L'occhio sulla C2 - La presentazione del girone B
I TRE VOLTI DELL’ALCHIMIA
Settembre, tempo di ritorni: finiscono le ferie, riaprono le scuole, riparte il ciclo dell’agricoltura e, finalmente, ricomincia anche la stagione del futsal giocato. Finisce così un’estate burrascosa, segnata da fragorose bombe di mercato e imprevisti botti societari. Gli avvenimenti passati ricordano che l’alchimia è una materia affascinante quanto pericolosa: può esaltare chi trova la giusta via (Real Fabriano, Castelbellino), ma può anche bruciare irrimediabilmente gli adepti più incauti o sprovveduti (Athletic Osimo e Altapinus).
La stagione 2011/2012 del torneo di serie C2, girone B, sembra estremamente interessante e ricca di spunti interessanti. Novità e diversità sono i tratti peculiari del torneo, segnato da una chiara discontinuità con l’edizione precedente. Mutano profondamente i protagonisti: 8 delle 16 partecipanti sono new entries, che portano entusiasmo e energie, oltre ad esperienze estremamente dissimili. La diversità è la seconda caratteristica della stagione. I nuovi arrivi compongono una galassia alquanto eterogenea, nella filosofia di gioco, nell’assetto societario e finanche nelle modalità di ingresso.

L’obiettivo è però simile: tutte le fucine del girone B aprono con la speranza di trovare la giusta alchimia, che consenta di raggiungere il massimo risultato. Ognuno però persegue i suoi sogni secondo un percorso strettamente personale; il trionfo del Real Fabriano e il tonfo di altre più accreditate rivali ha mostrato come non esista una strada unica e obbligata, ma sia possibile giungere in vetta in vari modi, anche seguendo sentieri tortuosi e complessi. L’importante è riuscire a individuare la strategia più opportuna in base alle proprie risorse e capacità: si può confidare sul talento dei singoli o sul gioco di squadra, su fragorosi colpi di mercato o sulla valorizzazione del gruppo, sulla fantasia o sulla tenacia…
L’alchimia è del resto un’arte misteriosa e complessa, costantemente in bilico tra discipline diverse. La stessa figura di Merlino, il più celebre degli alchimisti, assume contorni sfumati e confusi, in cui si alternano i tratti del mago, dello scienziato o del filosofo. Magia, scienza e filosofia forniscono percorsi alternativi per raggiungere il successo.
Questa tripartizione è la chiave di lettura utilizzata nella presentazione del torneo, in cui i vari contendenti sembrano impersonare i tre volti dell’alchimia. Qualche team si affida al tocco magico e alle capacitò taumaturgiche di personaggi speciali, per capacità e carisma; altre compagini tentano di innestare le qualità individuali all’interno di un gruppo compatto e competitivo, di cui bisogna trovare la giusta chimica o su cui operare complessi innesti di ingegneria genetica. Altri, infine, optano per un approccio filosofico, che si affida alle particolari risorse offerte da un ambiente coeso e compatto, o agli stimoli e all’entusiasmo dei propri giocatori, di cui bisogna estrarre le capacità ancora inespresse.
Il secondo filo conduttore utilizzato nella narrazione è costituito dalla posizione finale nello scorso torneo; del resto, “nulla si crea e nulla si distrugge” e quindi, in assenza di dati oggettivi sull’oggi, ci si può affidare alle performance del recente passato, che costituisce un’utile punto di partenza per un giudizio ponderato..
MAGIA
Il tocco fatato
Virtus Fabriano e Osimo Five sono reduci da un campionato di vertice, in cui sono approdate ai playoff. In questa stagione hanno deciso di imboccare una strada nuova, nella speranza di ringiovanire un gruppo ormai datato e gettare le basi per un nuovo ciclo. La consapevolezza dei rischi insiti nel cambio di guida tecnica e nell’innesto di elementi giovani ha suggerito di ricorrere ai servigi di una presenza carismatica e prestigiosa, che ha calcato i palcoscenici della massima serie. Solo il tocco fatato di una creatura extraterrestre può vigilare sul corretto sviluppo di un’alchimia intrigante quanto delicata.
La Virtus Fabriano riparte quindi da Stefano Falcioni, miglior giocatore dello scorso torneo. L’Alieno è il fulcro imprescindibile di una rosa rinnovata a partire dalla guida tecnica, affidata all’ambizioso mister Buratti. Il nuovo allenatore dovrà cercare di amalgamare elementi ormai rodati con alcuni giovani innesti. I veterani Pierantonietti, Stroppa, Montefiori, Pancotti e Cennini garantiscono la solita dose di esperienza e solidità; i cartai tentano però di aumentare il tasso tecnico e ridurre una connotazione sin troppo muscolare. In tal senso è emblematica la rinuncia al guerriero Farneti e l’arrivo di Biancini, fantasioso elemento proveniente dal Nebbiano, che parla la stessa lingua di Falcioni, anche se difetta di continuità ed esperienza. Buratti scommette su una Virtus più armonica ed equilibrata, capace di associare alla tradizionale impermeabilità difensiva una più efficace manovra d’attacco. In caso di difficoltà, comunque c’è sempre l’Alieno….
Perché sì: Stefano Falcioni, il miglior giocatore del torneo
Perché no: l’assenza di un bomber di razza, in grado di aumentare l’efficacia realizzativa del team
Anche L’Osimo Five ricorre a una presenza extraterrestre, stavolta però confinata in panchina. La turbolenta stagione trascorsa ha spinto la società a un’inversione di rotta: spazio quindi ai prodotti della cantera, coadiuvati da alcuni veterani ben inseriti nella realtà osimana. A coordinare il tutto, un big come Paolo Perugini, che si lancia con entusiasmo in questa nuova avventura. Non sarà facile trovare la giusta alchimia di un organico talentuoso ma ancora inesperto. Il mister confida però nell’entusiasmo, nella freschezza e nella voglia di apprendere dei ragazzi; può inoltre contare sul dinamismo di Agostinelli, sull’abilità di Marcondes e sulle doti balistiche e umane di Rossetti. La rosa offre diverse opzioni tattiche, compreso l’utilizzo di Mezzelani come portiere di movimento, che permetteranno a Perugini di variare l’inerzia della gara. Un progetto intrigante, ma ancora in fieri, che deve assumere una forma definita. A tale scopo, prosegue la ricerca di un elemento esperto e di grande valore. Il ventilato arrivo di Marcucci rappresenterebbe una fondamentale iniezione di fiducia e qualità.
Perché sì: La presenza di una guida valida ed esperta come Perugini
Perché no: l’inesperienza dei giovani può pesare soprattutto in un girone con vari campi “caldi”
Capitani coraggiosi
Il girone si arricchisce della presenza di due nobili decadute, reduci da un’amara retrocessione dal piano alto del futsal regionale. Le recenti vicissitudini hanno sensibilmente intaccato il morale dei due club, che hanno vissuto un’estate travagliata, in cui si rincorrevano voci di un drastico ridimensionamento. Alla prova dei fatti, le funeste previsioni sono state smentite e le compagini sono regolarmente ai nastri di partenza, un po’ ammaccate ma ancora vive, arroccate intorno ai loro storici capitani. Questi, pur allettati da varie sirene di mercato, hanno scelto di continuare a guidare il vascello amato anche in acque infide e tempestose. Abnegazione, fedeltà alla maglia, spirito di sacrificio e qualità tecniche rendono il capitano una sorta di nume tutelare del team; in questo caso la ricerca della corretta alchimia non viene affidata al tocco di un mago proveniente da altri mondi, ma alle mani esperte di un taumaturgo locale, profondo conoscitore del club e dei compagni.
La Virtus Moie riparte quindi dal capitano Ciaffoni, perno difensivo e registra della manovra. Intorno a lui, giostreranno alcuni protagonisti della passata stagione come Tassi, Ramazzotti, Nicodemi. L’impianto di gioco mantiene quindi una buona solidità, anche se sembra difettare l’imprevedibilità offensiva; la partenza di Filannino e il doloroso addio dell’estroso Moronci riducono sensibilmente la varietà di opzioni disponibili. Al fioretto bisognerà quindi sostituire la clava e confidare nelle violente conclusioni del potente Giacomodonato. La struttura di base è comunque affidabile e collaudata; le maggiori perplessità investono l’esiguità della rosa, che prevede poche alternative al quintetto titolare. Ciò può rappresentare un limite in un torneo dai ritmi intensi e serrati.
Perché sì:la presenza di un quintetto base esperto ed affiatato
Perché no: la mancanza di alternative di livello
Il capitano assume un ruolo ancora più rilevante nel caso dell’Helvia Recina. Nel corso degli anni, i recanatesi hanno presentato vari ottimi giocatori (in primis Astrogol Sgolastra) ma la costante è stata rappresentata dall’inossidabile capitano Vescovo. Vescovo è ormai divenuto l’anima della squadra, che ne ricalca modi e atteggiamenti: discontinuo, polemico, irascibile, ma anche indomabile e coraggioso agonista, sempre pronto nei momenti chiave del match. Anche quest’anno i recanatesi rappresenteranno un osso duro per tutti con il loro futsal “fisico” ed efficace, che lavora ai fianchi gli avversari e poi li incenerisce con lampi improvvisi. L’addio di Patrizietti rappresenta una dura perdita per i leopardiani, privati del principale riferimento difensivo; l’Helvia Recina potrà però contare sull’entusiasmo di mister Spaccia, fermamente deciso a riscattare un’annata negativa, e sul supporto di un pubblico caldo e passionale.
Perché sì: squadra esperta, grintosa e smaliziata, che sa cogliere i momenti decisivi.
Perché no: ridotta varietà di soluzioni offensive, in avanti manca un po’di fantasia.
SCIENZA
Legame chimico
Vi è poi un gruppo di compagini reduci da un campionati di livello medio-alto, desiderose di spiccare il volo. A tale scopo, hanno scelto di perfezionare la squadra, lavorando in fucina per trovare un legame chimico in grado di rendere armonica e compatta una rosa ampia e ricca di risorse.
La Tenax ha inserito alcuni elementi di spessore su una base già competitiva. A dirigere una rosa ampia, competitiva e ben strutturata è stato chiamato Cingolani, da sempre legato all’ambiente bianco verde. La competenza e personalità del tecnico dovrebbero assicurare la riuscita di un progetto ambizioso, in cui gli acquisti estivi favoriscano la crescita dei promettenti giovani locali. La società ha allestito un organico degno di una categoria superiore, che si avvale dei sicuri interventi della saracinesca Scarano, delle attente chiusure di Matteucci, delle qualità balistiche di Schiavoni, dell’estro di Iantolo, del fiuto della rete del cobra Giordano, dell’opportunismo di Montanari e della dinamicità di Pelagagge. Se “Cingolo” riuscirà a trovare la giusta amalgama, la Tenax farà il botto e scomparirà all’orizzonte, inavvicinabile per tutti gli altri. La parola d’ordine è quindi accensione per far scoccare la scintilla e scatenare le potenzialità di un complesso teoricamente devastante.
Perché sì: rosa completa e ricca di talento, senza apparenti punti deboli.
Perché no: non sarà facile gestire uno spogliatoio con molte forti personalità.
La ricerca della giusta alchimia è anche l’obiettivo della Nuova Ottrano. Mister Rosseti deve fornire equilibrio a un composto potenzialmente letale, ma scarsamente maneggevole. Nella scorsa stagione i filottranesi hanno mostrato sprazzi di assoluta esplosività ma anche una patologica discontinuità. Le fiammate improvvise caratterizzano il DNA di un team a forte trazione offensiva, che però spesso difetta in attenzione e concentrazione. L’acquisto di elementi esperti e di grande sagacia tattica come Corallini e Camilletti dovrebbe infondere maggiore equilibrio a un complesso estremamente ondivago. Il potenziale offensivo è comunque di prim’ordine: Sentenza Focante, il bomber Giuliodori, l’opportunista Petrini, l’estrosa new entry Bruzzesi, i dinamici Jimenez e Carbonari. La parola d’ordine resta comunque equilibrio: la fucina filottranese lavora per stabilizzare un composto ancora troppo irrequieto.
Perché sì: devastante potenziale offensivo; organico vasto.
Perché no: eccessiva discontinuità di rendimento; poca lucidità nei momenti caldi del match.
La Nuova Lif cerca invece di creare una pozione differente, che possa ritemprare i dolori emersi nel finale dello scorso torneo. I cartai avevano stupito per molti mesi, ma erano poi crollati in un pessimo finale, i cui nefasti effetti si sono estesi anche alla nuova stagione. La Lif dovrà infatti rinunciare a due pedine preziose come Manuel Micucci e Amadei, che assicuravano protezione difensiva e costante pericolosità in avanti. Mister Casiraghi dovrà quindi trovare una nuova alchimia per sopperire alle pesanti assenze. Può comunque sfruttare le potenzialità di una rosa di buon livello, in cui si fondono la grinta di Tombolini, il talento di Zamponi, la versatilità di Marco Micucci e Cennini, la fisicità di Guerci e l’esperienza di Romani. La grinta e la determinazione verranno accentuate dall’arrivo di Farneti, ex Virtus Fabriano, che porterà ai cugini la sua proverbiale combattività. La parola d’ordine è ricostruzione, anche in assenza dei protagonisti più celebri, ma utilizzando diversamente e più intensamente gli altri elementi.
Perché sì: organico equilibrato in tutti i reparti; possiede una combattività e determinazione fuori dal comune.
Perché no: è sceso il livello qualitativo del complesso; permangono dubbi sulla tenuta mentale nel lungo periodo.
Le metamorfosi
Una strategia differente è stata adottata da alcune neopromosse che, dopo aver vinto il campionato o i playoff, sono approdate in C2. Cus Macerata, Montelupone e Apiro si apprestano a vivere una stagione all’insegna delle metamorfosi; la loro risalita coincide infatti con una trasmutazione, in cui sono presente geni o tracce di altre realtà. La speranza è quella di creare in laboratorio un’entità invincibile, il rischio è quello di perdere il controllo dell’operazione, come un novello Frankenstein.
Il Cus Macerata è artefice di un audace esperimento di ingegneria genetica. A volte i grandi duelli si concludono con l’incorporazione di uno dei contendenti, così da amplificare forza e capacità del vincitore. Ciò è avvenuto svariate volte nella storia, dall’Impero Romano alle conquiste coloniali inglesi, e accade anche nel futsal marchigiano. La storia recente del Cus Macerata è strettamente intrecciata con quella dell’Altapinus; la rivalità, maturata in serie D e proseguita in C2, era alimentata da opposte visioni del futsal: i maceratesi propugnavano un gioco collettivo e organizzato, i mobilieri si affidavano invece alle iniziative dei singoli. Il processo di assorbimento, già iniziato lo scorso anno con l’innesto del versatile laterale Pizzicotti, prosegue oggi con l’arrivo di Maccioni, che aggiunge ulteriore qualità in una rosa già ricca di talento. Mister Bacosi dovrà inserire l’estroso ma individualista mancino appignanese all’interno di un collettivo equilibrato e compatto, completo in quasi tutti i reparti. Il Cus propone una manovra fluida e armonica e può utilizzare numerose armi: le accelerazioni dei giovani Petetta a Carpineti, le invenzioni del fantasista tascabile Cicarilli e dell’imprevedibile Maccioni, la capacità realizzativa di Pizzicotti e soprattutto del bomber e uomo simbolo Del Curatolo. L’unica perplessità riguarda la tenuta psicologica e agonistica dei giovani maceratesi nelle situazioni più calde e difficili: due anni fa il passo falso con il fanalino di coda Littlehouse, pregiudicò la vittoria finale. Quest’anno però alle spalle dell’esperto Machella, ci sono due ottimi portieri come Bettucci e Muro Umano Marè, capaci di risolvere anche le situazioni più scabrose. Insomma, siamo in presenza di un affascinante esempio di ingegneria genetica, che forse avrà un ulteriore seguito nel prossimo futuro (Federico Giulianelli? A Nicsas l’ardua sentenza…).
Perché sì: una rosa talentuosa e ben organizzata, enorme potenziale offensivo
Perché no: manca un centrale difensivo per sostituire Machella; soffre un po’ il gioco fisico e gli avversari smaliziati
Montelupone ha scelto una strategia più drastica. I lupi maceratesi hanno infatti trasferito quasi in blocco l’ossatura di base di un altro team. La lettura del quintetto base (Capitanelli, Zaboti, El Ghout, Canuti) potrebbe confondere qualche appassionato assentatosi per qualche mese dalle Marche; costui crederebbe di essere a Morrovalle, mentre si troverebbe sulle colline di Montelupone. La metamorfosi avviata un anno fà si è completata durante la stagione con l’arrivo di Andrea Canuti, appunto, che aveva provato nel frattempo col calcio a 11. Le reti del bomber, già un fattore in C1, dovrebbero trascinare i lupi maceratesi verso le zone alte del torneo. La squadra è del resto già rodata: la manovra è imperniata sulla classe di Thiago Zaboti, che detta i ritmi di gioco e sforna assist invitanti per il prolifico Malizia e l’imprevedibile El Ghout. Un forte sostegno dovrebbe venire da un pubblico estremamente appassionato, il cui focoso incitamento sarà determinante nelle gare interne.
Perché sì: squadra rodata, con elementi di categoria superiore.
Perché no: società e tecnico dovranno gestire forti personalità; la difesa non sembra ermetica.
Un’altra tipologia di trasformazione è quella effettuata dall’Apiro. Mister Biagini si affida ai protagonisti dell’esaltante stagione precedente e propone anche in un categoria superiore la sua ricetta vincente, basata su una ferrea attenzione difensiva, sulla massima determinazione e sull’entusiasmo di un gruppo unito e compatto. La forza e coesione del collettivo è la principale risorsa di una squadra priva di nomi altisonanti; attenzione però alle doti tecniche e realizzative di Montuschi, atteso con interesse al salto di categoria. Il fantasioso universale apirano può contare sul valido supporto del grintoso Novelli e dei dinamici Mancini e Falcioni. Mister Biagini recrimina però sull’impossibilità di giocare le gare interne nell’impianto domestico; l’Apiro dovrà quindi trasferirsi, almeno nella fase iniziale del torneo, a Serra San Quirico. L’indisponibilità del campo rischia di penalizzare pesantemente la compagine, costretta a una metamorfosi estremamente pericolosa per una matricola già alle prese con le incognite di una nuova categoria. Sarà necessario governare la metamorfosi, adattandosi ai cambiamenti senza perdere la propria identità.
Perché sì: grinta, entusiasmo e combattività; Montuschi potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa.
Perché no: inesperienza, organico ristretto e indisponibilità iniziale del terreno di gioco
FILOSOFIA
Casa, dolce casa
Alcune squadre hanno costruito le loro fortune su uno stretto rapporto con l’ambiente esterno, con cui si è instaurata una relazione positiva, basata su un clima di fiducia, solidarietà, coesione. Un simile, felice connubio facilita il conseguimento di buoni risultati e permette di superare limiti strutturali o defezioni nell’organico.
La storia del Gagliole è una grande impresa, che si rinnova nel corso degli anni. La stagione 2011-2012 si preannuncia però estremamente dura per la compagine maceratese, colpita dalla partenza di mister Annibaldi e di validi prospetti come Meschini e Dalla Mora. La società ha però reagito alle ssenze con prontezza e il solito vigore, assegnando la guida tecnica q Quirino Macchioni. Le fortune del nuovo allenatore sono intimamente legate alla tenuta del nucleo storico, trainato dai due totem Salvatori e Lucarelli. Braveheart è il perno della difesa e il custode dello spirito guerriero del Gagliole; su Special Effect ricade invece il peso della manovra offensiva, nella speranza che l’Artigliere Zitti riesca a ritrovare il rendimento dello scorso girone d’andata e che la giovane promessa Diletti si mantenga tale. In tale ottica, risulta importante il contributo offerto dal rientrante Pelati. Si annuncia un campionato difficile, ma il Gagliole è ormai abituato alle imprese più ardue e non arretra di fronte alla lotta; sull’esito finale influirà sicuramente lo spostamento del campo di gioco (anche se Castelraimondo, dopo essere rimasto a lungo inviolato, era recentemente divenuto un terreno sfortunato).
Perché sì: capacità di lottare e un’ineguagliabile spirito agonistico.
Perché no: mancanza di ricambi all’altezza; ridotta incisività offensiva.
Anche Grottaccia si presenta quasi immutata ai nastri di partenza. Mister Marchegiani stavolta può sfruttare sin dall’inizio le qualità di un gruppo ormai rodato e consapevole delle insidie della C2. Il quintetto titolare viene confermato in blocco; la novità più importante è la sostituzione del capitano Ciattaglia con l’universale Bacelli. In un contesto quasi inalterato, non mancano comunque punti interrogativi: i cingolani scommettono sulla definitiva esplosione di Diop, sulla conferma ad alti livelli dello svizzero Balloriani, sulla maturazione del giovane portiere Fufi e su una maggiore incisività dell’esterno Mastrantoni. Bisognerà comunque acquisire una crescente maturità tattica, senza limitarsi ad atteggiamenti puramente speculativi o confidare eccessivamente nelle iniziative dei singoli. Un’arma importante è costituita dal campo, che ha spesso rappresentato un fortino inespugnabile per gli avversari.
Perché sì: la potenza e la capacità realizzativa di Diop; fisicità e versatilità del quintetto base
Perché no: lacune tattiche; mancanza di un perno difensivo.
Campocavallo ha invece vissuto una piccola rivoluzione. Sono cambiati molti giocatori, ma non è mutata la filosofia della società, che si è progressivamente imposta come un riferimento serio e affidabile per l’intero futsal osimano. Gli stenti dell’anno scorso sono un lontano ricordo; ora mister Ristè dispone di una rosa ampia e qualificata, che offre varie alternative e permette di sviluppare numerose varianti tattiche. Il fragoroso crollo dell’Athletic Osimo ha liberato due elementi esperti e versatili come Lanari e Danilo Magrini; la difesa si arricchisce del contributo di Di Pancrazio, mentre in attacco ritorna Mohamed Bourja. Un rientro anche in porta, dove Marchetti affianca Pesaresi, pilastro del team. Mister Ristè spera che Giacchè confermi quanto di buono mostrato la scorsa stagione e che Mogliani riesca finalmente ad esprimere il potenziale sinora inespresso; la nota più interessante è però il lancio dei due talenti Vaccari e Censori, che possono far compiere il salto di qualità alla truppa osimana. Se poi riuscisse a trovare la condizione ottimale anche Manuali….Dopo gli anni delle vacche magre, sono finalmente giunte le vacche grasse ed è possibile cominciare a sognare, pur mantenendo la tradizionale saggezza tipica dell’ambiente del Campocavallo.
Perché sì: una rosa completa e versatile, la presenza di molti esterni di qualità.
Perché no: mancanza di un bomber prolifico
Conosci te stesso
La breve carrellata introduttiva si chiude con un gruppo di squadre salite di categoria in piena estate, grazie a provvidenziali ripescaggi. La ritardata promozione ha impedito di pianificare e attuare una seria programmazione; queste società hanno quindi preferito dare fiducia a un gruppo consolidato, sperando che l’entusiasmo per l’inatteso salto di categoria possa fornire un surplus di motivazioni, tenacia e forza di volontà. In ossequio al dettato socratico “conosci te stesso”, si confida nelle potenzialità sopite degli individui: l’entusiasmo può rappresentare il migliore additivo per estrarre capacità inespresse e conseguire risultati impensati.
C’è chi confida nell’entusiasmo dei propri giocatori, come la Giovane Aurora, che ha iniziato la stagione nel migliore dei modi, superando in modo inaspettato una compagine di categoria superiore quale il Montecchio. Gli jesini sono un team giovane ma abbastanza esperto, poiché ricco di elementi che hanno militato nei tornei di C1 e C2. I vari Cingolani, Valeri, Rossetti e Rango, costituiscono l’asse portante della compagine guidata da mister Sabbatini, al ritorno in C2 dopo la sciagurata retrocessione al timone del Vallesina. Il gruppo si è quest’anno arricchito con la presenza del portiere Anconetani e dell’esperto Fioretti, che vuole proseguire da protagonista un’esperienza calcistica pluridecennale. L’Aurora dispone di un discreto potenziale e propone un futsal ben organizzato, molto attento alla fase difensiva. Difetta però sul piano della tenuta nervosa; nella scorsa stagione questa lacuna ha relegato gli jesini al secondo posto (alle spalle del Real Chiaravalle), nonostante una stagione condotta a lungo in testa al proprio girone; in C2 questa mancanza può produrre conseguenze letali. L’Aurora può comunque beneficiare di una campo da gioco alquanto insidioso per gli avversari:le ridotte dimensioni della palestra Zannoni metteranno a disagio numerose compagini…
Perché sì: un organico giovane ma già abbastanza esperto; una buona copertura difensiva.
Perché no: la mancanza di concentrazione e tenuta nervosa; l’assenza di un fromboliere di razza
L’Imbrecciata si affida invece all’entusiasmo del presidente Gatti, la cui passione è più forte di ogni avversità. Il deus ex machina del team filottranese si gode il ritorno nella categoria, da cui era stato estromesso in circostanze rocambolesche. Il tardivo ripescaggio ha impedito di operare attivamente sul mercato; l’Imbrecciata conferma così in blocco il roster che ha ben figurato nella precedente stagione, guidato dal nuovo tecnico Corallini. L’assenza del talentuoso portiere Starnari, punto di forza del reparto difensivo, riduce sensibilmente le sicurezze del tecnico. Il mister si affida alla freschezza fisica e alla forza di volontà di un complesso smaliziato e determinato, arricchito dalla classe cristallina di Petraccini e dalle fulminee accelerazioni di Giachetta. Per centrare l’obiettivo della salvezza i filottranesi faranno comunque leva su compattezza, determinazione e indomito spirito agonistico. L’Imbrecciata, così come il suo patron, non molla mai….
Perché sì: un complesso atleticamente tonico e agonisticamente agguerrito.
Perché no: l’assenza del portiere titolare e di un vero uomo goal.
Villa Musone, infine, confida nell’entusiasmo del suo tecnico. Poche persone possono vantare la passione di Paolo Giorgini, generoso e attento conoscitore del futsal marchigiano. Quest’anno i suoi sforzi sono stati premiati, anche se in modo inatteso. Il ripescaggio giunto in extremis ha infatti portato euforia ma anche preoccupazione nell’equipe lauretana, costretta a ripresentare quasi in toto l’organico che ha ben figurato in serie D. Il salto di categoria cela numerose insidie, affrontate però con serenità dall’inseparabile binomio Giorgini-Frenda; i due tecnici sono consapevoli di guidare un gruppo ben organizzato e volenteroso che, specie fra le mura amiche, può essere un osso duro per tutti. Il Villa Musone confida nelle qualità del reparto offensivo, trascinato dall’estroso (anche se un po’ discontinuo) furetto Castignani; è però necessario blindare maggiormente una difesa ancora troppo fragile.
Perché sì: l’entusiasmo, il coraggio e la spregiudicatezza, del mister e del complesso.
Perché no: la fragilità difensiva; l’eccessiva discontinuità, anche nella stessa gara.
La graduatoria dell’Alchimista
I percorsi per giungere alla vetta sono molteplici e variegati; non è quindi facile individuare le strategie migliori e le mosse vincenti. Pur conscio delle difficoltà insite nello stilare un pronostico, l’Alchimista non si sottrae alle sue responsabilità e tenta di stilare una prima graduatoria, sulla base dell’organico disponibile e di quanto emerso nelle gare di Coppa.
Emergono quindi tre fasce di livello.
La pole position spetta al duo Tenax-Cus Macerata, le principali pretendenti alla vittoria finale. Le due compagini dispongono di una rosa ampia e qualitativa, che offre molteplici soluzioni e permette di variare con estrema facilità assetto e stile del gioco. Una leggera preferenza va accordata alla Tenax in virtù della maggiore esperienza dei giocatori e dell’allenatore, che ha già dimostrato di saper gestire uno spogliatoio ricco di forti personalità. Il Cus propone un gioco spumeggiante ed efficace; va però verificata la tenuta nervosa dei tanti giovani presenti in rosa, che rappresentano un’intrigante scommessa: potrebbero infatti esplodere, seguendo le orme del Real Fabriano, ma rischiano anche di pagare dazio sui campi più ostici.
La seconda fascia comprende alcune formazioni in lizza per un posto nei play off, ma che sembrano ancora distanti dalle due big. Il gruppo annovera la Virtus Fabriano, forte di un nucleo collaudato arricchito dal fenomenale Falcioni; la Nuova Ottrano, probabilmente il team con il maggiore potenziale offensivo; il Montelupone griffato Morrovalle, ricco di interpreti di livello; il Campocavallo, che propone una rosa rinnovata, arricchita da alcune intriganti scommesse. L’influsso del fattore campo e l’esperienza di alcuni scafati elementi dovrebbe proiettare in alta classifica anche l’Helvia Recina, compagine non spettacolare ma di grande efficacia. Risulta difficile assegnare un’esatta collocazione all’Osimo Five, sul cui effettivo valore aleggia ancora una certa incertezza. Bisognerà vedere se la presenza di un allenatore di spessore riuscirà a favorire la maturazione di alcuni talenti e l’inserimento di nomi prestigiosi. L’arrivo di Marcucci contribuirebbe a dissipare i dubbi e collocherebbe l’Osimo Five tra le pretendenti a un posto play off.
La terza fascia comprende tutte le altre realtà, destinate a una stagione più meno sofferta, tra la fascia intermedia e la zona calda della classifica.
La Nuova Lif, persi gli elementi più prestigiosi, accantona i sogni i gloria. L’organico sembra comunque attrezzato per una navigazione tranquilla, arricchita da qualche successo di prestigio. Un percorso sicuro sembra attendere anche la Virtus Moie, se solo avrà assorbito la delusione patita nell’ultimo sfortunato torneo. La lotta per la salvezza dovrebbe coinvolgere i restanti team. La Giovane Aurora confida nella duttilità e sapienza tattica dei suoi giocatori; Grottaccia nelle qualità di un gruppo collaudato e di un fromboliere come Diop. Nubi minacciose sembrano invece addensarsi sul futuro del Gagliole, strenuamente aggrappato al suo nucleo storico; Villa Musone, Imbrecciata e Apiro sono infine chiamati a un compito estremamente impegnativo, che richiede massimo impegno e feroce determinazione.
Ma la parola finale spetta al campo, che si incaricherà di svelare bluff e chiarire dubbi, di evidenziare i meriti e le lacune, di premiare il coraggio e punire la supponenza. A differenza di altri contesti, nello sport il campo di gara è il giudice supremo che, almeno in un intero campionato, non inganna e non mente.
Saluti Alchemici
L’Alchimista
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