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L'occhio sulla C2 - Girone B - Analisi 14°-15° giornata

postdateiconLunedì 26 Dicembre 2011 20:08 | postauthoriconScritto da Alchimista | PDF | Stampa | E-mail

 

LA MALEDIZIONE DELLA CORONA  

 

Sono io la morte? e porto corona,

io son di tutti voi signora e padrona,

e così sono crudele, così forte sono e dura

che non mi fermeranno le tue mura.

Le suggestive note del Ballo in fa diesis minore di Branduardi sono l’ideale colonna sonora di un torneo su cui grava la celebre maledizione della corona. Secondo la leggenda, chi indossa la bellissima corona di San Venceslao senza essere il re legittimo, entro un anno muore di morte violenta. Il sortilegio si è esteso anche al futsal e non esistono mura difensive, artifizi tattici o prestigiosi aiuti esterni capaci di fermarlo.

Quindici giornate non sono ancora state sufficienti per individuare un sovrano assoluto, forte e autorevole; tutti i candidati succedutisi sono stati spodestati da una concorrenza feroce e/o sono caduti sotto il peso dei propri limiti. Il fulmineo scatto iniziale ha affaticato la Nuova Ottrano, costretta poi a rallentare la propria andatura. Il sorpasso della Virtus Fabriano è stato di breve durata:  il logorio della corsa di testa ha colpito i cartai, costretti a cedere il testimone del comando alla Tenax. I greens sembravano in grado di piazzare l’allungo decisivo, ma hanno manifestato limiti di personalità incompatibili con la carica di re. La classifica premia ora il Cus Macerata, protagonista di una bella rimonta dopo un avvio interlocutorio. Gli universitari osservano la corona di leader con entusiasmo misto a timore. Riusciranno i maceratesi a vincere il sortilegio, resistendo alle insidie portate da sfidanti feriti ma ancora indomiti? Il quesito costituirà il leit-motiv dell’intera pausa invernale, in cui si discuterà a lungo sulla titolarità di una sovranità ancora non pienamente manifesta.

La visione del trono catalizza la lotta di vertice; i Fab 4 non devono però ignorare i pericoli che si materializzano alle loro spalle, dove si allunga la minacciosa ombra di un castello a cinque torri. La principale resistenza al dominio delle battistrada viene infatti da Osimo, sede di un Campocavallo in  splendida forma.   

La lotta per i play off sembra comunque limitata alle prime 6 formazioni. Le altre compagini non sembrano possedere la maturità e la costanza di rendimento necessaria per poter aspirare al vertice. Al contrario, è meglio iniziare a guardarsi le spalle, per rintuzzare l’impetuosa rimonta della Virtus Moie. Con 7 punti in 3 gare, i moiaroli hanno  riaperto la lotta per la salvezza e rovinato il Natale di  varie compagini.

Si accende la bagarre anche sul fondo della classifica: il ritorno nell’amata Frontale rivitalizza l’Apiro, che con un duplice successo ravviva le speranze di accesso alla zona playout.

Lo scenario attuale si presenta comunque articolato e complesso; il modo migliore per districarsi in un plotone eterogeneo e spesso confuso consiste nell’osservare la testa dei vari concorrenti. La corona indossata fornisce preziose informazioni sui caratteri del team e sul suo attuale periodo di forma.   

 

Corona d’alloro  

E così, al quattordicesimo tentativo il Cus superò a pieni voti l’esame e salì in vetta al torneo. La prova è stata più dura del previsto; i maceratesi hanno sofferto nella fase iniziale, ma sono poi riusciti ad affinare la manovra e far emergere le loro qualità.

Il dittico di fine girone rappresentava un duro esame di laurea per gli universitari, opposti a due compagini rocciose e ben equilibrate in fase difensiva.

Le maggiori difficoltà sono sorte contro l’Osimo Five, una compagine ostica, guidata con sapienza da un tecnico esperto, avvezzo alle gare ad alta intensità e abile nell’irretire la manovra avversaria. La gara conferma le preoccupazioni della vigilia; i maceratesi trovano subito la via della rete ma non riescono a staccare gli ospiti, che restano caparbiamente in partita e sul finale di tempo capovolgono il parziale. Lo svantaggio scatena l’ira funesta di Delcuratolo: nella ripresa il bomber diviene incontenibile e mette a ferro e fuoco la difesa osimana, propiziando l’allungo decisivo dei padroni di casa.

Il copione si è riproposto, con piccole variazioni nel match successivo. I maceratesi hanno infatti impiegato più di un tempo per vincere l’ostinata resistenza dell’Imbrecciata. Stavolta Delcuratolo si concede una pausa ma viene ottimamente sostituito dal redivivo mister Bacosi, che reindossa le scarpe da gioco ed è subito decisivo con una doppietta. Il vantaggio mette le ali ai maceratesi, che allungano con autorevolezza grazie ai sempre affidabili Pizzicotti e Carpineti.     

Il Cus raggiunge l’agognato primato al termine di due gare impegnative, per le numerose assenze e per il valore dell’avversario. Ancora una volta è risultato decisivo l’ampio organico a disposizione, che permette di assorbire senza traumi i molteplici forfait. Il titolo di campione d’inverno conferma le qualità e le ambizioni del club. Il capitano e tutti gli universitari sono però consapevoli che la corona d’alloro rappresenta solo un primo passo verso un futuro roseo; per infrangere la maledizione della corona e tramutare l’alloro in qualcosa di più concreto bisognerà lottare con impegno e dedizione ancora maggiore…

 

La prova della corona

Indossare una corona è un impegno gravoso e talvolta opprimente, che solleva numerosi interrogativi. Bisogna anzitutto capire il reale valore dell’oggetto. Tale quesito inquietava Gerione, tiranno di Siracusa, che chiese ad Archimede di dissipare i suoi dubbi e determinare se la corona fosse d'oro massiccio oppure contenesse il meno pregiato argento. Il geniale scienziato mise in una vasca una quantità d'oro puro di peso pari a quello della corona e riempì la vasca fino all'orlo, poi tolse l’oro e immerse la corona: la tracimazione dell’acqua indicò la presenza di argento, metallo che a parità di peso occupa un volume maggiore di quello dell'oro.

Anche mister Cingolani si interrogava sul reale valore della corona recentemente conquistata e sulla consistenza di una rosa d’oro massiccio, specie dopo gli acquisti dicembrini. La prova della corona, effettuata nelle pericolose acque del palasport di Filottrano, ha però fornito un esito inferiore alle aspettative. I greens si trovano a rincorrere sin dalle prime battute una Nuova Ottrano attenta e determinata. I tentativi ospiti sono arginati dalla difesa locale, imperniata sull’esperto Corallini e su un Belfiore in serata di grazia. Dopo aver annaspato per tutta la prima frazione, i greens affondano nella ripresa sotto i colpi di un incontenibile Giuliodori.

Gli effetti della sconfitta si ripercuotono anche sul match successivo, vinto con difficoltà contro un’ottima Virtus Moie. Il match, estremamente sofferto, viene risolto dal capitano Iantolo e dall’ottimo Schiavoni. Rispetto ad altre esibizioni casalinghe, la manovra è sembrata meno fluida ed è emersa anche minore lucidità sotto rete. Sembra quasi che i fidardensi abbiano perso sicurezza e fiducia nei propri mezzi.

La Tenax osserva la corona perduta e riflette sul vecchio ma sempre valido adagio “non è tutt’oro quel che luccica”. La rosa resta probabilmente la migliore del lotto, ma il rendimento è ancora altalenante. I greens sono dilaganti contro formazioni di livello inferiore mentre sembrano soffrire i match intensi contro formazioni di vertice, abili nella chiusura degli spazi. Mister Cingolani chiede maggiore personalità e abnegazione ad alcuni elementi e si adopera per inserire al meglio gli ultimi acquisti, ancora non integrati nella nuova realtà. Società e allenatore vogliono rapidamente togliere l’argento residuo e presentarsi in condizioni ottimali alla prossima prova corona…  

 

Corona extra

Colore dorato, confezione accattivante, sapore gustoso. E’ l’identikit della Corona extra, una tra le birre più conosciute e diffuse al mondo, ma è anche la carta d’identità della Nuova Ottrano, compagine sinora protagonista di una stagione extra, vissuta sempre nei piani alti della classifica. 

La birra messicana non ammalia i puristi, scettici per via della bassa gradazione e di un luogo di produzione al di fuori dei tradizionali circuiti. Allo stesso modo, la Nuova Ottrano non catturava i pronostici degli addetti ai lavori, che prevedevano un suo calo nel corso del tempo.

Questi ignoravano però l’esistenza della versione extra strong, da utilizzare con parsimonia nelle serate cool e negli appuntamenti più impegnativi della stagione. Contro la Tenax è emersa tutta la determinazione e la forza d’animo dei filottranesi, che hanno ridotto le bollicine e aumentato l’efficacia del proprio gioco. Il prestigioso successo finale premia lo spirito agonistico, le qualità tecniche e l’equilibrio tattico del team.  

A Villa Musone si è invece assaporata la versione classica della Corona, da sorseggiare ghiacciata  e con una sottile fetta di limone, per aumentarne l'effetto dissetante. La gara, decisamente meno impegnativa, ha infatti permesso di ridurre la carica agonistica e di dedicarsi anche all’estetica, pur mantenendo una buona freddezza sotto rete. 

Il duplice successo riscatta i passaggi a vuoto precedenti e conferma il valore del gruppo. L’elemento più rassicurante è comunque la ritrovata solidità della retroguardia, che si conferma la meno battuta del girone. Mister Rossetti ha sinora mixato con abilità i vari ingredienti a disposizione, ricavando una bevanda frizzante e gradevole, dal moderato tasso alcoolico. E’ però importante proseguire con attenzione; il passo falso di Moie rappresenta un monito per il futuro: alzare il gomito e volare troppo in alto può procurare pericolose sbornie….

 

Le rocce della corona     

Il monte Sibilla è uno dei picchi più affascinanti dell’intera dorsale appenninica. Poche cime  riescono infatti a coniugare un panorama mozzafiato con una storia mitica e affascinante. Non è però semplice giungere in vetta; l’orribile strada costruita negli anni ’70 conduce sul crinale, ma  bisogna poi compiere un ultimo strappo e oltrepassare la fascia rocciosa che cinge la cima: le cosiddette rocce della Corona.  Per superare questo breve ma impegnativo tratto si può chiedere aiuto a una esperta e abile guida o salire da soli, confidando sulle proprie energie e forza di volontà.  

La scalata della Virtus Fabriano si era interrotta a causa dell’assenza della guida principale, che aveva tolto al team alcune granitiche certezze. Il forfait dell’Alieno Falcioni ha suggerito il ricorso a una strada alternativa. Per superare la rocciosa Helvia Recina, mister Buratti si è quindi affidato all’entusiasmo e all’incoscienza di Biancini, un giovane talentuoso e discontinuo, ma del tutto privo di vertigini. La fiducia è ampiamente ripagata già nel primo tempo, in cui il fantasioso laterale sigla due reti e scava il break decisivo. L’Helvia Recina risponde con il consueto orgoglio ma non riesce a riportarsi in parità. Gli attacchi ospiti si infrangono infatti contro l’ottima difesa locale, impeccabilmente guidata da Stroppa e Pierantonietti.

Nel turno successivo l’ascesa prosegue su un terreno ancora più ripido. I fabrianesi mostrano anche sul difficile campo di Montelupone la loro determinazione. Riescono infatti a recuperare un duplice svantaggio grazie a una non comune carica agonistica, unita alle doti tecniche di Amadei  e alle capacità balistiche di Spilli. Quest’ultimo rappresenta uno dei pilastri del team, di cui incarna l’animo impavido e mai domo, desideroso di proseguire il viaggio, senza arrendersi al fato o alla stanchezza.  

La Virtus Fabriano rimane quindi nelle posizioni di vertice grazie all’apporto di inediti protagonisti, che hanno guidato i compagni nella scalata di un pendio roccioso impervio e strapiombante. I fabrianesi sono però consapevoli che la vetta è ancora distante; per raggiungere la croce sommitale è assolutamente necessario recuperare l’Alieno…     

 

La luminosa corona solare        

Sin dall’inizio della stagione la galassia del torneo è solcata da quattro soli, la cui luce sgargiante ha offuscato tutte le altre partecipanti. Nell’ultimo periodo, si registrano però intensi movimenti nella parte esterna dell’atmosfera solare; tale dinamismo è prodotto dal Campocavallo, che ha finalmente acquisito la personalità e l’equilibrio inizialmente latitante.

Gli uomini di mister Ristè colgono il quarto successo consecutivo al termine di una gara più combattuta di quanto esprima il largo punteggio finale. Per almeno 3/4 di gara, gli ospiti tengono bene il campo, prima di crollare rovinosamente nel finale. I locali mantengono una costante supremazia, ma non riescono a concretizzare le numerose occasioni create. Il pareggio di  Immobile a inizio ripresa scatena però gli osimani, che ritornano in vantaggio e dilagano nella seconda metà del match.

Mister Ristè esulta però soprattutto per l’exploit dell’ultimo turno. La stracittadina osimana non ha deluso le attese: il match, vibrante e ricco di colpi di scena ha lanciato in orbita un  Campocavallo compatto nelle difficoltà e spietato nei momenti decisivi. La differenza è prodotta dalla panchina lunga degli ospiti e dalla grande performance di alcuni elementi come El Loco Gabbanelli, che aggiunge concretezza alle sue irrefrenabili serpentine, e la saracinesca Pesaresi, che conferma non comune doti di reattività e affidabilità.

Campocavallo prosegue la striscia positiva e lancia un segnale alle stelle più brillanti del torneo. La corona solare è scarsamente percepibile per via della tenue luminosità; può però divenire estremamente visibile in caso di eclissi di una delle stelle che la precedono….     

 

Una fragile corona dentata       

L’Osimo Five ha intrapreso un interessante progetto di graduale rinnovamento. A capo dei lavori è stato chiamato un ingegnere di lungo corso e di provata affidabilità come Paolo Perugini. Il coach ha costruito un ingranaggio ben oliato ed equilibrato che ha incontrato alcune difficoltà nella messa in moto ma ha poi iniziato a marciare con celerità. Talvolta, però la corona dentata che guida l’ingranaggio si inceppa, e il movimento si ferma. Tali inconvenienti si verificano generalmente nelle gare più combattute e tese, in cui si avverte maggiormente l’usura di alcuni elementi e lo scarso rodaggio di altri.

Il duplice insuccesso di questa settimana è strettamente legato all’improvviso blocco della corona dentata osimana, incapace di sostenere per 60 minuti il ritmo di gare palpitanti e intense. In entrambi i casi, l’effimero vantaggio iniziale dell’Osimo Five viene vanificato dalla successiva rimonta avversaria. A Macerata, i sogni di gloria sono cancellati dal micidiale sinistro di Delcuratolo, autentico incubo per la retroguardia dei senza testa. La sconfitta nel derby è invece figlia dell’inesperienza di alcuni giovani prospetti, che si sono caricati di falli ingenui, inutili e plateali, puniti con freddezza dal cecchino Saracchini. I successivi tentativi del bomber Rossetti, del generoso Marco Ascani e dell’ubiquo Marcondes si sono infranti contro l’invalicabile muro eretto da Pesaresi.     

Lo sfortunato esito delle ultime gare non  cancella comunque i progressi compiuti. Mister Perugini ha costruito un complesso solido e affidabile, in cui tutti gli elementi si mettono al servizio del collettivo. Manca però qualcosa per compiere il decisivo salto di qualità, soprattutto al cospetto delle prime della classe. In queste occasioni, gli osimani lottano a lungo ad armi pari ma non riescono a cogliere l’attimo opportuno per piazzare la stoccata risolutiva. I recenti innesti di Staffolani (due reti in due gare) e dell’esperto Cola dovrebbero contribuire a lubrificare un ingranaggio efficace ma soggetto a troppi inceppamenti, e consentire di marciare al ritmo delle battistrada.

 

Una rassicurante corona urbana

Quasi tutti guardano con affetto al luogo natio. Le mura domestiche costituiscono un rassicurante rifugio dalle insidie esterne e offrono un ambiente confortevole, in cui esprimere pienamente le nostre potenzialità. Il legame con il nido è particolarmente sviluppato in alcuni soggetti, per lo più giovani, che sembrano vivere una duplice esistenza, in casa e fuori. Un chiaro esempio di ciò è offerto dall’Helvia Recina, una compagine ricca di elementi interessanti ma ancora immaturi, capaci di dare il meglio di sé solo all’interno della corona urbana di Recanati.

A Fabriano i leopardiani sono protagonisti di una gara aspra e intensa, combattuta più a colpi di spada che usando il fioretto. L’Helvia Recina paga i balbettii nella prima frazione, chiusa con un duplice svantaggio. La reazione della ripresa permette soltanto di accorciare le distanze con il giovanissimo Morresi, subito a segno nel giorno del debutto nel futsal dei “grandi”. I generosi ma sterili tentativi finali amplificano soltanto il rammarico per l’ennesima sconfitta di misura.

Lo spartito cambia radicalmente all’ombra dell’”ermo colle”. Grottaccia è la vittima sacrificale da immolare alla furia dei giovani leopardiani, già dilaganti nel primo tempo. Il finale esalta le qualità di un team ricco di prospetti promettenti, affiancati da guide esperte e smaliziate. Il match evidenzia infatti l’insostituibile apporto dei due Gurini e di capitan Vescovo, la costante crescita di Bartozzetti ed Emanuele Vescovo e soprattutto l’esplosione del giovane Francesco Fraticelli, autore di una splendida tripletta.

Mister Spaccia si interroga sul reale volto del suo team, protagonista di gare avvincenti ma non sempre fortunate. La debordante personalità e sicurezza nei propri mezzi mostrata in casa, svanisce lontano dalle mura domestiche. In trasferta l’Helvia Recina è regolarmente penalizzata da alcune ingenuità, amnesie o da episodi sfortunati. Anche se il processo di maturazione del team si sta rivelando più lungo e impegnativo del previsto, il futuro del club resta comunque roseo. I giovani talenti devono però imparare sin da subito a recitare da protagonisti anche oltre i confini della corona urbana di Recanati.  

 

I gioielli della corona        

A volte il prestigio di una corona è strettamente legato a un gioiello di particolare caratura, che impreziosisce l’oggetto in cui è inserito. Nel caso del Grottaccia, il valore di tutto il complesso è amplificato dalla presenza di alcune pietre preziose provenienti dalle numerose cave locali e soprattutto da una specifica gemma proveniente dal lontano Senegal. Diop è assolutamente determinante negli equilibri di mister Marchegiani; anche nelle giornate di scarsa vena il Black Mamba emana riflessi abbaglianti, che illuminano la manovra del Grottaccia e folgorano gli avversari.

La gara contro l’Imbrecciata costituisce una perfetta summa di quanto detto. I filottranesi contengono senza eccessivi affanni le sterili e confuse offensive dei cingolani, incapaci di penetrare  nelle strette maglie della difesa ospite e obbligati a innocue conclusioni dalla distanza. Il forcing locale produce risultati solo nel finale, quando si accende l’estro di Diop. Il senegalese, fin lì impreciso sottoporta, si trasforma in abile assist man e contribuisce a scardinare una cassaforte apparentemente inespugnabile.

La scarsa brillantezza mostrata dai cingolani viene però impietosamente messa a nudo nel match successivo. A Recanati si è probabilmente visto il peggiore Grottaccia della stagione. L’Helvia Recina ha disposto con estrema facilità di una  squadra spenta e abulica, subito in netta difficoltà sulle offensive locali e incapace di variare il ritmo di una manovra lenta e scolastica.

La stanchezza fisica e mentale sembra aver colpito una rosa funestata dagli infortuni. Le numerose avversità hanno confinato ai box pilastri come Balloriani e obbligato agli straordinari elementi importanti come Mastrantoni e Fufi. Lo stesso Diop è apparso un po’ scarico e svagato, come un serpente ormai prossimo al letargo invernale.

La pausa natalizia giunge al momento opportuno per lucidare i gioielli della corona di Grottaccia,  che sono chiamati a risplendere al caldo sole del nuovo anno.  

 

Il peso della corona

La corona non conferisce solo prestigio e fama ma rappresenta un onere pesante e talvolta  insostenibile. Questo sentimento accomuna molti giovani eredi al trono, ansiosi di sottrarsi a un’asfissiante notorietà e intimoriti dai gravosi doveri del loro ruolo.

Una simile sensazione sta colpendo l’Imbrecciata, cui inizia a pesare la corona di sorpresa della stagione. Dopo aver accolto con entusiasmo il titolo di rivelazione del torneo, i filottranesi stanno scoprendo il lato negativo della fama. Gli ottimi risultati conseguiti hanno infatti dato visibilità al lavoro di mister Corallini ma hanno anche fatto conoscere il sistema di gioco del team e reso più vigili e guardinghi gli avversari. Le gare conclusive del girone di andata hanno evidenziato le difficoltà di confermarsi nel lungo periodo, sconfiggendo sorte, squalifiche, avversari.

A Cingoli, i filottranesi passano in vantaggio con una percussione del generoso Perella e arginano a lungo gli assalti dei padroni di casa. Il bunker ospite crolla solo nel finale, sotto i colpi impetuosi del forcing avversario e per la stanchezza di una rosa dirotta ai minimi termini.

Anche il match successivo ripropone un copione di grande sofferenza. L’Imbrecciata si difende con la consueta caparbietà e manca anche qualche favorevole ripartenza. La resistenza dura però soltanto un tempo; la rete di Bacosi a inizio ripresa apre una breccia nel fortino filottranese, che si disgrega rapidamente. I padroni di casa perdono infatti l’ardore e la convinzione della prima parte di gara e non riescono più a contenere le impetuose iniziative ospiti.   

La duplice sconfitta non muta il giudizio sull’Imbrecciata. Mister Corallini ha plasmato un gruppo compatto e umile, in cui i singoli si mettono al servizio del collettivo. Tutti gli elementi si sacrificano in fase difensiva, per poi avviare fulminanti ripartenze, ben innescate dalle sapienti giocate di Petraccini. Le importanti defezioni hanno ridotto il potenziale del team ma non ne hanno scalfito determinazione ed orgoglio. Il recupero degli illustri squalificati permetterà a mister Corallini di incrementare una rosa troppo ristretta e di ritrovare nuove energie, essenziali per sopportare il peso dell’ingombrante corona di sorpresa del torneo…

 

La corona muraria           

La corona muraria costituiva una delle massime onorificenze dell’Impero Romano ed era assegnata al primo uomo che avesse scalato le fortificazioni di una città nemica. Il simbolo ben si adatta al Montelupone, unico team (insieme alla Nuova Ottrano) ad avere raccolto più vittorie in trasferta che in casa.

I lupi passano anche a Fabriano, al termine di una gara pazza e indecifrabile, segnata da numerosi  colpi di scena e dalla spiccata incostanza delle due compagini, molto dipendenti dalle lune di alcune individualità di spicco. E’ impossibile fare la cronaca di un match caratterizzato da continue fiammate e da improvvisi passaggi a vuoto. Il primo colpo è del Montelupone ma i cartai rispondono con autorità e chiudono in vantaggio la prima frazione. Nella ripresa, la gara si mantiene equilibrata ma i locali conservano un piccolo margine e sembrano poter respingere gli assalti ospiti. Non hanno però fatto i conti con il vibrante rush finale dei lupi, che colgono così una nuova prestigiosa corona muraria.  Il successo è propiziato dall’eccellente prestazione dei suoi uomini più celebri. Torresi si è  calato al meglio nella nuova realtà e duetta da par suo con il solito, superbo Zaboti. La presenza di due elementi di qualità migliora la qualità della manovra, divenuta più fluida, e apre invitanti spazi per le potenti percussioni di Malizia, autore di una tripletta.

Contro la Virtus Fabriano, i lupi confermano i progressi compiuti e mettono alle corde il prestigioso avversario con una gara accorta e intensa. Manca però la stoccata decisiva, e così i ragazzi di mister Settimi devono accontentarsi di un solo punto.

Gli interventi sul mercato invernale hanno cercato di dare un’identità più precisa a una compagine talvolta indecifrabile. Il mercato non ha però risolto tutte le lacune di un team troppo legato alle prestazioni di alcuni elementi imprescindibili. L’arrivo di Torresi e il promettente debutto di Riccobelli sono infatti coincisi con la rinuncia ad elementi del calibro di Canuti ed El Ghouat. Le numerose assenze dell’ultimo periodo non possono far dimenticare il valore dei due giocatori, che vantano la migliore media realizzativa dopo Moretti (ad esempio, nel caso di El Ghouat 5 reti in 7 gare) e sono stati protagonisti assoluti delle due precedenti vittorie esterne (a Campocavallo e Gagliole). Mister Settimi si augura che i nuovi acquisti riescano a compensare le dolorose partenze e riescano a guidare i lupi su un sentiero meno accidentato. A tale proposito, servirebbe una corona muraria anche per la riconquista del terreno di casa, ormai ostile da più di 2 mesi …   

 

La triplice corona    

La Virtus Moie è una delle squadre del momento. L’improvviso cambio di marcia dei moiaroli ha ravvivato la lotta per la salvezza, che sembrava confinata a un ristretto novero di formazioni. Il terzo risultato positivo consecutivo ha permesso un notevole balzo in classifica e completato una piccola triplice corona (nel rugby, tale riconoscimento premia la compagine britannica che ottiene tre successi contro le altre rivali). La svolta è maturata contro la Nuova Ottrano: l’inattesa vittoria ha infuso fiducia  e nuova consapevolezza al team, che ha poi colto un importante pareggio a Loreto e completato la striscia positiva con il fondamentale successo sulla Giovane Aurora.

Non è però stato facile battere gli jesini, indomiti e ostinati anche in condizioni molto difficili. I padroni di casa credevano di aver ormai ipotecato il match, grazie alla buona prestazione collettiva, impreziosita dalle marcature di Orazi e Giacomodonato. Lo 0-3 pungola l’orgoglio della Giovane Aurora, che avvia un’incredibile rimonta. Il sogno di un’impresa epica viene però vanificato dagli interventi di Mingo e dai mortiferi colpi del bomber Giacomodonato, la cui terza rete personale  decide il match.

Il buon momento di forma prosegue anche a Castelfidardo. Nonostante la sconfitta finale, la Virtus Moie ha ben figurato, mettendo in difficoltà fino alla fine la corazzata Tenax. Nell’occasione i moiaroli imbrigliano a lungo la manovra dei greens, rendendosi al contempo pericolosi in avanti con le percussioni del devastante Giacomodonato. Il risultato finale interrompe la striscia positiva ma non spegne l’entusiasmo e la fiducia maturate nell’ultimo periodo. La resurrezione dei virtussini è riconducibile a qualità di stampo rugbystico: grinta, umiltà, dinamismo e la potenza del pivot Giacomodonato. La triplice corona di risultati positivi fornisce maggiore consapevolezza nei propri mezzi e alimenta la speranza di raggiungere la sospirata salvezza, un traguardo che equivarrebbe al grande slam….       

 

La corona francescana

Le ultime due gare rappresentano un’esauriente sintesi dell’attuale stagione del Gagliole,  pericolosamente in bilico tra delusioni e sofferenze, tra speranze future e cocenti delusioni attuali.

Ad Apiro, gli uomini di mister Macchioni hanno toccato il loro punto più basso. L’1-10 finale mette brutalmente a nudo l’inconsistenza difensiva, la confusione tattica e la fragilità emotiva del team. Gli innesti effettuati non sono riusciti a mutare l’identità di una formazione squilibrata, ricca di validi elementi offensivi ma terribilmente lacunosa negli altri reparti.

Si decide quindi di accelerare il recupero di Lucarelli e Pelati, la cui presenza contro la Nuova Lif conferisce un assetto più razionale al team. Pur non al meglio, i due illustri lungodegenti si confermano elementi insostituibili, per caratteristiche tecniche e tattiche. Il ritorno del capitano rincuora i compagni, bravi a non affondare dopo un terribile avvio. Il duplice svantaggio non deprime il Gagliole, che  si scuote e avvia una splendida ed entusiasmante rimonta. Il pari finale non guarisce una classifica ancora deficitaria ma indica almeno la retta via da seguire.

E’ inutile drammatizzare la situazione o deprimersi per la pessima classifica; bisogna invece proseguire con costanza e determinazione su di un cammino lungo e irto di ostacoli. La sosta natalizia, il pieno recupero di Lucarelli e Pelati, l’esperienza di Salvatori, le doti balistiche di Romaggioli e Diletti costituiscono i grani della corona francescana (o rosario), pazientemente  recitata da mister Macchioni e da tutta la società… 

 

Le sofferenze del…la Coruña 

Secondo un’accreditata tesi, il nome della città spagnola di La Coruña deriva dal termine "corona", che in latino significa "porre in alto". L’altezza deriva dalla sua collocazione geografica, ma può essere anche riferita alle vicende della locale squadra di calcio che negli anni ’90 indossò la corona di regina di Spagna. Agli anni ruggenti del Superdepor è però seguito un rapido declino, che prosegue ancora oggi.

Il binomio tra improvviso successo e repentina caduta caratterizza anche la parabola della Nuova Lif, la cui inarrestabile ascesa dalla D alla vetta della C2 sembra essersi fermata alla fine dello scorso torneo. Quest’anno i cartai non riescono a ricreare l’alchimia vincente del recente passato e si trovano invischiati nei paludosi fondali della classifica.

La conclusione del girone di andata è stata avara di soddisfazioni per i fabrianesi, sfortunati protagonisti di gare combattute e appassionanti, ma concluse con un magro bottino di punti. In particolare, rimane ancora vivido il rammarico per la pirotecnica sfida con il Montelupone. In quell’occasione, la sconfitta è maturata nei minuti finali, proprio quando i padroni di casa credevano di aver domato l’insidioso ostacolo.

Anche a Camerino la Lif ha vanificato una buona partenza con un improvviso black out. La scarsa continuità e la mancanza di fiducia rappresentano i principali limiti della compagine fabrianese. I rovesci stagionali hanno creato insicurezza nei giocatori, che reagiscono alle difficoltà con un’ingiustificata frenesia.

Il pareggio contro il Gagliole è comunque un segnale positivo. I fabrianesi hanno evidenziato vivacità e voglia di lottare e sembrano aver incrementato l’incisività offensiva. L’attacco, a lungo affidato alle sole iniziative di Pallotta e Farneti, è rivitalizzato dalla crescita di Zamponi, dalle intuizioni di Romani e dall’astuzia del nuovo innesto Cennini, in rete al debutto. Bisogna però aumentare la tenuta della retroguardia, troppo spesso vittima di inspiegabili amnesie e di gravi ingenuità. Mister Micucci spera che la pronta reazione dei suoi possa produrre una parabola più morbida rispetto al fragoroso crollo del Deportivo La Coruña. La Lif non si è issata a vette così elevate; si spera che anche la caduta sia meno pesante…  

 

La svalutazione della corona jesina

Talvolta, il destino di una persona o di un club si decide in pochi attimi. Basta un calo di concentrazione, un evento sfortunato o imprevisto per far precipitare una situazione apparentemente solida e aprire scenari rovinosi.

Un celebre esempio è fornito dalle vicende dell’Islanda, uno stato a lungo ritenuto prospero e felice, ma rapidamente investito da una crisi economica che l’ha portato vicino al fallimento. La Corona islandese, moneta locale, subì una pesantissima svalutazione; nei primi 9 mesi del 2008 il rapporto con l’Euro schizzò dall’80: 1 sino a uno stratosferico 305:1.

Una situazione analoga sembra aver colpito la Giovane Aurora. La matricola jesina aveva iniziato la stagione con entusiasmo e una certa sfrontatezza. I successi in coppa e le buone prestazioni fornite mitigavano l’amarezza per i pochi punti raccolti. Con il passare del tempo, i problemi non sono però stati risolti ma si sono aggravati. Le ripetute sconfitte hanno creato ansia e insicurezza nel team, che palesa un’inquietante assenza di lucidità nei momenti chiave.

La conclusione del girone di andata è una perfetta sintesi di quanto sinora detto. Le pesanti sconfitte in due fondamentali scontri diretti sono maturate proprio quando gli jesini sembravano padroni del campo. Sia a Moie che contro l’Apiro, la Giovane Aurora è riuscita a recuperare il pessimo parziale iniziale. L’esaltante e a volte incredibile (vedi Moie) rimonta è però miseramente naufragata nel finale, quando gli jesini hanno mostrato il cosiddetto braccino (per usare un termine tennistico). La squadra sembra reagire bene solo in condizioni estreme, quando mette in mostra spirito agonistico e determinazione. Si smarrisce però nelle fasi cruciali della gara, quando nelle fila jesine affiorano incontrollati timori e una diffusa mancanza di fiducia.

Per contrastare la svalutazione della corona jesina servono misure urgenti e radicali. A tal fine, sarà fondamentale la capacità di reazione del team, che confida nella determinazione di Valeri, nella classe di Fioretti, nelle qualità del neoacquisto De Fabiis. Mister Sabbatini chiede però soprattutto un grande sforzo collettivo, nella consapevolezza che solo un risultato positivo può fornire  l’iniezione di fiducia necessaria per sottrarsi a un pericoloso declino…

 

La corona di ferro 

Lo si diceva da tempo, e non era difficile pronosticarlo. Non era però immaginabile che l’impianto di Frontale avesse virtù taumaturgiche tali da trasformare in una gioiosa macchina da goal l’abulico Apiro della prima parte di stagione.

Il ritorno a casa fa abbandonare agli apirani le dimessi vesti sinora indossate e permette di rispolverare la corona ferrea mostrata nella scorsa stagione. Tale oggetto ornava il capo degli imperatori del Sacro Romano Impero e rappresenta il simbolo ideale per una compagine molto fisica e dalle elevate doti agonistiche, che sembra forgiata nel metallo.  

Botti e fuochi d’artificio salutano il debutto dell’Apiro nel nuovo palas di Frontale. I locali affermano sin dalle prime battute un’assoluta superiorità tecnica, tattica e agonistica. La gara è già decisa nel primo tempo ma i padroni di casa continuano a premere sull’acceleratore e dilagano contro un Gagliole irriconoscibile. Il ritorno a casa e la prima vittoria sono linfa vitale per un gruppo un po’ depresso, che acquisisce  finalmente fiducia nelle qualità di impavidi gladiatori (Tonini, Novelli, Scuppa) e di raffinati artisti (Novelli, Mancini, Falcioni), ora supportati dai nuovi innesti Goro e Bertini, subito a segno nel giorno del debutto.

L’onda lunga della prima vittoria si avverte anche a Jesi, dove l’Apiro bissa il successo della settimana precedente. I  maceratesi vanno subito in vantaggio ma subiscono la rimonta dei locali; a differenze del passato non si sciolgono come neve al sole e continuano a lottare con veemenza anche nella ripresa, in cui piazzano il break decisivo.

In una settimana le prospettive dell’Apiro sono radicalmente mutate. I 6 punti conquistati rimpinguano una classifica deficitaria ma soprattutto creano entusiasmo per il futuro.  L’Apiro non vuole più cospargersi il capo di cenere ma ha deciso di indossare nuovamente la corona di ferro; da ora in poi non sarà facile superare i ragazzi di mister Scortichini, soprattutto a casa loro…          

 

La corona di spine  

L’avventura in C2 del Villa Musone si è presto tramutata in una dura via crucis. I sogni maturati nel caldo sole agostano sono stati cancellati dalla gelida realtà dicembrina, caratterizzata dall’ultimo posto in classifica, dalla peggiore difesa e da dolorose sconfitte. Le ultime gare hanno rappresentato la degna conclusione di un girone di andata ricco di delusioni e disfatte. Il pesante parziale (1-15) è però frutto di due prestazioni molto differenti.

Ad Osimo, Villa Musone non sfigura e per più di un tempo riesce a contenere gli assalti del Campocavallo. Il pareggio siglato da Immobile premia un Villa Musone tenace e umile ma si tramuta ben presto nel canto del cigno ospite. L’immediata replica locale tramortisce infatti i lauretani, che cedono di schianto e assistono inermi alle folate dei locali. Villa Musone si conferma così compagine discontinua, soggetta a improvvisi black out, con cui compromette in pochi attimi quanto costruito in precedenza.

Resta invece poco da dire sul match conclusivo, in cui l’Acli soffre sin dall’inizio la maggiore qualità e determinazione della Nuova Ottrano. I padroni di casa non entrano praticamente mai in partita, pur continuando ad onorare l’incontro fino alla fine. La volontà mostrata dal team rappresenta l’unico valido motivo di consolazione per i lauretani. Non è facile lottare in condizioni difficili, quando ogni evento negativo rischia di deprimere ulteriormente una rosa già sfiduciata.  La corona di spine viene però indossata con estrema dignità da un Villa Musone orgoglioso, che non vuole arrendersi. Mister Frenda crede che, una volta superate le difficoltà e le intemperie, i suoi ragazzi potranno togliersi alcune soddisfazioni e, magari, tentare una sorprendente resurrezione…

 

I preziosi della settimana

Ogni corona ha bisogno di pietre preziose, che le conferiscano lustro e splendore. Questa settimana l’Alchimista seleziona elementi di grande caratura tecnica, risultati preziosi nel successo del proprio team.    

•      Belfiore (Nuova Ottrano): la prestigiosa affermazione sulla Tenax è strettamente collegata alle prodezze di Belfiore, decisivo in numerose occasioni. Il portiere filottranese si distingue per calma e reattività nei momenti caldi dei match più intensi. Serenità e affidabilità lo avvicinano a uno Zaffiro, che arricchisce e fa risplendere il mosaico assemblato da mister Rossetti.  

•      Montuschi (Apiro): il ritorno a casa risveglia l’ardore e l’entusiasmo dell’Apiro. Il palas di Frontale rivitalizza Montuschi, che ritrova l’ispirazione, la concretezza e la continuità di manovra della scorsa stagione. Eleganza ed estro delle giocate del n.6 rimandano allo Smeraldo, pietra simbolo di stile e creatività artistica.   

•      Biancini (Virtus Fabriano): Non tutti i mali vengono per nuocere. L’assenza di Falcioni priva la Virtus Fabriano del suo elemento più forte e rappresentativo ma fa salire alla ribalta il promettente Biancini. Il giovane fabrianese è un intrigante mix di genio e indolenza, capace di giocate strabilianti ma anche di irritanti pause. Insomma, una Perla di valore ma non sempre facile da individuare. Contro l’Helvia Recina mister Buratti apre l’ostrica giusta e raccoglie due perle che mantengono in alto i cartai.        

•      Gabbanelli (Campocavallo): El Loco rappresenta la gemma più luminosa a disposizione del Campocavallo. Mister Ristè ha però deciso di dosarlo con parsimonia e metterlo in mostra solo nelle occasioni più importanti. Il carattere ardente e focoso lo assimila a un Rubino, che brilla in match attesi e combattuti come il derby osimano, deciso dalle sue inarrestabili piroette.         

•      Delcuratolo (Cus Macerata): elevato valore, durezza, capacità di perforare ogni barriera. L’identikit del Diamante rappresenta una sintetica descrizione delle doti di uno straripante Delcuratolo, autore di 12 reti in 2 gare e principale artefice dell’importante successo sull’Osimo Five. Mister Bacosi vigila sulla salute della sua gemma più preziosa e spera che, come afferma un celebre spot, un diamante sia per sempre (o almeno sino a fine stagione…)

 

Prossima giornata: la corona di Natale     

Il torneo indossa la corona di Natale e si ferma per la lunga pausa invernale. Si ritornerà in campo a metà gennaio ed è quindi inutile fare pronostici che rischiano di essere del tutto capovolti nel prossimo mese.  

Colgo però l’occasione per augurare un buon Natale ai protagonisti del torneo, ai numerosi  appassionati e a tutto lo staff di Futsalmarche. Spero che tutti approfittino di questa pausa per ritemprarsi, a livello fisico e mentale. L’interruzione giunge gradita soprattutto all’Alchimista, che spera di acquisire nel nuovo anno maggiore tempestività e puntualità nella pubblicazione degli editoriali.   

A tale proposito rinnovo l’invito, più volte formulato dall’Enigmista, a collaborare a un sito che rappresenta ormai un riferimento imprescindibile per il futsal e lo sport marchigiano (e non solo). In tale ottica, è essenziale inviare informazioni esaurienti e tempestive, che consentano di offrire agli utenti un servizio di qualità.

La scelta del nick Alchimista (e non Giornalista) risponde alla volontà di  combinare i materiali raccolti dai vari collaboratori e/o referenti  in maniera originale e (si spera) attraente, senza “inventare” nulla ma offrendo la propria interpretazione di fatti e dati reali. La qualità delle informazioni ricevute incide quindi sul manufatto finale: da una pepita d’oro si può ricavare un affascinante monile, dall’ottone si ottiene al massimo una semplice targa celebrativa … 

Invito quindi a inviare informazioni e commenti al mio indirizzo personale o al più tempestivo e preciso Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Tanti auguri di buon Natale e felice anno nuovo.

 

L’Alchimista

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