

Peppe Gallozzi