L'occhio sulla C2 - Girone B - Analisi 10° giornata
CAMBIO DELLA GUARDIA
Avanti il prossimo. Londra, Monaco, San Marino, Atene…. E’ lunga la lista dei paesi dove si può ammirare il cambio della guardia, una cerimonia fastosa e spettacolare, che affascina turisti, passanti e semplici curiosi. I cambi della guardia catturano l’interesse dei nostri lettori e di tutti gli osservatori di un girone B quanto mai incerto ed equilibrato. A un terzo del cammino si sono già avvicendate tre capolista solitarie: la Nuova Ottrano è stata la più rapida a scattare dai blocchi di partenza, prima di cedere lo scettro del primato alla Tenax. Dopo poche giornate anche i greens hanno abdicato, in favore della Virtus Fabriano.
I Fab 4 continuano comunque la loro serrata competizione per il vertice della graduatoria, cui guarda con interesse anche una strana coppia di inseguitori. Il buon cammino dell’Osimo Five era preventivabile, in considerazione della valida guida tecnica e di un roster competitivo; i senza testa stanno rapidamente risalendo posizioni dopo un inizio complicato a causa delle tante novità proposte. Era invece assolutamente imprevedibile la marcia sicura della matricola Imbrecciata, vera sorpresa del torneo, che non cessa di stupire.
Alla vivacità del vertice fa da contraltare l’immobilismo della coda. Le formazioni collocate sui piani bassi della classifica continuano a mostrare scarsi (talvolta assenti) segnali di vivacità e collezionano (ad eccezione della Virtus Moie) l’ennesimo insuccesso. Si addensano quindi ombre cupe sul futuro di tali compagini, obbligate a un deciso cambio di rotta dalle nuove norme federali (di cui parleremo in seguito) in tema di promozioni/retrocessioni.
L’Alchimista osserva con grande entusiasmo l’intensa lotta di vertice, ricca di colpi di scena e di appassionanti cambi della guardia. L’editoriale dell’undicesima giornata non può quindi prescindere dal tema delle guardie e dei guardiani…
Guardia Repubblicana
Le recenti, roboanti vittorie avevano solleticato l’orgoglio e l’ambizione della Tenax. I greens sono scesi a Macerata con il dichiarato intento di staccare una diretta rivale e provare a trasformarsi nel tiranno del torneo. Non avevano però fatto i conti con la dirompente vitalità del Cus, una vera Guardia Repubblicana a tutela dell’equilibrio e del pluralismo del campionato.
Nonostante la giovane età, gli universitari si dimostrano furbi e smaliziati: contengono le iniziative ospiti e colpiscono con mortifere ripartenze, che mettono in difficoltà la rabberciata difesa ospite. La scarsità di alternative affidabili (Schiavoni e Iantolo infortunati, Matteucci out durante la gara) obbliga mister Cingolani a intervenire in prima persona. L’innesto del coach ha effetti dirompenti sul match. Il carisma del mister intimidisce i giovani locali e infonde fiducia alla Tenax, che completa una splendida rimonta. La seconda marcatura del Cingolo rappresenta il canto del cigno della Tenax, che crolla non appena il mister esce per godere il meritato riposo. I greens diventano improvvisamente smarriti, mentre sale la pressione del Cus, che va ripetutamente a segno con trame rapide ed efficaci.
La sconfitta è assai dolorosa per la Tenax, che perde l’imbattibilità, il primato e deve confrontarsi con alcuni inediti quesiti. Non bisogna drammatizzare il passo falso di una compagine fortemente rimaneggiata e che comunque resta a un solo punto dal vertice. I greens hanno però fallito il secondo scontro diretto della stagione (dopo la gara di Osimo) e sembrano palesare alcune difficoltà nei confronti contro avversari di spessore. Quando il match si fa aspro e tirato, emerge un po’ di nervosismo, che riduce la lucidità e mina la sicurezza nei propri mezzi. Non a caso, il momento migliore del match è coinciso con la presenza in campo del mister, capace di guidare il gruppo con la sua autorevolezza e la sua esperienza. Forse anche per Cingolani si prevede un duplice ruolo, alla Marco Braconi?
Grande entusiasmo in casa Cus, per un successo molto importante. L’assenza di Delcuratolo è stata assorbita con maturità dal gruppo, che ha messo in mostra una manovra rapida e armonica, capace di mandare in rete tutti gli effettivi (compreso il portiere Bettucci!), dal fantasioso Maccioni all’affidabile Machella, dal concreto Venturini all’imprendibile Carpineti. Ora il Cus inizia a sognare: se riuscirà a inserire il console Delcuratolo all’interno della Guardia Repubblicana, l’armata maceratese potrà conquistare terre lontane e inesplorate…
Guardia del corpo
Tante volte vengono lodate le eccellenti qualità di Falcioni, insostituibile perno della Virtus Fabriano. L’elogio dell’Alieno non deve comunque porre in secondo piano i meriti dei suoi compagni di squadra, un gruppo valido e compatto che sostiene al meglio le evoluzioni del n.5. Ciò è emerso con chiarezza nel difficile match con il Campocavallo. L’avvio sembra riproporre un copione già noto, poiché l’equilibrio è rotto da una irresistibile giocata dell’Alieno, abile a saltare mezza squadra avversaria e depositare in rete. Qui inizia però un’altra storia: gli ospiti reagiscono con vigore e personalità e mettono in seria difficoltà i padroni di casa. Falcioni è meno brillante del solito, ma salgono alla ribalta le sue guardie del corpo, elementi meno esposti alla luce dei riflettori ma che rappresentano una componente essenziale dei successi dei cartai. In avanti si distingue Spilli, autore di 2 splendide reti, mentre la difesa è blindata dai superbi salvataggi di Stroppa e dalle straordinarie parate di Pierantonietti. I bodyguard fabrianesi favoriscono l’allungo della Virtus e impediscono la successiva rimonta di un indomito Campocavallo.
Mister Ristè mastica amaro, per la sconfitta e per l’infortunio di Magrini (auguri!). Può comunque trarre buoni auspici dalla buona prova del suo team, vivo e autorevole sino alla fine. Stupisce favorevolmente la personalità dimostrata da Censori, propositivo e efficace anche su di un campo difficile, mentre conforta la buona vena di un Gabbanelli in netta ripresa, anche se ancora lontano dalla condizione ideale. I due tenori osimani sono stati ben assistiti dalle guardie del corpo del mister, guidate dal volitivo Saracchini.
Gli sforzi compiuti non sono però stati sufficienti a fermare la Virtus Fabriano, capace di ottenere il massimo in scontri roventi e tirati, dove emerge il suo impareggiabile animus pugnandi, incarnato al meglio dai guerrieri Stroppa, Spilli e Pierantonietti. Mister Buratti si gode il primato solitario e inizia a sognare in grande. Poter disporre di guardie del corpo di simile valore permette di supplire anche alle (poche) giornate storte dell’Alieno e al nuovo forfait di Meteor Man Antonelli (auguri anche a lui!). Il recupero di Boncristiano e un migliore inserimento di Amadei (in rete con una precisa stoccata da fermo) potrebbero far decollare definitivamente la Virtus…
Il guardiano del faro
L’Isola dei Cannonieri è quasi deserta. I circa 920 abitanti iniziali hanno abbandonato le belle ma insidiose spiagge delle Egadi, ormai riconsegnate al dominio della natura. La nutrita pattuglia del girone B è stata decimata; resta un solo superstite che dal 16 settembre continua con disarmante puntualità a tenere accesa la fiamma del goal. Questa settimana Massimo Focante ha trovato grande difficoltà a salire in cima al faro per mandare i consueti segnali al Regista. Mister Rossetti ha infatti preferito un assetto tattico più prudente, finalizzato a contenere la potenza e la carica agonistica della Nuova Lif.
La gara è intensa sin dalle battute iniziali, e si mantiene appassionante ed equilibrata. In un simile contesto le stoccate di fioretto di Focante potrebbe essere inefficaci, risultano invece più utili i colpi di clava sferrati da Giuliodori, autore di 3 reti, e l’incessante dinamismo di Jimenez. La Lif lotta con grande vigore ma si deve arrendere alla maggiore freschezza degli ospiti, che dispongono di migliori alternative in panchina. La serata di grazia della Nuova Ottrano si estende al guardiano del faro, che riesce a lanciare il suo segnale, sfruttando con saggezza le amnesie di una Lif impacciata nell’utilizzo del portiere di movimento.
I cartai possono comunque essere soddisfatti della prestazione fornita, che lascia intravedere buone prospettive per il futuro, specie nei confronti con avversari più abbordabili. Sarà comunque necessario incrementare l’incisività offensiva e soprattutto mantenere maggiore lucidità nei momenti chiave del match.
Mister Rossetti esulta invece per aver vinto la sua personale scommessa: la scelta di procedere a un’ampia rotazione degli uomini è stata coronata dal successo. Le new entry come il portiere Zampirolo hanno risposto positivamente, mentre i veterani hanno fornito una prestazione di qualità. La disponibilità di un ampio organico è essenziale per tenere il passo in un torneo dai ritmi forsennati. A evitare ogni smarrimento o possibile naufragio penserà poi il guardiano del faro …
I guardiani del tempio
Montelupone si recava con grande aspettative al campo di via Vescovara, teatro di una delle più belle imprese stagionali dei lupi, vittoriosi sul Campocavallo. Il Cespo è però il palcoscenico preferito dell’Osimo Five, che ha tramutato l’impianto in un tempio ancora inviolato.
Il match è equilibrato, ma si nota sin dalle prime battute come l’inerzia della gara sembra pendere verso i locali. Mister Perugini ha plasmato un collettivo solido ed ordinato, che fonda le sue fortune sull’impermeabilità di una retroguardia attenta e difficile da superare. In avanti, l’assenza del bomber Rossetti è compensata dall’acume tattico di Marcondes, dalla generosa prestazione di Agostinelli (2 reti) e dal talento di Ascani. Riveste particolare importanza la maturità tattica acquisita dal team, abile nell’addormentare la gara e piazzare improvvisi e decisivi break (sabato scorso i senza testa hanno segnato 3 reti in 3 minuti) .
Brutta battuta d’arresto per il Montelupone, ancora una volta rimandato a un esame importante. I ragazzi di mister Settimi non riescono ad acquisire la continuità necessaria per compiere il salto di qualità. L’attacco è il reparto in maggiore difficoltà: Canuti non riesce a trovare la migliore forma fisica, Moretti sembra avere interrotto il suo magic moment, l’assenza di Elghout priva il team dell’esterno con le maggiori qualità realizzative. L’ottimo Zaboti non può cantare e portare la croce... La formazione maceratese è ora chiamata a una brusca sterzata se vuole ambire a orizzonti più prestigiosi: le potenzialità ci sono, ma i lupi devono iniziare “a mordere” con maggiore costanza.
Ottime notizie in casa osimana. I guardiani del tempio hanno serrato le fila e, nonostante alcune rilevanti assenze, hanno mantenuto inviolato il loro fortino, cogliendo il quinto successo consecutivo. Il match ha ancora una volta evidenziato l’ottima condizione atletica e la generosità di alcuni pilastri come Marcondes e Agostinelli, ben supportati dai frizzanti giovani locali. Ora i senza testa sono attesi a un ulteriore passaggio; il sentiero che conduce all’empireo è infatti faticoso e carico di insidie. I ragazzi di mister Perugini dovranno essere capaci di lottare con carattere e personalità anche lontano dall’amato tempio osimano.
Limite di guardia
Mister Corallini è uno dei più abili equilibristi in circolazione. La sua Imbrecciata è cammina sempre sul filo del rasoio, e si rende protagonista di incontri intensi e ricchi di colpi di scena, spesso conclusi vittoriosamente. I filottranesi non amano però il quieto vivere e così, per dare il meglio di sé, devono raggiungere il limite di guardia. In vari frangenti la risalita è iniziata in situazioni difficili, proprio quando stavano per affogare. Tendono invece a distrarsi quando tutto va bene, come in occasione della gara casalinga con la Giovane Aurora.
Il match è ben interpretato dai locali, abili a penetrare nella difesa jesina con le intuizioni di Petraccini, cinicamente concretizzate dal rapido Giachetta e dal potente Rossi. La Giovane Aurora sembra spenta e confusa, lontana parente della formazione che ha messo in seria difficoltà molte quotate compagini. La musica cambia nella ripresa. Fioretti illumina la scena e dispensa giocate d’autore che, mandano a rete l’irriducibile Rossetti. La reazione ospite spaventa e scuote l’Imbrecciata, costretta a lottare con grande agonismo per conservare un risicato e sofferto vantaggio.
La sconfitta ha riflessi negativi sulla classifica degli jesini, ora staccati di 6 punti dall’agognato decimo posto. Mister Sabbatini rimpiange la tardiva reazione dei suoi, che si sono svegliati soltanto a risultato parzialmente compromesso. Bisognava mostrare sin dall’inizio la concentrazione, l’intensità e la grinta profusa nella ripresa. Il raggiungimento di una difficile salvezza diretta non consente altre distrazioni; la Giovane Aurora dovrà sempre giocare con la massima determinazione, aumentando al contempo l’incisività della manovra.
L’Imbrecciata si conferma squadra camaleontica e difficile da affrontare, che va staccata durante la gara, con una prestazione costante e attenta per tutti i 60 minuti. Gli uomini di mister Corallini sono infatti particolarmente pericolosi nei testa a testa finali, in cui fanno valere un’indomita grinta, la determinazione e la concretezza di un gruppo compatto. Per preservare le coronarie del pubblico e del presidente Gatti, sarebbe però opportuno chiudere qualche gara con tranquillità e non arrivare sempre al limite di guardia….
A guardia bassa
Saper schivare e intercettare i colpi altrui è il primo, fondamentale requisito per avere successo nella boxe. Alcuni atleti si sono affermati e divenuti celebri per il particolare stile a guardia bassa, in cui si cerca di stimolare l’iniziativa avversaria per poi colpire con una combinazione in controtempo. Tale tattica è stata più volte adottata da Mohamed Alì, ed è stata riproposta sabato scorso da Helvia Recina e Gagliole in un match, combattuto e ricco di reti, in cui gli efficaci e vivaci reparti offensive hanno facilmente sovrastato due retroguardie sbadate e ancora da registrare.
La prima frazione registra numerosi tentativi di fuga dei leopardiani, che vengono puntualmente ripresi dalla reazione ospite. Gli sforzi compiuti dal Gagliole, impegnato in un continuo inseguimento, vengono però duramente pagati nella ripresa quando Recanati, trascinata da Emanuele Vescovo, sferra l’allungo decisivo.
Mister Macchioni assiste attonito all’ennesima replica di un film ormai sfibrante. Il Gagliole non può continuare a giocare a guardia bassa, senza coprire adeguatamente una retroguardia molto approssimativa. Le amnesie e i limiti del team sono amplificati dalla sfortuna, che ha tolto ai maceratesi pedine fondamentali come Lucarelli, Pelati, Zitti. Il generoso Salvatori, la rivelazione Diletti e l’intraprendente Romaggioli cercano di tenere a galla la barca, ma tutti gli sforzi vengono vanificati nella seconda parte di gara, quando il Gagliole paga la ristrettezza della rosa e l’incapacità di mantenere lucidità e intensità di gioco. Il quadro si fa sempre più fosco; è necessario ritrovare fiducia e muovere un po’ la classifica, nell’attesa della provvidenziale sosta natalizia.
Mister Spaccia si rallegra soprattutto per i 3 punti, mentre è meno soddisfatto per una prestazione in chiaroscuro. L’Helvia Recina si conferma formazione discontinua, che alterna pregevoli giocate e improvvisi passaggi a vuoto. La retroguardia non sembra ancora ben registrata; le lacune difensive sono però state coperte dalla prolificità dell’attacco, trainato dalla determinazione di Guglielmo Vescovo, dalla rapidità e incisività di suo fratello Emanuele e dal senso del goal di Bartozzetti. I leopardiani sono comunque consapevoli che non si può continuare a lottare a guardia bassa, confidando soltanto su grinta, carattere e potenza dei propri colpi. Tale atteggiamento può talvolta risultare vincente, ma espone al rischio di rovinosi KO...
Guardia tiratrice
Il termine guardia è diffuso anche nel mondo del basket. La definizione si adatta a due differenti ruoli come il playmaker (cioè il regista del gioco), e la guardia tiratrice, principale terminale offensivo della squadra. Caratteri distintivi della guardia sono l’abilità nelle conclusioni dalla distanza e la capacità di sfondare le linee avversarie con improvvise penetrazioni. Tali qualità raggiungono l’apice nella più forte guardia tiratrice (e probabilmente il miglior giocatore) del mondo, Kobe Bryant, detto Black Mamba per la sua pericolosità offensiva. Anche Grottaccia ha la sua punta di diamante, un prolifico bomber che, come Bryant, può accusare qualche passaggio a vuoto, ma diviene inarrestabile nei momenti di vena.
Vittima di turno del Black Mam(b)a senegalese è il Villa Musone, annichilito dalla potenza della stella del Grottaccia proprio quando iniziava a vedere il tanto atteso risultato positivo. I lauretani hanno una buona partenza e si portano in vantaggio, sia nel primo che nel secondo tempo. Grottaccia ha una pronta reazione ma non riesce a staccare gli ospiti, coriacei e determinati. La gara si mantiene in equilibrio fino al 4-3, a pochi minuti dal termine. Il pirotecnico finale è più tipico del basket che del futsal. Diop ha il cosiddetto “piede caldo” e trascina i suoi, che siglano 5 reti in pochi e affondano un Villa Musone nervoso e ormai sfiduciato.
Ancora una volta, l’Acli vanifica una buona prestazione in pochi istanti di follia. I lauretani, guidati da uno stoico Brugè, hanno contenuto bene i possenti avanti locali, rendendosi pericolosi con le ficcanti incursioni di Immobile e del ritrovato Castignani. La squadra non è però, comprensibilmente, serena: la precaria posizione di classifica e gli episodi sfortunati minano la fiducia del team, rovinosamente crollato una volta incassato il quinto goal. Dopo aver sistemato l’assetto tattico, mister Frenda deve lavorare sul morale dei suoi, attesi ora a un match cruciale per spezzare la lunga serie negativa.
Grottaccia interrompe il suo momento no in modo inatteso; la vittoria è infatti maturata in un finale scoppiettante, mutuato dal basket. Il grande protagonista del match è stato Diop: potente, abile negli inserimenti e capace di colpire con morsi letali. Black Mamba è la stella di un complesso affidabile, ricco di elementi di valore come il giovane Fufi e l’eclettico Mastrantoni. Mister Marchegiani è consapevole che la sua squadra può e deve ancora migliorare. Si avverte soprattutto l’assenza di un metronomo come la guardia svizzera Balloriani (rientrato in campo ma ancora lontano da una condizione di forma ottimale), di un playmaker capace di dettare il ritmo di gioco e innescare la guardia tiratrice made in Senegal. La strada per la salvezza passa dai morsi del Black Mamba...
Guardian angel
Una delle figure più amate e rassicuranti nell’iconografia cristiana è quella del guardian angel, l’angelo custode che veglia su di noi, ci protegge dai pericoli e ci aiuta a superare le difficoltà. Numerosi inconvenienti hanno finora funestato la stagione della Virtus Moie, relegata nei bassifondi della classifica. Il match con l’Apiro assumeva i contorni di un passaggio chiave, da affrontare senza la sicura guida del capitano Ciaffoni. L’Apiro recupera invece gli insostituibili Novelli e Falcioni e mette in difficoltà gli ospiti per tutto il primo tempo. Nel momento del bisogno mister Tassi ricorre al suo guardian angel Giacomodonato, che si erge ad assoluto protagonista del match e trascina i suoi compagni sul 4-1. Ma, come noto, gli angeli sono una presenza transitoria, che arriva e scompare rapidamente. Il pivot jesino reagisce a un intervento duro degli avversari e viene espulso. L’Apiro prende coraggio ma il generoso forcing finale serve solo ad accorciare le distanze.
I padroni di casa subiscono una sconfitta dolorosa, per la classifica e per il morale. Una leggera consolazione è offerta dalle nuove regole, che riducono le retrocessioni dirette e rendono appetibile anche il terzultimo posto, con cui si può approdare ai playout (a patto di cominciare a ridurre il gap con l’undicesima classificata). Ogni flebile speranza presuppone però la ricostruzione del morale di un gruppo depresso e sfiduciato, cui si cerca di fornire nuovi stimoli con un avvicendamento in panchina. Mister Biagini non è più la guida tecnica del team, che opta per una soluzione interna, nella speranza di dare la classica “scossa” alla vigilia di una gara di grande importanza.
Forse all’Apiro servirebbe un angelo custode come quello a disposizione di mister Tassi. Giacomodonato si conferma croce e delizia della Virtus Moie: pivot di categoria superiore, incapace però (per squalifiche o infortuni) di assicurare una presenza costante. Le nuove regole alzano la quota della salvezza diretta e obbligano la Virtus Moie a cambiare passo, senza dipendere troppo dalle lune del proprio pivot.
Le guardie della settimana
Questa settimana vengono selezionati i protagonisti delle esibizioni più entusiasmanti, che hanno vigilato sapientemente sul successo del proprio team. Per tale motivo, vengono associati ad alcuni guardiani celebri, il cui nome è scolpito nel mito e nella leggenda.
• Pierantonietti (Virtus Fabriano): Il primato della Virtus è legato alla grande stagione del proprio portiere, decisivo anche sabato, quando neutralizza un rigore e si oppone alle insidiose conclusioni del Campocavallo. Sempre presente, attento in ogni circostanza, Pierantonietti fa rivivere il mito di Argo, il gigante dai cento occhi. Per perforarlo ci vorrebbe un bomber forte e astuto come Ercole…
• Carpineti (Cus Macerata): Il Cus è ricco di ottimi solisti, dalle grandi doti tecniche ma un po’ discontinui. Costanza e concretezza sono qualità tipiche di Carpineti, elemento capace di coniugare tecnica e dinamismo. Mister Bacosi gli affida i clienti più pericolosi e il biondo esterno non tradisce, confermandosi un inflessibile Cerbero che blinda la porta di Bettucci e talvolta morde anche in avanti, come in occasione della doppietta con cui stende la Tenax.
• Vescovo E. (Helvia Recina): Il Gagliole cerca a Recanati una vittoria dal valore inestimabile. I generosi tentativi degli uomini di mister Macchioni sono però frustrati da Emanuele Vescovo. Il giovane leopardiano custodisce come un Drago la tana dell’Helvia Recina, difendendola con sortite improvvise e fiammeggianti, che inceneriscono la difesa ospite.
• Diop (Grottaccia): il ritorno di Diop è balsamo sulle ferite di mister Marchegiani, che ritrova il fulcro della manovra e il principale realizzatore. La difesa del terreno casalingo è affidata alle giocate di Black Mamba, forte, incisivo (5 reti) e quasi invulnerabile, come il gigante di bronzo Talo, leggendario guardiano di Creta.
• Giuliodori (Nuova Ottrano): La gara con la Lif è una sfida per guerrieri impavidi, avvezzi ai ritmi intensi e ai contrasti vigorosi. Il clima di battaglia esalta il pivot Giuliodori, che impegna costantemente la difesa locale e propizia con 3 reti il successo della Nuova Ottrano. Forza fisica, capacità di colpire con precisione, potenza e killer instinct sono i tratti tipici del Minotauro filottranese, che guida i suoi compagni fuori dal labirinto della Nuova Lif.
Prossima giornata: turno di guardia
Il prossimo turno si annuncia un po’ meno impegnativo per le formazioni di testa, che non sono impegnati in scontri fratricidi ma devono comunque mantenere alta la guardia per evitare spiacevoli sorprese. Massima attenzione è richiesta alla Virtus Fabriano, che onora il fresco primato sul campo della Giovane Aurora. Vincere a Jesi non è mai facile, anche in virtù dei precedenti della Virtus, finora infallibile negli scontri diretti ma assai più insicura contro compagini di media classifica come Imbrecciata e Grottaccia. Mister Buratti vuole sfatare il detto non c’è due senza tre e prolungare la sua permanenza al vertice.
Va in trasferta anche il Cus, di scena sul campo del Montelupone, nella riedizione del duello che ha segnato lo scorso torneo di serie D. La squalifica di Zaboti e Canuti riduce sensibilmente il potenziale dei lupi, costretti ad azzannare un coriaceo avversario senza poter utilizzare i loro denti più affilati. L’impresa sembra impossibile ma non bisogna sottovalutare l’orgoglio dei padroni di casa.
Buone prospettive anche per la Tenax, che ospita una Nuova Lif affamata di punti. Il pronostico pende decisamente dalla parte dei padroni di casa, anche se i cartai sembrano in ripresa. Un impegno decisamente più difficile attende la Nuova Ottrano, che riceve l’Osimo Five, nel match più atteso della giornata. La gara rappresenta un crocevia per gli osimani, decisi a reinserirsi nella lotta di vertice. Focante & C. sono però determinati a respingere ed allontanare una pericolosa rivale.
La sorprendente Imbrecciata è invece di scena sul difficile campo di Recanati; nulla è comunque precluso a una compagine dotata di grande cuore e forti motivazioni come quella filottranese. Si attende una gara molto fisica, in cui risulteranno decisive l’intensità e la lucidità mentale.
Il Campocavallo spera di riprendere la marcia al cospetto di una Virtus Moie rabberciata, priva dello squalificato Giacomodonato. L’assenza del principale riferimento offensivo sembra un handicap insormontabile, soprattutto sull’ostico terreno del Cespo.
Si fa incandescente anche la lotta per la salvezza. Gagliole cerca una scossa vitale contro Grottaccia, avversario particolarmente scomodo per la fragile e discontinua retroguardia locale. I maceratesi vedono allungarsi su di loro l’ombra minacciosa di Diop: chi fermerà Black Mamba? Infine, scontro ad alta tensione tra le ultime delle classe. Villa Musone è favorito: ha recuperato il furetto Castignani e sembra attraversare un migliore momento di forma. L’Apiro è afflitto da problemi fisici, squalifiche e da un evidente calo di fiducia. La società spera che l’avvicendamento in panchina provochi uno scatto d’orgoglio all’interno del gruppo.
Cosa accadrà? Lo scopriremo la prossima settimana, sperando di assistere a gare corrette e spettacolari. State in guardia…
Le nuove regole: salvaguardia del merito o medico di guardia?
L’Alchimista non può non pronunciarsi sull’argomento della settimana: le nuove regole in tema di promozione/retrocessione. Non mi dilungherò sulla descrizione della nuova normativa, già abbondantemente e esaurientemente proposta in altri articoli (qui il commento del Trasformista); è però necessario aggiungere alcune brevi riflessioni sul tema. Anzitutto, bisogna sottolineare come le modifiche proposte siano assolutamente rilevanti: lo scorso torneo non si sarebbero disputati i play off, e nella quasi totalità degli ultimi campionati sarebbe saltata la semifinale tra la seconda e la quinta classificata.
C
iò impone una duplice riflessione, di merito e di metodo.
La norma si propone di salvaguardare il merito (“bisogna premiare i più meritevoli nell’arco del torneo”) e ravvivare l’interesse del campionato, riducendo le gare “meno combattute”. Quest’ultimo punto viene sicuramente mancato dalla nuova disciplina: l’importanza dei distacchi e la difficoltà nel tenere il ritmo di alcune battistrada ridurrà sicuramente il numero delle formazioni in lotta per una posizione significativa (lo scorso anno già a febbraio si sapeva che il quinto posto non avrebbe garantito l’accesso ai play off), a tutto discapito dell’interesse del torneo e della regolarità dello stesso.
Il primo punto è invece più controverso e si fonda sul concetto di merito: alcuni ritengono vada premiata la costanza di rendimento nel corso del torneo, altri invece credono che tale aspetto vada coniugato con la capacità di dare il meglio negli scontri diretti. Le nuove norme assumono una posizione molto chiara poiché vogliono ridurre l’influsso del caso e premiare le migliori piazzate, che rischiano di compromettere l’intera stagione per una gara sbagliata. Ma a tal fine, non si potrebbe aumentare il numero delle gare? Si potrebbe ipotizzare una serie al meglio dei 3 incontri, 2 dei quali da disputare in casa della migliore piazzata. In tal modo, emergerebbero meglio alcuni valori che nel match unico potrebbero essere offuscati dal caso; allo stesso tempo aumenterebbe lo spettacolo. La nuova norma sottovaluta infatti l’importanza dei play off, che costituiscono l’appuntamento clou della stagione, il momento che dà visibilità al movimento e riempie i palas. Ridurre (e talvolta annullare) questa fase è un clamoroso autogoal per una disciplina ancora in cerca di attenzione e di una definitiva consacrazione presso il grande pubblico.
Oltretutto, non si comprende bene la logica di fondo delle nuove regole: se bisogna valorizzare il merito premiando le prestazioni nell’arco della stagione, perché estendere i playout anche alla sest’ultima? Tale norma va nella direzione speculare alla precedente, ed evidenzia la scarsa coerenza della disciplina.
Se si può dibattere a lungo sul merito della normativa, credo ci sia poco da discutere sulle questioni di metodo. Fissare le regole del gioco a stagione in corso costituisce una prassi purtroppo radicata ma inaccettabile. Ogni gioco si regge sulla certezza delle regole, che non possono essere discusse e comunicate a novembre (o alla fine di settembre) ma vanno fissate prima dell’inizio del torneo.
Tale modalità denota uno scarso rispetto nei confronti dei partecipanti. Questo limite emerge anche dalla lettura del comunicato, che sembra un malriuscito copia e incolla di regolamenti differenti. Il testo è difatti poco rispettoso della lingua italiana e della logica, ed evidenzia la confusione dell’estensore. Sarà forse il caso di chiamare il medico di guardia per scacciare un fastidioso mal di testa?
Per combattere l’emicrania, l’Alchimista prepara un infuso d’erbe e si ferma qui, in attesa degli sviluppi relativi a un tema su cui si discuterà ancora a lungo.
Saluti Alchemici
L’Alchimista
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