L'occhio sulla C2 - Girone B - Analisi 3° giornata
THE WALL
We don’t need no education, We don’t need no thought control, cantavano i Pink Floyd nel 1979. I ruggenti anni ’70 sono ormai lontani; si avverte sempre più spesso un diffuso bisogno di educatori, capaci di istruire e guidare con autorevolezza generazioni prive di affidabili punti di riferimento.
La tendenza si estende anche al futsal, dove si riscopre l’importanza di maestri capaci di dare ordine tattico al complesso e di controllare gli sbalzi d’umore e le improvvise amnesie dei giocatori. La mano dei mister si vede soprattutto nella cura dell’assetto difensivo; sembra paradossale ma un torneo ricco di bomber di livello (da Del Curatolo a Gabbanelli, da Giordano a Focante…) è sinora deciso della solidità dei vari reparti arretrati.
La graduatoria è infatti guidata dalle due formazioni con la retroguardia meno perforata del torneo, seguite a ruota dalla difficilmente penetrabile Virtus Fabriano e dalla sorprendente Imbrecciata, abilissima ad arroccarsi in difesa per poi ripartire con veloci ripartenze. Anche la terza giornata si è svolta nel segno della tenuta difensiva: le gare, estremamente equilibrate, si sono spesso risolte in duelli all’arma bianca in cui è essenziale disporre di una retroguardia compatta e attenta; un vero e proprio muro capace di contenere gli attacchi avversari e rilanciare con maggiore lucidità e sicurezza, ben consapevoli di avere le spalle coperte.
Andiamo ora alla scoperta dei muri che hanno caratterizzato il terzo turno di campionato...
La grande muraglia
La Tenax prosegue con autorevolezza la sua marcia di vertice, scandita da una disarmante sicurezza. Anche contro la Giovane Aurora non si è visto un gioco scintillante o spregiudicato, ma è emersa l’impenetrabilità della retroguardia, che ha rappresentato ancora una volta la carta vincente di mister Cingolani. La matricola ospite si è difesa bene ma, pur lottando con ardore e coraggio, non è quasi mai giunta dalle parti di Scarano. L’equilibrio è spezzato da una doppietta del solito Iantolo, che sembra indirizzare l’incontro sui binari graditi ai locali; gli ospiti accorciano però alla fine del primo tempo con una bella proiezione offensiva di Valeri e restano incollati ai padroni di casa. La gara è decisa nella ripresa dal consueto goal di Pelagagge, ancora una volta puntale all’appuntamento con reti molto pesanti.
Il match non ha proposto molte emozioni ma ha evidenziato la solidità delle due compagini.
La Giovane Aurora conferma doti già note, come il buon equilibrio tattico e l’elevata determinazione agonistica. Lo zero in classifica è sicuramente bugiardo ed è figlio di un calendario ostile, che ha contrapposto gli jesini a tre probabili protagoniste del torneo, tra cui le due attuali prime della classe. Emerge comunque anche la limitata efficacia offensiva del team: la manovra si arena sulla trequarti avversaria o viene conclusa in maniera imprecisa, vanificando così tutto il buon lavoro della retroguardia. Se non verrà aumentata l’incisività sotto rete, si rischia di continuare a fare incetta di complimenti, ma non di punti.
La Tenax non ha simili problemi, grazie a una rossa ricca di alternative di livello. L’avvio di stagione è stato però segnato dalle prodezze della vecchia guardia; anche stavolta la differenza è stata scavata dai furetti Iantolo e Pelagagge, la cui rapidità e capacità d’inserimento consente di fare breccia anche nelle retroguardie più munite. La chiave di volta del primato biancoverde va comunque cercata nella solidità della difesa, una grande muraglia in cui il carisma di Scarano si sposa con la duttilità di Matteucci, l’esplosività di Schiavoni e lo spirito di sacrificio degli esterni e degli avanti. Come nel caso cinese, è più facile costruire un impero sentendosi protetti da una grande barriera, su cui si infrangono le incursioni altrui…
Pedalare sul muro
Nel gergo ciclistico, il muro è una salita breve ma molto ripida, che caratterizza numerose classiche, soprattutto Nord-europee. E’ particolarmente celebre il muro di Huy, lungo circa 1 km e con tratti di pendenza fino al 20%, che costituisce l'asperità principale della Freccia Vallone.
Per proseguire la sua corsa di testa, anche la Nuova Ottrano doveva superare una dura salita. L’Helvia Recina costituisce un ostacolo impegnativo e assai difficile da superare. Mister Spaccia ha infatti allestito una formazione compatta e ben equilibrata, la cui difesa attenta e a tratti feroce lascia pochi spiragli agli avversari. I leopardiani confermano le loro qualità anche in casa di uno dei migliori attacchi del torneo, imbrigliato per più di un tempo. I filottranesi cercano ripetutamente la via della rete, ma vengono sempre fermati dalla retroguardia ospite, ben diretta dal portiere Pierini e dal gladiatorio Gurini. In avanti, l’Helvia Recina si rende pericolosa con le sortite di Vescovo, le invenzioni di Federico Gurini e le staffilate di Baleani. Il parziale del primo tempo premia la scaltra tattica degli ospiti, che però subiscono a inizio ripresa l’intensa pressione dei locali. Per scardinare un fortino munito come quello recanatese serve però un cannoniere d’eccezione come Sentenza Focante, capace di ribaltare il punteggio con due delle sue abituali folgori. Il colpo stordisce ma non piega i recanatesi che si riversano in avanti, ma la Nuova Ottrano regge bene sino al termine, quando allunga definitivamente con Jimenez.
Mister Spaccia si rammarica per alcune occasioni sprecate e soprattutto per il calo nella ripresa; se i suoi ragazzi fossero riusciti a reggere ancora un po’, avrebbero probabilmente conseguito un risultato favorevole. Il coach si consola con la compattezza e solidità del suo team, che deve però incrementare l’incisività offensiva e avanzare un po’ il baricentro del gioco.
La Nuova Ottrano continua con molta sofferenza la sua corsa. Anche stavolta il successo deriva da una buona lucidità nella gestione del match, che trova conferma anche nei numeri. In passato i filottranesi erano stati limitati dalle incertezze difensive; l’innesto di Corallini e Camilletti sembra avere conferito maggior equilibrio al complesso. La solidità della retroguardia consente di restare in sella senza pericoli; per superare con successo le salite più dure sono sufficienti gli scatti di Focante e degli altri artiglieri filottranesi …
Il muro di gomma
La Virtus Fabriano si conferma compagine di livello e, dopo il Cus Macerata, miete un’altra vittima illustre. Soprattutto tra le mura amiche, i cartai sono un muro di gomma, capace di assorbire ogni colpo senza apparente difficoltà. L’avversario si impegna, prova, si arrabbia, impreca, ma alla fine esce battuto e stremato dal duello con una formazione quasi invulnerabile.
Anche contro l’Osimo Five, la Virtus ha riproposto il solito copione basato su una partenza lanciata che permette poi di gestire nel modo desiderato l’incontro. Il goal subito al primo minuto costringe gli ospiti ad assumere il comando delle operazioni e impegnarsi in una faticosa gara d’attacco; gli sforzi sono comunque coronati dal successo poiché i senza testa pareggiano con il giovane ma sempre più convincente Rossi. L’avvio della ripresa si apre però con un altro e più deciso strappo dei fabrianesi, che in pochi minuti siglano due reti e scavano il gap decisivo. L’Osimo Five tenta un’orgogliosa reazione ma non passa né con manovre ragionate né con assoli individuali. I vari tentativi si infrangono su una difesa ben organizzata e sugli interventi dell’ottimo Pierantonietti, decisivo in più di un’occasione.
Mister Perugini incassa così la seconda sconfitta in due trasferte. Alla vigilia erano comunque preventivabili le difficoltà esterne di una formazione nuova e ricca di giovani, che faticano ad calarsi nel clima infuocato di alcuni campi, dove serve maturità ed esperienza. Il principale limite degli osimani è costituito dalla ridotta incisività di un attacco che sembra trovare concretezza solo al Cespo. Il tempo gioca però a favore di un complesso in fase di costruzione, ancora alla ricerca dei necessari equilibri.
La Virtus si conferma infallibile in casa, dove esalta le sue caratteristiche. Davanti al proprio pubblico i fabrianesi amplificano attenzione e carica agonistica, specialmente in difesa. La solidità del reparto arretrato è il tradizionale punto di forza del team; quest’anno i fabrianesi mostrano però anche maggiore varietà nelle soluzioni offensive. Le prime giornate hanno messo in evidenza il senso del goal di Boncristiano e Leporoni (in rete anche questa settimana); contro l’Osimo Five si è distinto Stroppa, che con due reti ha sublimato la solita prestazione intelligente, puntuale ed efficace in ogni zona del campo. Insomma, ancora una volta il muro di gomma ha bloccato gli avversari, sfiniti per l’impegno profuso e abbattuti dai cattivi risultati ottenuti.
Il muro di sabbia
Il ”Muro Marocchino” è un insieme di otto muri difensivi con una lunghezza superiore a 2.720 km, costruito dal Marocco nel Sahara Occidentale per proteggere i suoi territori dalla incursioni dei ribelli. La barriera, composta da muri di sabbia e di pietre, è circondata da campi minati (sono stimate quasi due milioni di mine, che pongono la zona tra quelle con la massima concentrazione di mine).
L’Imbrecciata è come un muro di sabbia: sembra facile da abbattere ma in realtà la sabbia, se ben compattata, è più solida e resistente di tanti altri materiali. Mister Corallini ha creato un collettivo attento, compatto e determinato, che non si perde d’animo nemmeno nei momenti peggiori. Il team filottranese è inoltre abile a ingannare gli avversari, sorprendendoli con improvvise e letali ripartenze. Insomma, affrontare l’Imbrecciata è come camminare su un campo minato, apparentemente tranquillo ma denso di spiacevoli sorprese.
Anche a Moie, come nel turno precedente, i filottranesi subiscono la foga iniziale di una Virtus tonica, che passa con una conclusione da fuori di Ciaffoni, presto raddoppiata da Pittori. Lo svantaggio non deprime gli ospiti, che si riorganizzano e si riportano in parità sfruttando al meglio alcune micidiali ripartenze.
I locali accusano il colpo, acuito dall’infortunio del capitano Ciaffoni. Senza la sua guida, la Virtus perde fiducia e si limita a sterili attacchi ben contenuti dagli ospiti. L’abulia offensiva spinge gli jesini a scoprirsi eccessivamente di fronte alle ripartenze dei filottranesi, che dilagano con le trame orchestrate da Petraccini, abile ad aprire spazi per le devastanti incursioni di Giachetta e Brunori.
La Virtus chiude mestamente una gara nata sotto cattivi presagi. La rinuncia a Nicodemi e Giacomodonato riduce sensibilmente le potenzialità del team, ulteriormente penalizzato dagli infortuni di Tosti e Ciaffoni. La sfortuna ha così enfatizzato il principale limite degli jesini, che dispongono di un organico abbastanza ridotto.
La scarsità di alternative è un handicap insormontabile contro squadre dinamiche e reattive come l’Imbrecciata. I filottranesi sono attualmente la formazione con la migliore condizione atletica del girone, come confermano le frequenti rimonte nelle ripresa o nel finale di tempo. Quando gli avversari cominciano ad accusare la stanchezza, emergono le qualità della compagine del presidente Gatti, compatta in difesa e rapida in avanti. L’Imbrecciata è ingannevole come un muro di sabbia, apparentemente esposto ad ogni soffio di vento, ma talmente compatto da resistere anche alle tempeste.
La caduta del muro
La caduta è un evento che accomuna numerose costruzioni, il crollo di alcune solide pareti desta però una forte sorpresa e solleva numerosi interrogativi. La caduta del muro di Berlino ha segnato un’epoca; l’inattesa caduta del muro difensivo del Campocavallo ha molto più modestamente evidenziato la difficile mutazione di una struttura consolidata.
La stagione del team osimano è del resto caratterizzata dai significativi cambiamenti della rosa, ampliata quantitativamente e qualitativamente. Lo sport non obbedisce a criteri matematici né segue logiche del tutto razionali; l’innesto di elementi di spessore non alza necessariamente le prestazioni del complesso ma può addirittura minarne la compattezza e pregiudicarne il rendimento. La gara con il Montelupone esemplifica abbastanza bene questo concetto.
L’inizio del match è incoraggiante, poichè Campocavallo propone fraseggi rapidi e precisi che mettono in difficoltà gli ospiti, salvati dal proprio portiere e dalla dea bendata. Insomma, nulla lascia presagire l’infausto finale. Il vantaggio del Montelupone sembra un incidente di percorso, ma la fortuna continua a voltare le spalle ai locali, che colpiscono l’ennesimo palo, registrano l’infortunio del brillante Censori (auguri di pronta guarigione) e subiscono il raddoppio di un cinico Montelupone.
Nella ripresa la gara cambia. La rete di Gabbanelli rappresenta il canto del cigno dei locali. Campocavallo perde compattezza e si intestardisce in una lunga serie di sterili azioni individuali, mentre in difesa saltano tutti gli equilibri. Gli ospiti difendono con ordine e colpiscono con vertiginose ripartenze ispirate da Zaboti e conclusi dagli sguscianti Elghouat e Moretti. I locali si affidano all’estro di Gabbanelli, che conquista un calcio di rigore ma non riesce a sovvertire l’esito del match.
Montelupone centra il colpaccio grazie a un’eccellente prestazione difensiva e al grande spirito agonistico profuso. Zaboti è l’indispensabile fulcro della retroguardia e il regista della manovra, che parte dai suoi piedi, passa attraverso le sponde di Canuti, e innesca le veloci folate di Elghouat e Moretti.
Campocavallo deve invece riflettere su un passo falso inatteso e doloroso. Il primo tempo è stato segnato dalla sfortuna, ma la ripresa ha mostrato una preoccupante involuzione. La squadra è sembrata frenetica e confusa, protesa alla ricerca di improbabili soluzioni personali. Gabbanelli ha mostrato sprazzi di genio, ma ha accentrato tutta la manovra, divenuta presto prevedibile. I nuovi innesti hanno modificato i consolidati equilibri di un collettivo compatto e ben organizzato, e hanno pregiudicato la tenuta del muro difensivo, tradizionale punto di forza del team. Mister Ristè è quindi chiamato a migliorare l’alchimia di un complesso ricco di talento ma ancora troppo frammentario, che deve integrare e non rivoluzionare quanto compiuto in passato.
Il muro del pianto
L’avvio di campionato dell’Apiro è stato denso di difficoltà, legate alla durezza del calendario e alla necessità di migrare lontano dal proprio campo, in cui i ragazzi di mister Biagini danno il meglio di sé. La gara con il Cus Macerata ha evidenziato come l’impianto di Serra San Quirico non valorizzi le doti degli apirani. Mister Biagini imposta una gara d’attacco, nella speranza che un pressing asfissiante possa neutralizzare le fonti di gioco maceratesi e limitare i rifornimenti per il reparto avanzato. Le dimensioni del terreno di gioco rendono difficile l’applicazione di tale strategia; il Cus innesca la boa Del Curatolo, abile nel difendere palla e smistarla ai compagni. Gli universitari colpiscono ripetutamente: le difficoltà tattiche, il gap tecnico e la mancanza di fiducia annientano la resistenza dei locali. L’11-2 della prima frazione è una sentenza inequivocabile e pone una pietra tombale sula gara. La ripresa si gioca per onor di firma, e non aggiunge nulla a un match senza storia.
Il Cus supera quindi in scioltezza una temuta trasferta, e mette in evidenza la capacità realizzativa dei suoi elementi, tra cui si segnalano Petetta e Del Curatolo, autori di 5 reti a testa. Del resto il Cus è probabilmente la più completa macchina da reti del torneo, in grado di coniugare l’estro dei suoi elementi con un assetto di gioco propositivo e spettacolare.
L’Apiro deve cancellare immediatamente questa brutta pagina, maturata contro una compagine decisamente fuori portata. Le dolenti note per mister Biagini vengono soprattutto dalla prestazione della retroguardia, un vero e proprio muro del pianto che si è dissolto rapidamente di fronte alle avanzate ospiti. La disfatta subita sconsiglia di avanzare il baricentro del team nei campi larghi, dove si rischia di creare una frattura tra i reparti. La difesa sembra reggere solo se adeguatamente protetta da un collettivo compatto e solidale.
I ragazzi del muretto
Nuova Lif e Grottaccia hanno dato vita alla gara più pazza e appassionante della giornata. Il match ha visto il netto predominio degli attacchi, che hanno facilmente bucato difese distratte e lacunose. I contendenti non hanno quindi dovuto infrangere robusti muri ma sono stati chiamati a scavalcare piccoli e poco impegnativi muretti.
L’incontro è stato a lungo guidato dai padroni di casa, subito scattati sul 2-0 e poi sempre pronti a nuove fughe in avanti. Grottaccia ha però saputo reagire in ogni occasione, recuperando il doppio svantaggio e rintuzzando ogni eventuale break. Nella ripresa i cingolani coronano un lungo inseguimento e si portano addirittura in vantaggio; il dolce sapore di un insperato exploit sfuma però di fronte alla veemente reazione dei cartai, bravi a riprendersi e cogliere un importante pareggio.
La giornata storta della retroguardia ha creato numerosi problemi alla Lif, che si è dovuta affidare alle iniziative degli avanti. Ancora una volta le reti decisive portano la firma di figure storiche per il club come Romani e soprattutto Pallotta, che bagna il suo debutto stagionale con una splendida tripletta.
Grottaccia ottiene un punto prezioso grazie al tradizionale spirito agonistico e alle qualità dei suoi uomini migliori. La compagine cingolana è stata infatti trascinata dalla vivacità di Mastrantoni, dalla puntualità e affidabilità dello Svizzero Balloriani (una rete, come al solito), dalle reti di Bonservizi e dalla dirompente fisicità di Diop, spesso imprendibile per i cartai. Il pareggio muove un po’ la classifica; per compiere passi più rilevanti bisogna però alzare l’altezza del muretto difensivo, scavalcato con eccessiva facilità dagli avanti avversari.
Spalle al muro
La gara interna con il Gagliole rappresentava un’importante prova di appello per un Villa Musone redice dal disastro di Osimo. Le buone intenzioni dei padroni di casa vengono però subito messe in seria difficoltà dalla partenza lanciata degli ospiti, tre volte a segno in pochi minuti. L’infelice avvio non demoralizza i locali, che accennano una timida reazione; la rete di Immobile è però un’effimera illusione, seguita da un’ulteriore accelerazione del Gagliole. Gli ospiti bucano ripetutamente la disattenta difesa lauretana e vanno al riposo su un parziale di 6-1.
Nell’intervallo il duo Frenda-Giorgini striglia a dovere la squadra e la pone spalle al muro delle proprie responsabilità; il Villa Musone ritorna in campo decisamente più aggressivo e tenta un’impossibile rimonta. Le reti locali vengono però vanificate dalle continue amnesie della retroguardia, messa a ferro e fuoco dalle incursioni di Salvatori e Diletti.
Il Gagliole coglie così un’agevole vittoria, conseguita replicando la strategia già vincente contro la Virtus Moie: la partenza a razzo permette di gestire con serenità e lucidità tutta la gara. Da sottolineare la prova convincente di un attacco in cui l’esperienza di Salvatori (3 reti) sembra fondersi a meraviglia con il dinamismo e il fiuto del goal di Diletti (cui le 3 reti segnate valgono lo scettro di capocannoniere).
Villa Musone riflette invece sull’ennesima sconfitta. Stavolta la squadra ha mostrato grinta e capacità di reazione, ma ogni sforzo è stato vanificato dagli errori di una difesa troppo friabile. Le 26 reti subite in 3 partite e gli 0 punti in classifica pongono spalle al muro il team lauretano, che deve recuperare i numerosi infortunati e ritrovare urgentemente un minimo di solidità difensiva.
I muri della settimana
Anche questa settimana vengono selezionati i protagonisti delle esibizioni più entusiasmanti, che hanno contribuito ad edificare muri solidi e invalicabili, blindando così il successo del proprio team.
• Pierantonietti (Virtus Fabriano): gli attacchi dell’Osimo Five si infrangono inesorabili contro la munita retroguardia della Virtus. Nelle poche occasioni in cui gli avanti osimani sfuggono alle attente marcature dei cartai vengono stoppati dai grandi interventi di Pierantonietti, che si oppone come un invalicabile muro di Cemento alle conclusioni avversarie.
• Petetta (Cus Macerata): nella goleada del Cus Macerata si distingue il duttile Petetta, incisivo sotto porta (5 reti) e attento in difesa. Intelligenza tattica e affidabilità avvicinano il giovane maceratese a un muro di Mattoni, la cui solidità è garantita dall’efficace combinazione dei vari elementi che lo compongono.
• Zaboti (Montelupone): nella sera del debutto di Gabbanelli risplende la luminosa stella di Zaboti. Il brasiliano è il leader del Montelupone, di cui costituisce la guida difensiva, il metronomo del gioco e l’ispiratore delle trame più pericolose. La classe cristallina lo avvicina a un muro di Vetro, difficile da superare e bello da ammirare. Bravo a mantenersi calmo e lucido anche in un convulso finale; la sua mancata reazione a un gesto deplorevole riassume la differenza che passa tra un giocoliere e un vero giocatore.
• Giachetta (Imbrecciata): l’Imbrecciata continua il suo sorprendente volo grazie alle reti dell’esterno Giachetta, che rappresenta un vero e proprio muro di Sabbia; piccolo ma solido, garantisce una buona copertura e può volare in improvvise quanto letali folate.
• Focante (Nuova Ottrano): creare una breccia nel muro dell’Helvia Recina è impresa improba; la nuova Ottrano tenta inutilmente per più di un tempo ma riesce nel suo intento solo con le celebri bordate di Focante. Potenza e precisione di tiro sono quelle della Pietra, che costituisce la materia prima su cui si fonda l’edificio filottranese.
Prossimo turno: oltre il muro
Il prossimo turno propone interessanti scontri, che diranno qualcosa di più sulla lotta di vertice. Le varie contendenti dovranno andare oltre il muro difensivo: finora i risultati sono stati assicurati da una retroguardia attenta e ben organizzata; per superare ostacoli sempre più impegnativi è però necessario fare qualcosa di più.
Le due capolista potranno uscire indenni da due difficili trasferte soltanto coniugando le invenzioni del reparto offensivo con la solidità della difesa. Rischia di più la Nuova Ottrano, attesa sull’infuocato terreno del Montelupone, caricato dal recente successo esterno. La Tenax rende visita a un Osimo Five ancora indecifrabile, che non sembra però possedere la continuità necessaria per reggere 60 minuti il ritmo della corazzata bianco verde. Trasferta insidiosa anche per la Virtus Fabriano, di scena sul campo di un Grottaccia che già nella passata stagione aveva fermato i cartai. I cingolani sono maturati e, specie sul loro campo, possono dare filo da torcere a ogni rivale; si preannuncia quindi un match intenso e segnato da un forte agonismo.
L’impegno più agevole dovrebbe averlo l’Imbrecciata. Attenzione però alla voglia di riscatto dell’Apiro e alle difficoltà di un match inedito per la compagine filottranese. Mister Biagini non concederà facilmente gli ampi spazi in cui l’Imbrecciata lancia i suoi letali contropiede… Pronostico apparentemente chiuso a Macerata, dove le rapide manovre del Cus dovrebbero mettere in difficoltà una Nuova Lif ancora macchinosa. Attenzione però alla grinta dei cartai, che tirano fuori il meglio nelle condizioni più difficili e avverse.
Sembra più incerta la gara di Gagliole, dove i padroni di casa provano ad allungare la loro serie positiva a spese di un Campocavallo assetato di rivincita, che spera di proseguire una tradizione favorevole.
Alta intensità anche a Recanati, dove l’Helvia Recina è impegnata in un match ad alta tensione contro la Virtus Moie. Sarà decisiva la tenuta nervosa e l’intensità agonistica; i leopardiani sembrano comunque favoriti in virtù di una rosa più ampia e del fattore campo.
Chiude il programma il match di Jesi, dove la Giovane Aurora spera di abbandonare l’ultima posizione superando in uno scontro diretto il Villa Musone. Gli jesini confidano nella maggior robustezza difensiva, ma devono aumentare la loro incisività sotto rete; Villa Musone deve invece apportare importanti correttivi su una retroguardia troppo esposta agli attacchi avversari.
Cosa accadrà? Lo scopriremo la prossima settimana, sperando di assistere a gare corrette e spettacolari.
Saluti Alchemici
L’Alchimista
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