L'occhio sulla C2 - Girone B - Analisi 18° giornata
FUORI I SECONDI
Prima o poi arriva il momento in cui si comincia a combattere. L’istante in cui la folla si dirada, i rumori si affievoliscono, gli spettatori si siedono e le luci illuminano soltanto il centro del ring. L’ansia è spezzata dalla voce dell’arbitro, che grida con tono stentoreo “Fuori i secondi”, mentre al centro del quadrato si staglia nitida e imponente la sagoma del tuo avversario.
Per ben diciassette giornate non si era chiaramente capito quali fossero i contendenti alla cintura di campione del torneo. Al vertice della graduatoria si era infatti insediato un quadrumvirato di team, che si alternavano sulla poltrona più prestigiosa. Il nuovo anno ha però dissipato alcuni dubbi. La lotta di testa logora i nervi e confonde la vista. Alcune compagini hanno improvvisamente mostrato riflessi appannati e fiato corto e non sono riuscite a schivare le potenti bordate avversarie. In questo periodo i pugni diventano particolarmente pesanti e colpiscono duramente, in testa come in coda.
Il diciottesimo turno ha portato chiarezza nella lotta al vertice delle varie categorie. La competizione per il trono dei pesi massimi sembra ormai ristretta a Tenax e Cus Macerata, favorite della vigilia che hanno però impiegato più tempo del previsto per staccarsi dal gruppo. Merito anche delle prestazioni di altre battistrada che però ora accusano un momento di difficoltà e barcollano a centro ring (Nuova Ottrano) o si aggrappano alle corde (Virtus Fabriano). Il loro passaggio a vuoto ha alimentato le speranze dell’Osimo Five, in decisa risalita e oramai a ridosso delle prime.
Non tiene invece il passo il Campocavallo, ormai vicino al gruppo dei pesi medi. Questa categoria vive un periodo di ottima forma, come testimoniano le brillanti prestazioni del volitivo Grottaccia, della graffiante Helvia Recina, dell’indomito Montelupone e della rediviva Imbrecciata.
La vittoria della matricola filottranese traccia una netta linea di demarcazione con i pesi leggeri, ormai distanti 10 punti. Questa categoria raggruppa le compagini destinate a lottare per la salvezza e a tentare di guadagnare la migliore posizione sulla griglia dei playout.
Le varie contendenti hanno sinora mostrato una boxe variegata, in cui è possibile rintracciare stili molto differenti. La capolista Tenax sembra un puncher, dalla boxe elegante ma che non disdegna gli scambi ravvicinati, con cui demolisce l'avversario. Il Cus rappresenta invece il massimo esempio di pugile stilista, abile nel colpire l'antagonista con combinazioni veloci e bordate dalla distanza, che lentamente sfiancano e distruggono la resistenza avversaria. Il torneo è popolato anche da numerosi picchiatori, come Virtus Fabriano, Helvia Recina o Grottaccia. Questi team propongono un futsal basato sul coraggio, sulla capacità di incassare le iniziative avversarie e sulla straordinaria efficacia di colpi potenti e ben assestati, che possono mutare in un attimo le sorti dell’incontro.
Uno stile diverso è quello degli aggressori, che preferiscono andare in pressione sull'avversario, aggredito con continue e precise combinazioni. Requisito cruciale di un buon aggressore, come la Nuova Ottrano e le due osimane, è la buona tenuta della difesa, spesso esposta ai contrattacchi avversari. L’Imbrecciata costituisce invece un ottimo esempio di pugile d’incontro, abile nel bloccare l'avversario, schivare il colpo e restituirlo immediatamente con grande rapidità e maggiore potenza.
La boxe costituisce una chiave di lettura appropriata per esaminare le vicende di un turno ricco di duelli aspri e avvincenti. Il riferimento alla noble art è anche un omaggio alla memoria di Angelo Dundee, scomparso giovedì scorso, primo allenatore e mentore di Mohamed Alì, Sugar Leonard e altri fuoriclasse del ring. Dundee è stato un grande protagonista dell’epoca d’oro della boxe, in cui si è distinto per inventiva, sensibilità e sagacia tattica, capacità di abbinare doti umane e qualità tecniche .
L’analisi del diciottesimo turno verrà quindi effettuata facendo riferimento ad alcuni storici incontri, famosi anche per gli incisivi e brillanti promo.
L’urlo e il furore
Il match tra Tyson e Holyfield (celebre per il morso di Iron Mike all’orecchio del rivale) fu presentato a stampa e pubblico come L’urlo e il furore (The sound and the fury). Tale titolo sintetizza anche la trasferta jesina della Tenax.
La capolista inizia la gara con grande furore e, come Holyfield, sembra poter disporre agevolmente dello sfidante. L’assoluto protagonista è il redivivo Pelagagge, la cui doppietta apre larghi squarci nella difesa locale e sembra il viatico per una gara in discesa.
La Giovane Aurora non intende però cedere senza mollare e conferma un carattere d’acciaio degno del miglior Tyson. Gli jesini diventano più intraprendenti, guadagnano metri di campo e colpiscono con freddezza. Il morso di Bollettini muta il copione della gara. I padroni di casa diventano sempre più sicuri e autorevoli ma si infrangono su una Tenax compatta che dimostra, come a Campocavallo, qualità e combattività. Gli ospiti tentano di approfittare di alcuni sbilanciamenti dei padroni di casa, ma le occasioni sono vanificate dalla propria imprecisione o dai prodigiosi interventi del portiere jesino. Orlandoni sigla comunque la rete che chiude il match e permette ai greens di festeggiare la seconda vittoria esterna in 7 giorni.
La Giovane Aurora esce sconfitta ma non ridimensionata dal confronto con la capolista. Gli jesini sono scesi in campo un po’ contratti e hanno pagato duramente questa titubanza iniziale. I timori reverenziali si sono dissolti solo quando il match era già compromesso; lottare ad armi pari con i prestigiosi avversari non è quindi servito per risalire la china ma può almeno aiutare ad accrescere l’autostima e la consapevolezza nei propri mezzi.
La Tenax ottiene invece un successo fondamentale, anche se più sofferto del previsto. Il furore iniziale lasciava presagire una serata tranquilla; i castellani hanno invece dovuto lottare a lungo e impegnarsi al massimo per resistere ai morsi avversari. Il risultato finale consente comunque a mister Cingolani di urlare al cielo la sua soddisfazione: anche questa settimana la cintura di campione resta saldamente nelle mani dei greens.
Il massacro di via Valerio
A volte la boxe diviene spietata. Le punizioni più cruente colpiscono solitamente individui coraggiosi, che osano oltre misura e incassano così duri KO. Un atteggiamento ben differente rispetto a soggetti calcolatori, la cui prudenza preserva da rovinose cadute ma non fa mai accarezzare l’inebriante sapore dell’impresa.
La prestazione dell’Apiro ricorda quella di Jack La Motta nell’ultimo match contro Sugar Robinson. L’incontro, disputato il 14 febbraio 1951, è passato alla storia come il massacro di San Valentino: Robinson ha infatti lungamente infierito su un La Motta sfinito e quasi inerme, senza però riuscire ad abbatterlo.
L’Apiro si presenta in via Valerio con coraggio e determinazione degni del celebre Toro scatenato. Dopo pochi minuti un duplice, terribile colpo di Machella e Delcuratolo spinge al tappeto gli ospiti. Gli apirani non si arrendono, si rialzano prontamente e rispondono con ficcanti attacchi. La reazione ospite disorienta gli universitari, che subiscono una rete, finiscono alle corde e sono più volte salvati da un superbo Marè. Lo sforzo compiuto logora però l’Apiro, che paga la sua generosità e le numerose assenze. Nella ripresa il Cus colpisce ripetutamente con i ganci e i diretti dei suoi uomini migliori, da Delcuratolo a Pizzicotti, da Maccioni a Petetta.
Il duro KO non va però letto unicamente in chiave negativa. La sconfitta non rappresenta, come per La Motta, la fine di un’epoca, ma conferma la vivacità e la forza d’animo di un team che, pur in piena emergenza, ha lottato a viso aperto contro un avversario più forte. Dopo aver ritrovato le forze e recuperato gli assenti, l’Apiro spera di tornare un indomabile Toro Scatenato.
Paradossalmente, non esulta nemmeno il Cus, protagonista di una gara contraddittoria. Solo a tratti si è intravista la manovra elegante e fluida dei maceratesi; sono invece emerse pause improvvise e immotivate, già fatali a Grottaccia. I ripetuti black out obbligano mister Bacosi a un’attenta riflessione. Le doti tecniche possono far vincere un match, ma per puntare alla corona serve “cattiveria” e costante concentrazione, anche negli incontri apparentemente più agevoli…
Tuono contro fulmine
La tonante potenza di Bartozzetti e Gurini contro l’accecante velocità di Focante e Jimenez, la solidità casalinga dell’Helvia Recina contro la vocazione corsara della Nuova Ottrano. La gara di Recanati era ricca di interessanti suggestioni, che richiamavano il celeberrimo confronto del 1990 tra il potente Chavez e il rapidissimo Taylor, ribattezzato “Thunder and Lightning” (“Tuono e fulmine”).
Sia a Las Vegas che a Recanati si è assistito a una sfida equilibrata e combattuta, decisa solo alla fine. Per gran parte del match le squadre si affrontano con impeto e feroce agonismo, senza però superare la barriera eretta da difese attente e da portieri ispirati. Pierini respinge con abilità e un po’ di fortuna (due legni) le conclusioni ospiti mentre Belfiore si esalta in numerose occasioni sulle percussioni locali.
I due incontri si decidono nei minuti finali. Sia Taylor che la Nuova Ottrano sono stanchi e doloranti, ma cercano egualmente di piazzare il colpo del K.O. Subiscono però il fragoroso pugno di Chavez Gurini, che spezza il prolungato equilibrio e getta a terra l’avversario. I filottranesi tentano di rialzarsi ma si espongono alle letali ripartenze dei padroni di casa, che penetrano facilmente nella guardia bassa degli ospiti con il puntuale Bartozzetti e lo sgusciante capitan Vescovo.
Chavez piazzò il colpo vincente a due secondi dalla fine, ottenendo uno dei più controversi K.O. della storia; i leopardiani hanno invece scavato il break decisivo a pochi minuti dal 60° grazie a un calcio piazzato dell’ubiquo Gurini. La gara ha evidenziato la grande solidità dei recanatesi, che nelle gare casalinghe mostrano piena consapevolezza delle proprie qualità e grande solidità mentale. Mister Spaccia si compiace soprattutto per l’ottima prestazione della retroguardia, impermeabile e attenta al cospetto di uno dei migliori attacchi del girone.
La Nuova Ottrano ha invece proposto soltanto sporadici lampi, rapidamente svaniti senza colpire o bruciare nulla. I filottranesi sono sembrati lacunosi in avanti dove Focante (a segno su tiro libero) è apparso troppo isolato; si è avvertita l’assenza del bomber Giuliodori, elemento fondamentale per aprire spazi agli spunti di Sentenza.
Il cielo di Recanati assume quindi un colore diverso rispetto alla vigilia. La luce del lampo si è attutita; resta soltanto un fioco bagliore che viene sovrastato da un boato fragoroso. Mister Spaccia spera che il rombo di tuono dell’Helvia Recina diventi forte e nitido anche lontano da Recanati…
Stone vs Sugar
La solidità dell’Osimo Five contro le invenzioni dei solisti della Virtus.
Il match della Vescovara ripropone il leit motiv di un famoso incontro tra Ray Sugar Leonard e Roberto Durán, disputato nel 1980 a New Orleans. In quell’occasione i soprannomi degli atleti e i diversi stili pugilistici avevano suggerito un titolo accattivante come pietra contro zucchero.
Anche il match di Osimo si è a lungo mantenuto in equilibrio. La presenza di eccellenti bomber aveva suggerito ai due tecnici una tattica accorta, tesa a ridurre al minimo i rischi difensivi. Sul finale del tempo, l’equilibrio viene rotto dai padroni di casa che vanno in vantaggio con il talentuoso Marco Ascani. I senza testa non si accontentano ma spingono sull’acceleratore e approfittano dello sbandamento ospite. Diego Ascani e Rossetti issano l’Osimo Five su un 3-0 che sembra chiude i conti. La Virtus è però avversario coriaceo, che reagisce immediatamente. L’Alieno Falcioni suona la sveglia e poco dopo Leporoni alimenta le speranze di un clamoroso recupero. I locali stringono però i denti e vanno ancor una volta a segno nei minuti finali con Agostinelli, che suggella la vittoria.
Diversamente da New Orleans, ad Osimo ha vinto la pietra. La Virtus ha infatti aggiunto troppo tardi zucchero e inventiva al proprio gioco, ricadendo nell’errore già fatale a Macerata: adottare per troppo tempo un atteggiamento prudente e attendista. I cartai hanno proposto una manovra farraginosa e laboriosa, scuotendosi solo a gara quasi compromessa. Nel finale la Virtus ha infatti accelerato il ritmo e fatto valere le sue indubbie qualità. L’Alieno Falcioni ha tentato di aggiungere creatività in un attacco un po’ monocorde, che, stante l’appannamento di Boncristiano e l’incostanza di Biancini, poggia soprattutto sulle spalle di Spilli (cui spetta la paternità della rete contro l’Imbrecciata, erroneamente attribuita ad Amadei nella scorsa puntata). La sconfitta costringe mister Buratti, a ripetere il celeberrimo No mas (Ora basta) di Duran: la Virtus sembra infatti ormai esclusa dalla lotta per il primato, anche se i cartai vogliono (e devono) continuare a competere per i piani alti della classifica.
Il successo allunga la striscia positiva dell’Osimo Five, ormai pienamente consapevole delle sue qualità. Stavolta la vittoria è maturata grazie alle qualità dei singoli, che hanno valorizzato l’ottimo lavoro collettivo. La buona disposizione tattica ha permesso di arginare e irretire le offensive ospiti ma il successo è stato concretizzato dai colpi di alcuni elementi, bravi a proporre tocchi raffinati (Marco Ascani), felici inserimenti (Diego Ascani), inesauribili sgroppate (Agostinelli) o bordate potenti (Piede di Pietra Rosssetti, che consolida il primato nella classifica dei bomber).
Mister Perugini gongola per la posizione in classifica e la positiva prova fornita, ben consapevole che non sarà facile spezzare (o spazzare via) una squadra solida come la pietra….
Thrilla in Montelupone
Una mattanza, più che un incontro. Un thriller appassionante ed emozionante, “un match crudele e feroce” (Rino Tommasi), combattuto sempre al limite. Stiamo parlando del terzo e ultimo confronto tra Mohamed Alì e Joe Frazier. Il match è stato disputato nelle Filippine nel 1975, ed è quindi universalmente conosciuto come Thrilla in Manilla (o The Thriller in Manila). Un incontro drammatico, definito dallo stesso Alì come "la cosa più vicina alla morte” che gli sia capitata; per 15 riprese si susseguirono infatti bordate devastanti, ai limiti resistenza umana.
Anche Montelupone è stato teatro di un incontro serrato, un thriller avvincente affrontato con feroce determinazione dai contendenti. La gara si apre nel segno del Campocavallo che, nonostante (o forse grazie..) l’emergenza ritrova compattezza e concentrazione. La difesa riacquista l’impenetrabilità delle passate stagioni e argina la pressione del Montelupone. Il ritorno al passato si completa con un sapiente utilizzo delle palle inattive, tradizionale punto di forza degli osimani.
Il vantaggio acquisito nella prima frazione sembra garantire un margine di sicurezza agli ospiti ma, come a Manila, l’inerzia del match cambia improvvisamente. Nelle Filippine il vantaggio accumulato da Alì nei primi round viene progressivamente eroso da Frazier, che penetra la guardia del rivale e inizia a risalire nel punteggio. A Montelupone, i padroni di casa si adattano finalmente al clima della gara e iniziano a colpire con le potenti conclusioni di Malizia. Gli ospiti replicano prontamente, ma soffrono enormemente la pressione avversaria. Riccobelli si conferma implacabile cecchino e va a bersaglio nell’unica occasione in cui si divincola dalle grinfie di un arcigno quanto duttile Lanari. La tensione sale alle stelle e l’arbitro non riesce sempre a gestire correttamente una gara dai toni agonistici incandescenti. Montelupone spinge alle corde l’avversario, che si arrocca intorno a un superlativo La Ghezza, decisivo in varie occasioni e abile nel neutralizzare un calcio di rigore. Il portiere ospite non può però nulla sul preciso tiro libero di Malizia, che regala ai locali un sofferto ma meritato pareggio.
Il risultato finale alimenta qualche rimpianto ma fornisce anche la consapevolezza del valore delle due compagini, che hanno interpretato senza timori e con encomiabile generosità una gara impegnativa e logorante.
Mister Ristè ha finalmente ritrovato il suo Campocavallo, fondato su un gruppo unito, coeso e indomito. Gli osimani hanno riproposto la tattica di Mohamed Alì, abile nello schivare i colpi e a disorientare l’avversario grazie a una spiccata mobilità e a una saggia gestione del match. In avanti è risultata determinante la precisione di Manuali, capace di piazzare bordate calibrate e raffinate. Le numerose assenze si sono però fatte sentire nella fase finale dell’incontro, quando gli osimani hanno pagato la stanchezza di una gara sfibrante e senza pause.
Merito anche di un Montelupone volitivo e frizzante, che ha invece mutuato l’atteggiamento di Frazier. Inizialmente i lupi, spiazzati dalla tattica osimana, non sono quasi mai riusciti a colpire i rivali. Hanno però accentuato la pressione nella ripresa, spingendo progressivamente alle corde gli osimani e sfiancandoli con ritmo e caparbietà. L’intensità agonistica del match ha penalizzato gli elementi più tecnici mentre ha esaltato le doti di picchiatori spietati e coraggiosi. Malizia ha mostrato tutte le sue capacità di fighter, devastante nei corpo a corpo e letale nelle conclusioni; Riccobelli ha invece confermato la sua pericolosità sotto misura, dove può essere decisivo anche con un solo colpo. Coraggio, buona condizione fisica e mentale hanno consentito ai ragazzi di mister Settimi di recuperare un match compromesso e di dare un lieto fine al duro, squassante ma elettrizzante Thriller di Montelupone.
The War
L’atteso incontro del 1985 tra Hagler ed Hearns era presentato con un promo semplice quanto eloquente. La dizione The War ("La Guerra") esprime l’essenza di un incontro aspro, equilibrato e spettacolare, tra due contendenti potenti e dalle eccezionali qualità fisiche. L’elevato atletismo, lo straripante agonismo e la capacità di sferrare colpi potenti e precisi sono elementi comuni a Grottaccia e Nuova Lif.
Il match si è effettivamente risolto in una battaglia senza respiro. Grottaccia parte forte e fa subito valere il fattore campo. Il duplice svantaggio non deprime però gli ospiti, che riaprono il match con Cennini. La ripresa è densa di emozioni. I padroni di casa allungano ancora ma non possono esultare perchè i cartai accorciano e tentano una disperata rimonta. La gara è rovente e ricca di occasioni da goal, sventate o sprecate in un finale convulso. I cingolani riescono comunque a mantenere il sofferto vantaggio e conducono in porto un sofferto successo.
Grottaccia bissa la vittoria della settimana precedente e conferma il suo valore, specie tra le mura amiche. Il successo assume una valenza particolare perché proietta i ragazzi di mister Marchegiani in una tranquilla posizione di classifica. Il rassicurante vantaggio sulla palude dei playout. Consente di affrontare con relativa tranquillità la residua parte del torneo, in cui i cingolani potranno ambire a nuove soddisfazioni e cercare di catturare altri scalpi eccellenti. La squadra ha dimostrato di non dipendere esclusivamente da Diop; contro la Lif è stata importante la buona prova del ritrovato Balloriani, del talentuoso Fufi e del sempre più sorprendente Bonservizi. Il successo è comunque principalmente ascrivibile alla tenuta della difesa: come nel celebre match Hagler- Hearns, la chiave della vittoria risiede nella migliore capacità di incassare i colpi.
La Nuova Lif ha accusato un iniziale passaggio a vuoto, da cui non si è più risollevata. Ancora una volta i cartai una ghiotta occasione è sfumata a causa di poche ma imperdonabili disattenzioni. Continuare a sprecare occasioni e a non concludere positivamente gare equilibrate e combattute è ormai una spiacevole costante, che sta lentamente minando le certezze dei fabrianesi. La Lif è compagine determinata, orgogliosa e ben messa in campo, ma risulta titubante e poco lucida nelle fasi decisive del match. La qualità della rosa offre comunque buone chance di salvezza, a patto di eliminare le ricorrenti amnesie, che risulterebbero letali in scontri diretti palpitanti ed equilibrati. La Lif ha perso una battaglia importante, ma è fermamente determinata a vincere la guerra finale…
The showdown
Le luci dei riflettori illuminavano Filottrano, teatro di una delle gare più interessanti della settimana. La Virtus Moie provava infatti a riagganciare il treno della salvezza diretta, inguaiando al contempo l’Imbrecciata. La memoria andava immediatamente al celebre incontro del 1979 tra Sugar Leonard e Thomas Hearns, denominato the showdown (“la resa dei conti”), per l’importanza del verdetto.
Il match inizia con un buon avvio degli ospiti. Anche la Virtus, come Hearns, è un hitman, un temibile picchiatore dotato di buona tecnica. I moiaroli reagiscono prontamente al vantaggio locale e ribaltano il risultato grazie al solito, pungente Orazi e a un rigore del redivivo Ciaffoni. Come ogni picchiatore, la Virtus tende però ad abbassare la guardia e subisce le vertiginose ripartenze di un ottimo incassatore come l’Imbrecciata. Una summa di ciò è nel goal del pari, nato da un tiro libero neutralizzato da Starnari, che rilancia immediatamente l’azione dei locali.
L’equilibrio viene rotto nella ripresa da alcune combinazioni locali. L’Imbrecciata è un piccolo Leonard, dalla guardia impenetrabile e dai colpi veloci e precisi, che mandano al tappeto gli ospiti.
La sconfitta complica enormemente i piani di rimonta della Virtus, che sembra ormai destinata ad inseguire la salvezza attraverso la lotteria dei playout. I moiaroli hanno commesso lo stesso errore fatale ad Hearns, pugile talentuoso e potente, tradito dalla guardia troppo bassa. I colpi degli ospiti, a volte imprecisi, non hanno scalfito la ferrea difesa locale; la Virtus ha invece palesato alcune incertezze difensive che hanno pregiudicato il risultato. La squadra è ancora viva, ma mister Tassi (ritornato al goal) deve attutire il contraccolpo negativo prodotto da un doloroso passo falso.
Euforia alle stelle in casa Imbrecciata, abile a interpretare al meglio un incontro decisivo. I filottranesi hanno costruito il successo sulle solite fondamenta: difesa attenta e ripartenze tempestive e precise. Mister Corallini si gode la prestazione di un Leonard che unisce le veloci combinazioni di Giachetta, gli eleganti jab di Petraccini, i poderosi ganci di Rossi e i colpi ravvicinati di Piermattei. Il match ha comunque evidenziato il cuore e il coraggio di un team unito e compatto anche nelle avversità. La Sugar Imbrecciata supera nel migliore dei modi lo showdown e può guardare con tranquillità e soddisfazione a una classifica decisamente dolce...
The fighter
La boxe ha sempre intrattenuto intime relazioni con il cinema. Numerosi registi si sono cimentati nel racconto delle vicende di pugili più o meno noti. L’ultimo, brillante esempio è costituito dalla pellicola The fighter, ispirata alla vita di Micky Ward. Una storia di sudore e coraggio, di un orgoglio smisurato, più forte dei propri limiti, del dolore e della sfortuna. La parabola sportiva di un atleta dal talento non eccelso ma dotato di infinita forza di volontà.
La storia di Ward ha alcuni punti di contatto con l’exploit del Villa Musone, che a Camerino ha fatto rivivere alcuni momenti della “trilogia epica" del pugile americano. L’epiteto indica i tre match sostenuti da Ward contro Gatti; tre incontri combattuti sempre al limite, incuranti di ossa incrinate o mani fratturate e conclusi da entrambi i pugili in un letto di ospedale, per curare i numerosi traumi riportati.
A Camerino nulla lasciava presagire un esito epico per gli ospiti. L’avvio del match propone un Villa Musone coperto, che contiene le offensive di un Gagliole stranamente abulico e impreciso. Il pareggio è la degna fotografia di un primo tempo più tattico che spettacolare.
La ripresa è però pirotecnica. Le danze sono aperte da uno scambio di colpi tra i due elementi più talentuosi. Diletti sfrutta la sua rapidità di esecuzione, mentre Magnaterra replica con un preciso fendente. La gara diviene aperta e ricca di occasioni, mentre la volontà di successo soppianta progressivamente l’ordine tattico. L’irrefrenabile Diletti porta nuovamente in vantaggio i locali, subito raggiunti da Valentini. Il Gagliole tenta un disperato forcing finale che però non muta il risultato finale del match, concluso con un inatteso pareggio.
Mister Macchioni si rammarica per l’occasione sprecata, che conferma i limiti della sua squadra. Gagliole non ha continuità d’azione e vive sulle estemporanee iniziative di alcune individualità. Diletti si conferma killer implacabile, ma i suoi guizzi non mascherano le incertezze di una compagine imprecisa in attacco e distratta in difesa. L’assenza di Lucarelli amplifica i limiti dei maceratesi, che senza Braveheart accusano un immediato deficit di sicurezza e personalità.
Gli errori dei locali non cancellano però i meriti del Villa Musone. Pur rimaneggiati (l’organico era ridotto a soli 7 elementi) i lauretani hanno fornito la migliore prestazione stagionale. L’Acli ha infatti mostrato tutte le qualità del vero fighter, più forte del dolore, degli infortuni e della malasorte, capace di reagire al triplice svantaggio e alla difficile posizione di classifica. I lauretani hanno così sfoderato una prestazione epica, che ha onorato il team e l’intero torneo. Un pugile d’eccezione, che ha mostrato agilità (Brugè), grinta (Regnicoli), coraggio (Gagliardi), impeto (Tommaso Valentini), colpi letali (Sebastiano Valentini), classe (Magnaterra). Un fighter corretto e orgoglioso, penalizzato nel punteggio (come Ward contro Gatti), ma vincente sul piano morale…
I pugili della settimana
Questa settimana vengono selezionati i protagonisti delle esibizioni più entusiasmanti, che con le loro irresistibili prestazioni hanno agevolato il successo del proprio team. Per tale motivo, vengono associati ad alcuni grandi pugili, che hanno segnato la storia della boxe. Il clima della giornata ha favorito la selezione di una formazione ricca di irriducibili fighters…
• La Ghezza (Campocavallo): "Va' là fuori ... e fai uscire fumo da quei guanti. Tu puoi fare fumo, ragazzo. Basta che non molli". Mister Ristè ripete a La Ghezza la frase con cui il coach incitava Frazier (e da cui deriva il soprannome di Smokin Joe). L’estremo difensore rimpiazza al meglio l’assente Pesaresi, blinda la sua porta e respinge i tentativi del Montelupone. Le numerose e spettacolari parate (tra cui un decisivo penalty) lo trasformano in Smoking Silvano: il fumo proveniente dai suoi guanti consente a mister Ristè di salvare anche l’arrosto…
• Piermattei (Imbrecciata): Altezza media, fisico compatto, un orgoglio smisurato che non si affievolisce con l’età. L’identikit di Roberto Duran descrive anche Piermattei, pilastro dell’Imbrecciata e protagonista della vittoria sulla Virtus. Contro i moiaroli, Piermattei lotta con la consueta veemenza e aggiunge alle solite chiusure difensive anche una preziosa rete. Poco visibile, ma sempre positivo e difficile da superare: mister Corallini non può fare a meno della solidità del Mano di pietra filottranese.
• Magnaterra (Acli Villa Musone): Non tutti sono disposti a sfidare il dolore e gli acciacchi per affrontare una lunga trasferta, con un gruppo ridotto ai minimi termini e una classifica quasi disperata. A Camerino, Magnaterra abbina spirito guerriero e piedi educati, trascinando il Villa Musone a un insperato ma esaltante pareggio. La prova dell'universale lauretano, intrisa di coraggio e determinazione, richiama le gesta di un vero fighter come Micky Ward.
• Sarnari (Osimo Five): Fisico possente, coraggio, colpi devastanti. Sarnari ripropone le qualità che resero grande Primo Carnera. Il centrale osimano affronta senza timori reverenziali la Virtus Fabriano e blinda in maniera determinante la retroguardia di mister Perugini. I tentativi degli artisti fabrianesi si infrangono inesorabilmente contro la Montagna che cammina (altro soprannome di Carnera) osimana.
• Gurini (Helvia Recina): Eleganza stilistica e tremenda efficacia. L’annosa dicotomia tra utilità ed estetica veniva brillantemente risolta da Marvin” the marvellous” Hagler, i cui colpi abbinavano devastante potenza a uno stile impeccabile. Gli exploit del pugile americano sono riproposti da Gurini, che lavora pazientemente ai fianchi la Nuova Ottrano prima di spedirla al tappeto. Le movenze rapidi ed eleganti conferiscono al n.9 recanatese l’epiteto di meraviglioso, attribuito ad Hagler.
Prossima giornata: Rocky IV
Non è facile presentare il prossimo turno. Il quarto capitolo del girone di ritorno è infatti stato rinviato, ma non si hanno certezze nemmeno sulla disputa delle puntate successive.
E, stavolta, non si potrà ricorrere al solito “Nevica, governo ladro”, poiché la Federazione ha agito con saggezza e tempestività, prendendo subito atto della difficile situazione e comunicando prontamente le variazioni.
La pausa dovrebbe invece servire come occasione di riflessione per le varie società che, interpellate dalla Federazione (almeno le poche società presenti alla tanto desiderata ma poco partecipata riunione con le istituzioni) hanno preferito posticipare di due settimane l’inizio dei campionati. Il privilegio di poter affinare schemi e condizione nella dolce brezza di inizio settembre ha però obbligato a un tour de force a inizio febbraio, con un turno infrasettimanale programmato a ridosso dei “Giorni della Merla”. Visti i risultati ottenuti, forse sarebbe opportuno che il Delegato Regionale pianificasse il prossimo calendario agonistico semplicemente consultando il vecchio ma lungimirante almanacco Barbanera…
Nell’attesa, i vari contendenti si preparano al rientro in campo come Sylvester Stallone in Rocky IV: correndo in mezzo a una bianca coltre, spaccando legna, spalando neve, montando catene e trasportando enormi sacchi della spesa…
Attendiamo quindi con curiosità il prossimo turno.
Quando si ritornerà in campo? Cosa accadrà?
Lo scopriremo prossimamente…neve permettendo…
Saluti Alchemici
L’Alchimista
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Commenti
Grazie della segnalazione.
Abbiamo prontamente corretto.
Anche l'Alchimista qualche volta sbaglia...
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