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L'occhio sulla C2 - Girone B - 30° giornata

postdateiconGiovedì 28 Aprile 2011 17:00 | postauthoriconScritto da Trasformista | PDF | Stampa | E-mail

 

L’IRRESISTIBILE VOLO DEL CALABRONE

Real Ape Regina

E finalmente uscimmo a riveder le stelle!

Il 9 aprile si è conclusa la regular season di un torneo intenso e combattuto, che ha appassionato e coinvolto allo spasimo tifosi, giocatori e addetti ai lavori. L’Alchimista, giunto stremato alla fine della stagione, si è concesso un breve riposo prima di tracciare un bilancio del campionato trascorso e gettarsi con rinnovate energie nella post season.

In questa sede non verrà quindi proposto, se non incidentalmente, un commento sulle gare dell’ultimo turno, ormai dimenticato a causa del ritardo accumulato e della scarsa rilevanza degli incontri. Il torneo aveva infatti già emesso in anticipo quasi tutti i suoi verdetti. I residui motivi d’interesse erano relativi alla lotta per il primato; le duellanti hanno però superato agevolmente le (non trascendentali) insidie disseminate sul suolo osimano.

In un turno dominato dai team più motivati spicca la prestazione del Gagliole che, sconfiggendo una Virtus Penta ancora in lotta per un buon piazzamento in ottica play out, ha confermato la sua sportività e onorato sino in fondo il campionato. Sono meritevoli di menzione anche i successi della Nuova Ottrano, corsara a Grottaccia, e della Tenax, travolgente al cospetto di un’impresentabile Altapinus. I nostri complimenti vanno anche agli Amici del Tennis, che si congedano dalla serie C2 con una vittoria sul terreno della Vigor Fabriano.

La conclusione del torneo permette di tracciare un primo bilancio della stagione (nei prossimi giorni seguirà un approfondimento dedicato ai principali temi e ai protagonisti del campionato). Nel nostro primo editoriale avevamo parlato di una serrata competizione alla ricerca di alcuni segreti alchemici. Il volo rappresenta uno dei misteri più arcani e discussi. Volare è un’arte impegnativa e complessa, è un sogno che raramente diviene realtà, è un’illusione che spesso sconfina nell’ansia e nel timore. Tutte le compagini hanno provato a librarsi nell’aria ma alcuni non sono riusciti a staccarsi da terra, altri sono rimasti confinati nell’atmosfera terrestre; solo pochi eletti hanno raggiunto le stelle….

L’uccello che non sapeva volare

Un primo gruppo è composto da Amici del Tennis, Vigor Fabriano e Cus Camerino. Queste tre formazioni hanno riproposto le gesta del dodo, un uccello incapace di volare, estinto proprio a causa di tale limite.

L’inettitudine al volo delle tre compagini ha comunque radici differenti.

Il Cus Camerino ha mostrato sin dall’inizio enormi lacune in ogni reparto. La rosa è stata sensibilmente indebolita dall’addio di alcuni elementi di spessore, che hanno tolto muscoli e qualità indispensabili per un pur breve decollo. Con generosità, mister Merlini e i veterani Bisbocci e Falsetti hanno provato a rianimare un team decisamente troppo fragile e leggero per gli impetuosi venti della categoria. I camerti hanno quindi precocemente abbandonato ogni velleità di salvezza, limitandosi  a un piccolo cabotaggio interrotto da sporadiche quanto estemporanee fiammate.

L’incapacità di volare della Vigor Fabriano deriva invece da un organico poco equilibrato e inesperto. Il team, ricco di giovanissimi, è comunque riuscito con l’entusiasmo e le qualità di alcune interessanti individualità (su tutti il binomio Trottini-Bartolini) a risollevarsi dopo una partenza shock. E’ però crollato proprio quando sembrava in rampa di lancio; il girone di ritorno è stato segnato da una lunga serie di sconfitte, che hanno inesorabilmente condannato i vigorini.

Marco Ciabocco, 36 reti totali Gli Amici del Tennis hanno invece vissuto un’esperienza differente. In questo caso i limiti e le carenze dell’organico sono stati compensati da orgoglio e forza di volontà. Molte gare sono però state decise da inesperienza e ingenuità, ostacoli insormontabili per una matricola piena di assoluti debuttanti nella categoria. Gli Amici del Tennis hanno comunque lasciato il ricordo positivo di un team corretto, che ha onorato fino in fondo il torneo e proposto interessanti individualità come Ciabocco (entrato nel ristretto gotha dei migliori cannonieri). I maceratesi rappresentano il dodo più meritevole, per volontà e comportamenti, visto quest’anno.

 

Sopravvivere senza volare

Altri due team incapaci di volare sono Grottaccia e Virtus Penta. La sorte di queste formazioni è comune a quella di alcuni uccelli, dotati di ali troppo piccole per volteggiare in aria e costretti a trovare alternative per sfuggire all’estinzione.

Grottaccia sembra aver adottato la strategia dello struzzo, che supplisce all’incapacità di volare con la stazza e la fluidità di corsa. Potenza e rapidità sono le qualità migliori del team di mister Marchegiani, che attraversa un buon momento di forma. Dopo aver navigato a lungo in una situazione critica, i cingolani sembrano infatti essersi ripresi grazie al recupero di alcuni infortunati e all’innesto di Diop.

Lo struzzo Grottaccia dovrà sfidare un altro team incapace di volare, ma che ha sviluppato una differente strategia di sopravvivenza. La Virtus Penta ha infatti utilizzato la tecnica del pinguino, che compensa i limiti nella struttura fisica con una costante attenzione e una forte coesione di gruppo. Queste sono le armi adottate dalla Virtus Penta, priva  di individualità di spicco e poco pericolosa in fase offensiva (almeno fino alla recente esplosione di Scalini). Dopo un pessimo inizio gli jesini si sono però ricompattati con l’arrivo di mister Carlini. Il coach chiaravallese ha migliorato la tenuta difensiva e cercato di costruire una squadra compatta ed equilibrata, priva di elementi di  spicco ma anche di evidenti punti deboli.

Ora i due team sono attesi dall’ultima sfida per la sopravvivenza. Chi la spunterà? Il potente e aggressivo struzzo Grottaccia, sempre pronto a lanciarsi all’attacco in campo aperto, o il compatto e coeso pinguino Virtus Penta, particolarmente abile ad arroccarsi sul suo scoglio?

Venerdì prossimo si avrà una prima risposta, sull’isoletta di Santa Maria Nuova…

 

A volo d’uccello

Il gruppo più nutrito è costituito da tutti coloro che sono riusciti a volare solo per un breve periodo. Il decollo è stato favorito da ali forti, da un gruppo tenace o da una preparazione meticolosa. Le varie formazioni hanno però evidenziato una comune incapacità di oltrepassare la barriera dell’atmosfera. Sono infatti mancati le risorse, il carattere o le capacità per compiere il salto di qualità al momento opportuno.

Il tragitto del Campocavallo ha ricordato quello del picchio, un uccello senza particolari doti fisiche ma capace di volare grazie a un’intelligenza e un’operosità fuori dal comune. La sagacia tattica di mister Ristè, l’abnegazione e la compattezza del gruppo hanno infatti permesso di superare gli infortuni e le vicissitudini che hanno colpito un organico poco abbondante. Come il picchio, Campocavallo si è aggrappato al tronco e ha saputo, beccata dopo beccata, costruire un nido solido e accogliente in cui trovare riparo.

Gagliole ha invece riproposto l’evoluzione tipica delle rondini, che volano spedite nei mesi autunnali e primaverili, ma riposano nel periodo invernale. Dopo un promettente avvio, i maceratesi sono infatti caduti in un prolungato letargo, che aveva sollevato ansie e paure. Il recupero di alcuni elementi cardine e una maggiore compattezza interna ha però scacciato i tremori di un rigido inverno. Anche stavolta, il Gagliole ha completato con successo il suo viaggio nei lidi della C2. Come accade alle rondini, il decollo autunnale è stato favorito dall’entusiasmo e dall’energia dei più giovani dello stormo (il potente Artigliere Zitti, l’adrenalitico Meschini, il talentuoso e sfortunato Dela Mora). La riscossa primaverile è stata invece guidata dai più esperti Braveheart Lucarelli e Salvatori, abili nell’affrontare le insidie dei venti. In particolare, sono risultati decisivi i segnali lanciati da Special Effect, che ha più volte risollevato i compagni e indicato la rotta da seguire.

Anche l’Altapinus ha conosciuto l’ebbrezza e il panico del volo. I mobilieri hanno riproposto le gesta della cicogna, un uccello capace di evoluzioni eleganti, intervallate però da numerose pause. Come la cicogna, l’Altapinus si è dovuto riposare su una sola gamba, nello specifico sul magico sinistro del funambolico Maccioni. Gli appignanesi hanno però dovuto rinunciare all’infallibile piede destro di Hoppe; l’addio del bomber brasiliano ha rappresentato la fine del viaggio ad alti livelli dell’Altapinus, precipitato rapidamente e in modo a volte poco onorevole (vedi ad esempio le gare con il Conero Dribbling e la Tenax).

Massimo Focante, una sentenza da 50 reti che vale il titolo di capocannoniere Si è svolto nel segno della discontinuità anche il viaggio della Nuova Ottrano, che ha alternato sprazzi abbaglianti a pause improvvise. Il volo dei filottranesi ha ricordato quello del falcone: gli artigli rapaci e letali del bomber Giuliodori e del capocannoniere Sentenza Focante sono stati vanificati dalle incertezze della difesa e dalla scarsa resistenza al volo. Come un falcone, la Nuova Ottrano colpisce in modo improvviso e irresistibile, ma si arresta subito dopo e si consegna inerme ai nemici. Il volo dei filottranesi risulta a tratti abbagliante, ma è troppo breve e istintivo per salire oltre le nubi.

Le grandi altezze sono precluse anche alla Tenax. Le caratteristiche dei giocatori (piccoli e agili), la rapidità della manovra e la freschezza della rosa (una delle più giovani del torneo) avvicinano i biancoverdi al colibrì. Anche la Tenax è un uccello velocissimo e frizzante ma poco resistente e potente, che alterna splendide evoluzioni a improvvisi passaggi a vuoto. Come il colibrì, affascina e stordisce solo a bassa quota; non riesce infatti a salire in alto, dove i venti sono più impetuosi.

L’alta quota non spaventava invece la Nuova Lif, potente, esperta e ben attrezzata per viaggi ambiziosi. I fabrianesi hanno però volato come un gufo reale: forte, solido e bellicoso solo per mezza giornata. Questo rapace notturno perde gran parte delle sue qualità durante le ore diurne, così come la Nuova Lif ha lottato e meravigliato solo per metà torneo. Nel girone di ritorno è infatti emerso il lato peggiore dei cartai, abulici, incerti e confusi. Il forte declino è poi sfociato in una prematura resa, che ha pregiudicato quanto di buono costruito in un’eccellente prima parte di campionato. I sogni di gloria sono così stati accantonati: per salire nel cielo non si può volare solo mezza giornata...

 

Viaggio nel sistema solare

L’atmosfera terrestre ha rappresentato un limite insormontabile per la maggior parte delle partecipanti; per superare questa barriera serve un volo potente, spedito e continuo. Quattro formazioni hanno individuato la corretta alchimia tra qualità individuali e risorse collettive e sono così riuscite ad iniziare un viaggio nel sistema solare. Il volo, impegnativo ma affascinante, è ancora in corso e i vari team sperano di spiccare un ulteriore balzo in una nuova galassia. Al momento, le contendenti sono posizionate su orbite diverse, che rispecchiano l’evoluzione e la traiettoria seguita nel corso del torneo.

Pato, 26 partite e 18 gol recita il suo tabellinoIl Conero Dribbling ha oltrepassato solo recentemente l’atmosfera terrestre, collocandosi vicino a Mercurio, con cui vanta numerose affinità. Gli osimani hanno mostrato un cammino discontinuo, costellato da improvvisi scatti ma comunque agevolato dalla lucidità nei momenti chiave. Il viaggio del Conero sembrava pregiudicato dalle numerose incertezze accumulate sul finire del 2010, ma gli uomini di mister Tesei sono riusciti a riprendere quota grazie a un ottimo girone di ritorno. Come Mercurio, la squadra propone un mix di freschezza e sagacia tattica: gestisce con abilità il gioco per poi colpire con le bordate di Rossetti, le invenzioni di Pato e le incursioni di Ciavattini.

Alzando lo sguardo si incontra la Virtus Fabriano, da sempre collocata nell’orbita di Marte, pianeta di riferimento e nume tutelare del team. I cartai possiedono tutte le qualità convenzionalmente attribuite al “Pianeta Rosso”: il furore agonistico di Farneti, la forza marziale di Diego Pancotti, l’agilità di Pierantonietti. Il volo, abbastanza lineare, è stato imperniato su una retroguardia solida e sulle qualità balistiche dei tiratori (tra cui spicca il ritrovato Antonelli), magistralmente guidati dall’alieno Falcioni.

Procedendo nel nostro viaggio si incontra Giove, nella cui atmosfera ha trovato riparo l’Athletic Osimo. La compagine osimana era tra le favorite del torneo ma ha incontrato inattese difficoltà di decollo, che hanno compromesso l’intero viaggio. I problemi sono stati però risolti e nel 2011 l’Athletic ha iniziato a volare con autorevolezza e solidità. Così come Giove, gli osimani spaventano per le dimensioni, il lignaggio e la completezza di una rosa senza apparenti debolezze. Il punto di forza è il reparto arretrato, guidato dalla saracinesca Bellagamba e protetto da elementi prestanti e attenti in copertura. I giocatori osimani mostrano comunque spiccata polivalenza e abbinano alle capacità difensive una buona pericolosità offensiva. Baruffi è quindi il faro di un attacco in cui trovano con frequenza la via del goal anche l’eclettico Magrini e gli incursori Matteucci e Palmieri.

Oltre Giove, si staglia un ultimo pianeta visibile dalla terra ad occhio nudo. Saturno è dotato di un fascino particolare, conferitogli dall’elevata brillantezza e dalla spettacolarità dei suoi caratteristici anelli. Brillantezza e spettacolarità sono tratti tipici del Castelbellino, il cui splendido volo si è concluso ai limiti del sistema solare. Come Saturno, Castelbellino ha una struttura composta da vari, luminosi anelli (l’estroso Porcarelli, il coriaceo  Molinari, il puntuale bomber Giacchè), che ruotano intorno al nucleo centrale costituito dal solito Braconi, magistrale nelle duplice vesti di giocatore–allenatore.

Simone Giacchè, terzo capocannoniere del torneo con 44 centri Gli jesini sembravano destinati ad approdare in un’altra galassia ma hanno pagato oltremisura un marcato quanto improvviso rallentamento a metà del girone di ritorno. La piccola crisi è coincisa con alcuni impegni ostici e con l’assenza di alcune pedine chiave come Gennangeli e Porcarelli. Castelbellino merita comunque un elogio particolare per aver tenuto vivo il torneo con coraggio e forza di volontà. Gli jesini hanno inoltre proposto un gioco spettacolare e ammaliante, basato sul possesso palla e su fraseggi vertiginosi, efficacemente finalizzati dal miglior attacco del girone. E’ però mancata la tenuta difensiva e un pizzico di personalità nei frangenti decisivi: non sempre i veterani Braconi e Pace sono riusciti a rimediare alle incertezze e ai passaggi a vuoto di giovani talentuosi ma ancora inesperti.

Il Castelbellino si presenta comunque da favorito ai nastri di partenza dei play off. Braconi sembra aver recuperato tutto il suo vasto organico e ritrovato equilibrio e fluidità di manovra; deve comunque assorbire il contraccolpo e la delusione per una vittoria sfuggita sul filo di lana. Attenzione inoltre a un Conero Dribbling che si avvicina ai playoff con una condizione mentale esattamente opposta, intrisa di fiducia ed entusiasmo. Si prevede uno scontro altamente spettacolare tra due formazioni ricche di elementi di qualità. Risulterà determinante la prima partita.

Pronostico aperto anche nella sfida tra Virtus Fabriano e Athletic Osimo. In questo caso sono attesi minori effetti speciali; si dovrebbe assistere a una lotta intensa e fisica tra compagini compatte e dotate di grande solidità difensiva (si affrontano probabilmente le due migliori retroguardie del torneo). Sarà una partita a scacchi tra formazioni esperte e ben disposte tatticamente; la differenza sarà scavata dagli elementi di maggior talento, i soli in grado di scalfire difese quasi impenetrabili.

L’ape regina

Anche al momento della festa, il Real si ricorda di Luca e Marilena, i suoi due angeli protettori

Talvolta, il destino di un club è scritto negli stemmi. Un noto esempio è fornito dal Torino, il cui celebre cuore sembra rispecchiare quello del toro che campeggia nel logo sociale.

Il Real Fabriano ha addirittura due simboli, il pagliaccio e l’ape. In entrambi i casi si tratta di una scelta particolare, relativa a soggetti complessi, in cui l’apparente fragilità nasconde una ferrea tempra morale e forza interiore. Pagliaccio e ape sono figure gioiose e allo stesso tempo tragiche, in cui la felicità si accompagna alla tristezza e l’allegria è velata da piccole, indelebili ombre.

In occasione della vittoria nella Coppa Marche, il Trasformista ha magistralmente celebrato il pagliaccio (leggi qui); l’Alchimista invece predilige, da sempre, l’ape.

Tra i numerosi concorrenti per un viaggio in cielo, l’ape risultava tra i meno accreditati. Disponeva di piccole ali e di illimitata ambizione, ma non possedeva gli artigli rapaci dello sparviero (Altapinus), le lunghe e sinuose ali sudamericane del condor (Conero Dribbling), la solidità e determinazione del falco (Virtus Fabriano), la potenza e le molteplici soluzioni dell’albatros (Athletic), l’eleganza, la forza e la velocità dell’aquila (Castelbellino).

Insomma, era soltanto un outsider.

la t-shirt che celebra l'anno d'oro del grande Real Dopo un decollo difficoltoso, in bilico tra exploit e passi falsi, l’ape si è fatta gradualmente conquistare dalla passione del volo e dall’ebbrezza dell’altitudine, spingendosi sino a cieli inattesi e inesplorati. La svolta è avvenuta con la vittoria in Coppa Marche, che ha rivelato al Real la consapevolezza della propria forza; da Ancona è partito un viaggio inarrestabile, costellato di sole vittorie.

Del resto, il volo era inciso sin dall’inizio nel destino dei cartai, nelle cui fila abbondano nomi eterei (da Angeloni ad Angelelli) e militano i cugini Di Ronza. Le loro reti, decisive per la vittoria finale, hanno permesso di imprimere anche nei gelidi tabellini di gara l’inconfondibile timbro (il ronzio) dell’ape.

Il trionfo del Real non può quindi non richiamare l’aforisma di Nietzsche: “Secondo alcuni studi il calabrone non può volare perché la sua larghezza alare non è proporzionale alla sua grandezza corporea. Ma il calabrone non lo sa, perciò continua a volare”.

Il calabrone vola con le sue tipiche virtù: operosità, compattezza del gruppo, umiltà, voglia di crescere. Il Real non ha proposto il futsal più bello o le individualità più luminose. Ha però mostrato un gruppo unito e determinato nell’inseguimento di un sogno. Ha vinto grazie a un collettivo compatto, in cui gli elementi più accreditati hanno agito con umiltà e maturità mentre le seconde linee hanno profuso spirito di sacrificio e disponibilità.

la rosa del Real Fabriano 2010-2011

I protagonisti sono cambiati nel tempo: di volta in volta le luci della ribalta hanno illuminato la forza di Angeloni, l’esperienza di Lazzari, l’inventiva di Angelelli, l’intelligenza di Bruzzichessi, la classe di Ciculi, la potenza di Simone di Ronza, l’eclettismo di Baldoni, la concretezza di Morelli, la reattività di Caporali, il fiuto del goal di Carnevali, l’opportunismo di Marco di Ronza… Mister Rinaldi ha guidato al meglio ogni fase del volo, inculcando nei suoi ragazzi spirito di sacrificio e voglia di rischiare.

Un ruolo importante è stato giocato dalla buona sorte, elemento indispensabile per raggiungere qualsiasi traguardo. Il Real è decollato grazie a muscoli  potenti ed ali solide; ha superato con ferrea determinazione i venti avversi; si è avventurato oltre le nubi grazie al coraggio di credere nell’impossibile e alla fantasia per realizzarlo. Ma, alla fine, sono risultati decisivi anche gli sguardi affettuosi e benigni provenienti dall’alto. Puoi salire in cielo solo se lassù qualcuno ti ama…

 

E così, dopo un’irresistibile ascesa (qui potete ammirare la galleria fotografica), l’ape fabrianese proseguirà il suo volo nell’Empireo del calcio a 5 marchigiano.

L’evento costituisce una buona notizia per tutto il movimento regionale, perchè premia una società che impiega giovani locali e si fonda su profondi valori, non solo sportivi. Una società che guarda al futuro senza dimenticare il passato, in cui i nuovi arrivi camminano nel ricordo, nell’esempio e sui sentieri tracciati da vecchi amici. Una società che, come l’ape, vola verso nuovi cieli ma continua a curare l’alveare in cui è nata.

La notizia è positiva anche perché, secondo la celebre frase attribuita ad Einstein “se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

Al futsal ne resterebbero molti meno…

 

Saluti Alchemici

L’Alchimista

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Commenti  

 
+8 # RE: L'occhio sulla C2 - Girone B - 30° giornata — Cisco 2011-04-28 21:08
WOW!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
+2 # RE: L'occhio sulla C2 - Girone B - 30° giornata — CHINO 2011-05-02 10:09
SPETTACOLARE ARTICOL0 GRAZIE AL TRASFORMISTA E A TUTTA FUTSAL MARCHE!!!!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
+2 # errata corrige — Aspetta.. 2011-05-02 14:33
in questo caso grazie bisogna dirlo all'Alchimista..
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
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