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L'Occhio sulla C2

L'occhio sulla C2/B - Il racconto dei play off e dei play out

postdateiconLunedì 21 Maggio 2012 09:30 | postauthoriconScritto da Alchimista | PDF | Stampa | E-mail

 

UNA LINEA INVALICABILE

 

Una linea sottile separa il paradiso dall'inferno, la vita dalla morte, il trionfo dalla disfatta. Una linea sottile, che talvolta coincide con i confini geografici. In qualche caso queste linee, attentamente sorvegliate e strenuamente difese, si tramutano in ostacoli insormontabili. La Grande Muraglia, il Vallo di Adriano e, più recentemente, la Linea Maginot, la Linea Gotica, la Linea Sigfrido, il Vallo Atlantico. La storia è ricca di esempi di linee fortificate, poste a tutela di un territorio, di un ordine stabilito, di una gerarchia consolidata.

Anche il futsal ha le sue frontiere, linee di confine che hanno rappresentato il leit motiv della post-season, sia in testa che in coda.

Si è a lungo discusso delle modifiche regolamentari introdotte in questa stagione. Il dibattito si è concentrato sulla regola dei 10 punti di distacco tra le varie contendenti; tale norma è però stata  neutralizzata dall’andamento di un torneo equilibrato e appassionante. Ha invece assunto un peso determinante l’altra principale innovazione. La possibilità di disputare lo scontro diretto, in gara unica, sul proprio terreno ha offerto un vantaggio significativo, in alcuni casi incolmabile, alle compagini meglio piazzate in graduatoria. In passato gli inseguitori speravano di compiere una grande prestazione nella gara di andata, in casa, per poi difendersi strenuamente nel retour match. Ora invece per rovesciare le gerarchie è necessario compiere un exploit esterno, andando a violare il terreno dei rivali. Un compito spesso improbo, in uno sport dove il fattore campo assume un ruolo decisivo. Nel futsal l’eterogeneità degli impianti è molto elevata, sicuramente più che nel calcio a 11. Talvolta si ripropone la situazione del tennis: le differenze (di dimensioni, fondo e forma) tra campi all’aperto e indoor, tra ampi palazzetti e anguste palestre, sono estremamente rilevanti e determinano il risultato finale. Ad esempio, la distanza tra il Cespo e il terreno del Cus Macerata è parzialmente paragonabile a quella che passa tra il Roland Garros e Wimbledon, impianti dove lo stesso sport viene interpretato in modo alquanto difforme.  

Da queste riflessioni emerge una ben nota necessità: il futsal non può continuare ad essere un’appendice del calcio a 11 ma deve conquistare autonomia, valorizzando e facendo rispettare le proprie specificità. Il movimento deve acquisire consapevolezza delle sue potenzialità, evitando di omologarsi passivamente ai dettami di un calcio a 11 in crisi strutturale,  che non si intessa (e talvolta ignora) i caratteri essenziali della nostra disciplina.

Ritornando al futsal giocato, l’intera post season ha seguito un copione ben definito. Le formazioni peggio piazzate dovevano sfondare la linea difensiva dei rivali, mentre  i padroni di casa si arroccavano dietro robuste fortezze, pronti a respingere ogni assalto.

Il verdetto è stato chiaro, e ha evidenziato l’importanza della nuova regola. Tutte le gare si sono infatti concluse con il successo dei padroni di casa. Le vittorie sono però state quasi sempre sofferte e talvolta maturate in extremis, a conferma dell’equilibrio esistente e del ruolo cruciale svolto dal fattore campo. 

Come sempre, lo spettacolo non è mancato. Gli appassionati hanno assistito a incontri vibranti, ricchi di prodezze e colpi di scena. Battaglie epiche, in cui si sono distinti alcuni protagonisti. Di seguito, si è cercato di ricostruire le storie di qualche elemento, impegnato a vario titolo (generali, soldati…) sul campo di battaglia. Uomini che hanno lottato lungo la linea del fronte, in un’umida trincea, sospesi su un vertiginoso fossato o in bilico su un affilato crinale. Individui che hanno difeso con impegno e capacità la loro postazione. In qualche caso, gli assalitori sono riusciti ad eludere le barriere difensive,  assaporando il piacere di affacciarsi oltre un muro inviolabile. Ma non sono mai stati capaci di arrivare dall’altra parte, a superare un confine esile ma profondo. Il confine dietro cui evaporano i sogni e svaniscono le speranze. Il confine tra chi è dentro e chi è fuori, tra in & out. 

Una linea sottile, che attenti presidi hanno reso invalicabile. 

 

Il deserto dei tartari

Cus Macerata - Nuova Ottrano 8-2

Il tenente Bacosi passeggiava nervosamente davanti all’angusto spogliatoio. Lontano dai suoi giocatori, poteva accantonare per un attimo l’abituale sfrontatezza e riflettere sulle imminenti  insidie. Lo sguardo corrucciato tradiva la tensione per un momento a lungo atteso e l’ansia di completare un progetto avviato con il suo insediamento sulla panchina del Cus. Il ritorno su palcoscenici prestigiosi e stimolanti, già calcati in passato dai maceratesi, richiedeva una lunga marcia, nelle sperdute lande della D e negli inquieti terreni della C2.

Il compito era stato assolto con diligenza non disgiunta da una certa brillantezza, soprattutto nelle gare casalinghe. L’impianto di Via Valerio era divenuto una roccaforte inespugnabile. Più volte erano giunte minacce di devastanti attacchi, ma nessun rivale si era mai presentato alle porte della fortezza maceratese. Spesso, le gare casalinghe del Cus si riducevano a semplici esercitazioni, a mere esibizioni di forza dell’armata universitaria.

Un colpo di tosse interruppe i pensieri. Nemmeno la sigaretta riusciva a placare un’indefinita inquietudine. Stavolta era diverso. Il momento tanto atteso era ormai prossimo. Erano arrivati segnali inequivocabili dell’imminente arrivo dei Tartari. Dal fronte filottranese giungevano mirabolanti notizie sulla Nuova Ottrano, un gruppo di guerrieri imprevedibili e spietati, capaci di mettere in difficoltà anche la capolista Tenax. Le immagini televisive narravano le gesta di Sentenza Focante, del potente Giuliodori, dell’imprevedibile Carbonari, dell’inafferrabile Jimenez e di altri cavalieri, guidati da uno stratega astuto e accorto come mister Rossetti.  

Il tenente Bacosi fece una leggera smorfia, inspirò profondamente l’ultima boccata di fumo e gettò via la cicca. Era giunta l’ora della battaglia. Recuperò in un attimo il suo abituale aplomb e iniziò a passare in rassegna, con baldanzosa sfrontatezza, le truppe. Gli universitari alzarono i vessilli, lucidarono le  insegne e si prepararono allo scontro.

Il fischio arbitrale fu accolto con furente determinazione dai maceratesi, che si gettarono impetuosi nell’arena, iniziando a mulinare fendenti a destra e manca. Un avvio tambureggiante, tra guizzi, percussioni, dribbling, tiri e due reti.

Furono sufficienti pochi minuti per far emergere un’inattesa realtà. Ancora una volta, i Tartari non si erano presentati all’appuntamento. Al posto degli spietati predoni c’era un gruppo svagato e fragile, incapace di arginare gli assalti dei padroni di casa o di impensierirne la retroguardia. Una compagine tesa e remissiva, che soltanto in rare occasioni riusciva ad avvicinarsi alla porta della fortezza maceratese. Gli ospiti abbozzarono un timido tentativo alla fine del primo tempo, ma il break cussino di inizio ripresa chiuse definitivamente i giochi.     

Il match si trasformò quindi nella consueta parata casalinga, in cui il Cus mette in mostra armi  affilate e abili truppe. L’8-2 finale ha evidenziato l’affidabilità del capitano Machella, la precisione dell’artigliere Delcuratolo, la duttilità del sergente Maccioni e la pericolosità degli incursori Carpineti e Petetta.   

Di fronte, una copia pallida e sbiadita della Nuova Ottrano, che ha lottato sino al termine con impegno e generosità, senza però mai tenere il passo dei rivali. La giornata storta non cancella quanto costruito durante il torneo. I Tartari erano rimasti a Filottrano, intenti a lucidare le insegne, affilare le armi, sellare le cavalcature e a migliorare la coesione tra i reparti in vista della prossima stagione. Un torneo in cui i ragazzi di mister Rossetti sperano di superare i confini della propria terra e, come i Tartari, approdare in lande attraenti ma ancora sconosciute.

Era mezzanotte. Il tenente Bacosi ritornò sollevato nello spogliatoio. Accese un’altra sigaretta e aspirò lentamente, mentre il fumo disegnava in aria astratte geometrie. Stavolta il sapore del tabacco era completamente differente: un aroma forte e secco come la prestazione del suo team, che aveva offerto una splendida esibizione, mantenendo inviolato il forte. Avvertiva però un lieve retrogusto amarognolo, che tradiva l’ansia per un traguardo sempre più vicino, per una promozione attesa da 3 anni e ormai a portata di mano. L’inquietudine durò soltanto pochi attimi, il tempo in cui si consumò la sigaretta. Sul viso, sin lì contratto, fece capolino un sereno sorriso. La battaglia finale era in programma a Macerata…e nel suo forte, il tenente Bacosi non teme nessun avversario, nemmeno i Tartari.    

 

Il Giano mormorò…  

Virrtus Fabriano - Osimo Five 6-2

Il Giano mormorava inquieto, distillando parole e sillabe impercettibili. Le truppe erano schierate al centro del campo, non lontano dal fiume che bagna Fabriano. L’Osimo Five presentava un esercito numeroso e ben munito, guidato da un celebre stratega, protagonista di scontri epici e prestigiosi. La Virtus rispondeva con una pattuglia numericamente ridotta ma di grande qualità; un gruppo esperto e smaliziato, dove spiccavano interpreti di fama.

Marcondes aveva aperto le ostilità, siglando il primo punto di uno scontro duro e intenso. Ora la Virtus è costretta all’ennesima aspra battaglia, da vivere in un’umida trincea, ventre a terra, senza mai cedere alla fatica o alla disperazione. Un contesto ostile, in cui emergono le qualità della fanteria. Stroppa, Spilli, Leporoni. Giocatori sottovalutati dalla critica, ammaliata dalle piroette aliene di Falcioni, dai virtuosismi barocchi di Boncristiano e dalle parabole liftate di Amadei. Gli osservatori più attenti sanno però che il valore di un esercito è dato soprattutto dalle capacità dei soldati, che permettono di rimediare anche agli errori e alle giornate storte degli ufficiali.

La forza d’animo e l’abnegazione dei militi avevano sorretto la Virtus nei momenti bui. Le quattro sconfitte consecutive avevano rappresentato una dolorosa Caporetto, che sembrava dover irrimediabilmente compromettere la stagione dei cartai. Nel periodo più cupo, la strada è stata tracciata dal soldato Stroppa che, con la doppietta di Recanati, ha rianimato una truppa smarrita e allontanato lo spettro della disfatta.

La rete osimana non destabilizza la Virtus, che continua a sviluppare una manovra essenziale ed efficace. Del resto, il match è anche la sfida tra due diverse concezioni tattiche: l’avvolgente e variegata manovra ospite si contrappone al gioco lineare dei padroni di casa, che confidano nei guizzi di impareggiabili solisti come Amadei, autore del pari. L’equilibrio viene poi spezzato dal puntuale sigillo di Spilli, soldato continuo e indomabile. Un cecchino infallibile, abile a colpire con il noto, irresistibile diagonale di sinistro.

La rete dei padroni di casa rappresenta uno spartiacque, che incanala l’incontro in una precisa direzione. L’Osimo Five mantiene l’iniziativa, ma i molteplici tentativi del bomber Rossetti e dei suoi compagni si infrangono sul muro locale. Amadei chiama i suoi compagni sulle barricate. La resistenza si regge sugli interventi dell’agile Pierantonietti, sullo spirito di sacrificio dei talentuosi Falcioni e Boncristiano, sull’aiuto della dea bendata e soprattutto sull’insostituibile e alacre opera dei fanti fabrianesi, dall’impavido Spilli all’onnipresente Stroppa, all’infaticabile Leporoni. Il 4-1, propiziato da un numero del gioiellino Boncristiano, concretizzato dal puntuale Leoporoni, sintetizza la duplice natura dei cartai, ricchi di talento e tenacia, di ufficiali estrosi e militi indomiti.         

L’Osimo Five continua a lottare con perseveranza, ma progressivamente affiora stanchezza e scarsa lucidità. Il disperato assalto finale, effettuato con il portiere di movimento, produce il pregevole goal di Cola ma apre invitanti spazi all’Alieno Falcioni, che sale in cattedra e chiude il match.

La sconfitta non ridimensiona i meriti dell’Osimo Five, protagonista di una stagione al di sopra di ogni aspettativa. La gara ha comunque confermato una flessione già emersa nei precedenti incontri. L’estenuante rincorsa ha logorato gli osimani, giunti a Fabriano in condizioni non brillanti. Ciò costituiva un limite quasi insormontabile per i senza testa, che potevano sopperire alla minore qualità complessiva soltanto con il vigore atletico e una superiore concentrazione.

Il match ha invece certificato l’assoluto valore dei padroni di casa. Una compagine numericamente ridotta, ma di grande qualità e di enorme tenacia. Una formazione che dà il meglio di sé negli scontri serrati, che stimolano i carismatici ufficiali ed esaltano gli infaticabili soldati fabrianesi. Stroppa , Spilli, Leporoni. Elementi preziosi e affidabili, il cui lavoro oscuro risalta nelle sfide più cruente, quando la cavalleria cede il passo alla fanteria, quando si deve scendere in trincea e difendere strenuamente la linea del fronte.

Il successo della Virtus, unito alla vittoria della Lif, proietta in orbita il futsal fabrianese. Ora nelle strade e nei colli della cittadina si ode distintamente la voce del Giano, che mormora felice: Non passa lo straniero….

      

La furia del capitano

Nuova LIF - Virtus Moie 5-4

Brenno osservava trionfante la bilancia. Tutt’intorno i templi e i palazzi erano ridotti a un cumulo di macerie fumanti. I Galli Senoni erano entrati a Roma, indebolita da una lunga fase di errori e miopia politica, e avevano iniziato uno spietato saccheggio. Le suppliche e le preghiere dei romani non sembravano toccare il capo dei Galli, impegnato a decidere il riscatto necessario per salvare la città. Brenno gettò sprezzante il suo pesante spadone sulla bilancia, sibilando “Guai ai vinti”. Il ghigno dell’esoso condottiero fu però immediatamente spento da una voce possente. ”Non con l’oro ma col ferro si riscatta la Patria”, gridava il comandante romano Furio Camillo, irrompendo armi in pugno in città. Le parole di Furio Camillo paralizzarono i galli e rinvigorirono il popolo romano. Era l’avvio della liberazione.

Anche mister Tassi guardava soddisfatto il tabellone. Correva la metà della ripresa e Fabriano sembrava espugnata. La Lif si era impigliata in una gara maledetta, in cui si erano materializzati tutti i peggiori incubi della stagione. Un match tutto in salita, sempre costretti a rincorrere, a tamponare falle difensive e rammaricarsi per grossolani errori di mira. I vari legni colpiti erano un pessimo presagio, che addensava fosche nubi sulla traballante formazione fabrianese.

La Virtus Moie era decisamente più efficace. La retroguardia sembrava finalmente attenta e concentrata; in attacco i moiaroli colpivano con le rapide folate di Orazi, con i sagaci inserimenti  dell’esperto Pittori e con i potenti fendenti di Giacomodonato. Gli ospiti conducevano 4-2.  La Lif inveiva vanamente contro sé stessa e la malasorte, mentre nell’aria iniziava a risuonare una crudele sentenza: Guai ai vinti!  

Non è però facile sconfiggere un vero capitano. Incurante delle macerie e degli infausti presagi, Zamponi lancia uno sguardo convinto alla panchina. Un cenno d’intesa, per continuare a credere nel miracolo, contro ogni pronostico ed evidenza. Mister Micucci rompe gli indugi e decide di giocare d’azzardo. Rivoluziona la squadra e si affida a una formazione spregiudicata e decisamente sbilanciata, con Romani portiere di movimento, affiancato dai frombolieri Andrea Cennini e Pallotta, dal generoso Animobono e dall’imprescindibile capitano Zamponi.

E’ l’avvio della liberazione. Il nuovo assetto funziona e, improvvisamente, muta l’inerzia del match. La reazione locale infiamma il pubblico, infonde nuove speranze ai cartai e fa vacillare le certezze degli ospiti. La Lif raggiunge il pari ma, sul più bello, subisce il colpo di coda della Virtus.

Foga e impeto alimentano la rimonta, ma sono molto difficili da controllare. Il sesto fallo, quasi allo scadere è una doccia gelata per i padroni di casa. Nel momento decisivo rifulge però la stella di Moriconi, che compie l’intervento più importante della stagione. Lo scampato pericolo esalta i cartai, che siglano la rete della vittoria e chiudono una serata memorabile, in cui sono passati rapidamente dalla disperazione all’entusiasmo.  

La Virtus Moie chiude nel peggiore dei modi un’annata sfortunata. Il match di Fabriano  rappresenta l’amaro epilogo di una stagione disgraziata, segnata da molteplici infortuni e beffarde sconfitte. I moiaroli hanno pagato soprattutto l’innata incostanza e la scarsa lucidità nei momenti cruciali della gara, soprattutto lontano da casa. L’incapacità di amministrare il match costringe la Virtus a spingere al massimo, con il concreto rischio di andare fuori giri. Questo limite ha penalizzato una rosa di discreto livello, con elementi di buona caratura, anche se non sempre continui nell’arco della stagione. Gli infortuni di Ciaffoni e Tassi, le lune alterne del bomber Giacomodonato (irresistibile in casa, più titubante lontano da Moie), hanno tracciato un cammino ondivago, sempre sul ciglio del burrone. Come Brenno, la Virtus non è riuscita a piazzare la stoccata decisiva, subendo la reazione avversaria. Il doloroso epilogo non demoralizza però una truppa che, come i Galli Senoni, confida di avere altre possibilità di futuro riscatto.    

La Lif festeggia invece lo scampato pericolo. La salvezza, pur sofferta (ma proprio per questo più bella), premia una formazione indecifrabile, nel bene e nel male. Una compagine capace di grandi imprese e di prolungati black out. La sfida con Moie ha evidenziato le capacità di un gruppo indomito, che si esalta nelle difficoltà e negli scambi ravvicinati, dove sfrutta le qualità muscolari e caratteriali dei suoi gladiatori. E’ il successo di mister Micucci, bravo e caparbio nel mutare l’inerzia di una stagione impervia e densa di difficoltà. E’ soprattutto il trionfo del capitano “Furio” Zamponi, costante sprone per i compagni e incessante minaccia per gli avversari. Le 4 reti siglate nei playout coronano al meglio una stagione eccezionale. Ora, Furio  Zamponi spera di rinfoderare la spada e vivere una stagione più serena. Dopo la guerra è tempo di pace. Bisognerà però costruire mura più alte e solide, onde evitare di dover sostenere pericolosi duelli per le vie della città. La Lif non potrà più vivere di sporadiche fiammate ma dovrà assumere un cammino più lineare e regolare. Giocare col fuoco è pericoloso; c’è il concreto rischio di restare inceneriti….

 

Il temporeggiatore

Giovane Aurora - Montelupone 2-1

“Calma”, predicava Fioretti ai suoi. Il condottiero della Giovane Aurora scrutava attentamente il terreno di gioco, in cui andava in scena il duello decisivo per la permanenza  nella categoria. L’atmosfera era elettrica, l’aria era tesa ma Fioretti, pur consapevole dell’importanza della posta in palio, sembrava immune dalla dilagante frenesia e dall’opprimente ansia che pervadeva la palestra Zannoni.

Gli assalti del Montelupone non lo inducevano a mutare strategia. Il coach locale restava fedele al suo credo, che aveva prodotto risultati favorevoli sin dal suo insediamento sulla panchina jesina. Fioretti era stato chiamato per rinvigorire un’armata sfiduciata e confusa, che navigava in pessime acque di classifica. La ricetta del neomister era improntata a un saggio realismo. Fioretti era ben consapevole dei pregi e delle lacune del team. La ridotta potenza offensiva consigliava di dedicarsi alla guerra di logoramento, attraverso improvvise ma ben calibrate azioni di guerriglia. Evitare la battaglia in campo aperto, controllare l’impeto del rivale, nell’attesa di trovare un'occasione favorevole per la vittoria. Era la tattica con cui il generale romano Quinto Fabio Massimo aveva affrontato il famigerato Annibale, e che gli era valsa l'appellativo di Temporeggiatore.

La gara di playout stava seguendo il copione previsto dal Temporeggiatore jesino: un Montelupone molto aggressivo, con un pressing costante a tutto campo, veniva ben arginato dalla difesa locale. L’incontro era poco spettacolare, con poche conclusioni in porta e molti tatticismi. Le munite difese prevalevano su attacchi poco incisivi.

La strategia di guerriglia impone massima attenzione difensiva, ma non rinuncia a ficcanti incursioni. L’esempio migliore è fornito dallo stesso Fioretti, in goal al termine di un’improvvisa proiezione offensiva. La rete ferisce gli ospiti, che amplificano le energie e colgono il meritato pareggio con una splendida conclusione al volo di Torresi.

Le schermaglie non mutano il volto di una gara che, anche nella ripresa, segue un consolidato copione. Con il passare dei minuti aumenta l’ansia degli ospiti, che devono assolutamente superare la barriera jesina, superbamente difesa dal solito, reattivo Anconetani. La tensione, ormai palpabile, annebbia la mente e intorpidisce i muscoli; aumentano gli errori, anche banali.

Verso la fine della gara la tattica del Temporeggiatore trova pieno compimento. La pressione del Montelupone inizia a scemare; i locali crescono e guadagnano progressivamente campo. La Giovane Aurora esce allo scoperto e, a pochi minuti dalla fine, Rango punisce spietatamente un'ingenuità difensiva ospite. Montelupone, affaticato e frustrato per il lungo, infruttuoso assalto, non riesce a rispondere e si congeda mestamente dalla C2.

C’è grande amarezza nelle fila dei lupi, protagonisti di una stagione infausta, aperta sotto confortanti premesse ma via via tramutatasi in un vero incubo.  Le cause di un simile crollo sono molteplici, e più volte evidenziate nei vari commenti. Le ultime prestazioni hanno ulteriormente amplificato il rammarico per alcune occasioni gettate al vento. Il Montelupone generoso e determinato visto a Jesi avrebbe raccolto qualche punto in più durante la stagione regolare. A volte, i lupi sono scesi in campo rassegnati e depressi, anche in terreni abbordabili. Non sempre è emersa l’abnegazione mostrata a Jesi, in una gara senza appello, in cui Montelupone ha lottato e creduto nell’impresa, svanita per  la scarsa incisività offensiva e l’esiguità delle forze a disposizione.

La Giovane Aurora esulta, stretta intorno al suo condottiero Fioretti. Temporeggiare era la  strategia ideale per gli jesini, maestri nell’arte della guerriglia, dove possono far valere la versatilità di alcuni elementi e le qualità di un collettivo coeso e determinato. Temporeggiare ha permesso di dare fiducia a truppa depressa, che doveva ricostruire convinzione e autostima. Il match finale ha rappresentato il coronamento di questa strategia. La Giovane Aurora ha infatti logorato il Montelupone, invitandolo a vani e sfiancanti attacchi, per poi colpirlo cinicamente nel finale.

Il commento migliore alla gara è però quello di Annibale che, vedendo Fabio Massimo scendere impetuosamente dalle montagne su cui si era arroccato e colpire duramente l’esercito cartaginese disse: "la nuvola che soleva stare sui gioghi dei monti si è finalmente sciolta in tempestosa pioggia". Una pioggia salvifica, che bagna la palestra Zannoni e dà nuova linfa alla Giovane Aurora.

 

Il maratoneta

Cus Macerata - Virtus Fabriano 3-2 d.t.s.

Tommaso Bacosi, mister cussinoFidippide continuava a correre. Con il volto contratto, i muscoli tesi, ad ampie falcate, senza tentennamenti. Del resto, la corsa era il filo conduttore della sua esistenza, l’elemento che aveva segnato tutta la sua carriera militare. Le peculiari doti di resistenza e rapidità avevano colpito Milziade, condottiero dei Greci, che l’aveva scelto come araldo, incaricato di portare ad Atene la buona novella della vittoria contro i Persiani.

Anche Petetta continuava a correre. Sembrava rimbalzare da una parte all’altra del campo, con scatti improvvisi ed allunghi imperiosi, incurante della stanchezza o degli avversari. Del resto, la corsa costituiva il filo conduttore della sua stagione e della sua carriera. Le non comuni capacità atletiche del giovane maceratese avevano conquistato il condottiero Bacosi, che non rinunciava quasi mai ai suoi preziosi servigi: discreta tecnica, buona sagacia tattica, ma soprattutto un’incontenibile esuberanza atletica. L’esterno maceratese a tratti sembrava avere il dono dell’ubiquità, e si sdoppiava in puntuali ripiegamenti difensivi e letali incursioni offensive.

Stavolta, bisognava correre più del solito. La Virtus Fabriano si stava dimostrando un ostacolo terribilmente duro. L’iniziale lampo di Delcuratolo non aveva intimorito i rivali, che continuavano impavidi a pressare alti. La fama di invincibilità dell’impianto di Via Valerio stimolava l’orgoglio e la vanità di elementi come Amadei e Falcioni, forgiati da aspre battaglie, su palcoscenici prestigiosi. I due celebrati fuoriclasse erano ottimamente supportati da compagni attenti e determinati. La rete dell’indomito Leporoni, ancora a segno nei playoff, era un premio alla tenacia, all’orgoglio e al carattere dei fabrianesi.

Con il passare dei minuti la battaglia era sempre più cruenta e palpitante, e veniva combattuta a ritmi elevati, senza risparmio di energie. Al centro della lotta, si poteva distinguere nitidamente la sagoma di Maccioni, croce e delizia dei suoi. Il mancino appignanese era prima abile nel trovare il pertugio su cui Pierantonietti non può arrivare ma poi, proprio allo scadere, fermava irregolarmente uno spunto dell’estroso Boncristiano. Era il sesto fallo, e bastava osservare il fiammeggiante sguardo di Amadei, per capire che la palla sarebbe finita in fondo al sacco.

Ora, si va ai supplementari e la gara si tramuta in un’estenuante maratona. Per la prima volta,  l’inviolabile fortino maceratese sembra vacillare: il nemico è ormai alle porte, può beneficiare del ritrovato entusiasmo e di un favorevole computo dei falli. Il comandante Bacosi chiama Fidippide Petetta e gli affida un compito improbo: fermare le avanzate dell’Alieno Falcioni, a tratti incontenibile, senza commettere fallo. L’esterno maceratese obbedisce e porta diligentemente a termine la missione, con il supporto di altri compagni. I padroni di casa resistono strenuamente, arroccati intorno all’invalicabile Muro Umano Marè. La Virtus perde lucidità ed è costretta a sbilanciarsi, esponendosi alle ripartenze locali. I cartai avvertono la stanchezza, e si muovono con minore brillantezza. Petetta invece continua a correre e, proprio allo scadere, sigla la rete del sofferto 3-2. L’infaticabile esterno maceratese chiude così la pratica qualificazione e recapita ai suoi il messaggio di vittoria.  

Maurizio Buratti, tecnico virtussinoLa Virtus cede con l’onore delle armi. Nessun avversario aveva messo in simile difficoltà il Cus a Macerata. Non mancano però i rimpianti, relativi alla scarsità di forze a disposizione. Una pattuglia esigua, pur dotata di classe cristallina e feroce determinazione, non può infatti reggere i ritmi di una maratona intensa e logorante.

Con qualche brivido, viene confermata l’inviolabilità del fortino di via Valerio. Stavolta, però lo scontro è stato palpitante, ed ha evidenziato il carattere dei locali, attenti e lucidi anche in frangenti difficili. Il successo è la somma di tanti ingredienti: l’esperienza di Machella, la solidità del Muro Umano Marè, la fantasia di Maccioni, le bordate di Delcuratolo, la versatilità di Carpineti e la fisicità di Pizzicotti. Un elogio particolare va però all’inesauribile Petetta, luogotenente prediletto del comandante Bacosi, che gli affida le missioni più improbe e complesse. Anche stavolta Petetta ha risposto senza indugi alla chiamata e, dopo infiniti allunghi e accelerazioni, ha trovato la forza di compiere un ultimo scatto, per porre il sigillo finale al match.

A differenza di Fidippide, Petetta non si ferma e continua a correre, in direzione dell’Olimpo della C1. Una meta però oramai impossibile da raggiungere, specie alla luce di un sorteggio sfortunato e dopo il passo falso di San Michele al Fiume. Inutile la vittoria sul Riviera. Il salto di categoria cussino potrà passare solo attarverso la domanda di ripescaggio.                  

 

Saluti Alchemici

 

L’Alchimista

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L'occhio sulla C2 - Girone A - Play off & Play out

postdateiconMercoledì 09 Maggio 2012 21:17 | postauthoriconScritto da Economista | PDF | Stampa | E-mail

 

I LEONI NON SI ARRENDONO MAI

La tribuna gremita e colorata dei tifosi del Pianaccio

Questa era una delle scritte che campeggiava nella palestra di Via Loreto a San Michele al fiume. Questo è lo slogan che ha accompagnato (senza timore di smentita) le gesta del Pianaccio.

Già perché i grandi protagonisti della post season del girone nordista della C2 sono proprio i leoni biancoblu. I ragazzi di mister Dominici hanno superato al termine di una battaglia sportiva protratta tisi  sino ai supplementari una bella Alma Fano, dominatrice assoluta sette giorni prima dell’unica semifinale in quel di Urbino.

Di fronte ad un pubblico delle grandi occasioni, il Pianaccio ha così staccato il pass per il triangolare finale per accedere in C1. Posizione di campionato confermata ed ora sotto con Cus Macerata e Riviera delle Palme.

Non si vive solo di play off. Il girone A ha stabilito anche chi dovrà lasciare il torneo attraverso due derby, quello anconetano e quello reale. Al termine di incontri serratissimi tornano in serie D, dopo un solo anno di praticantato nel regionale, Verbena e Real Costanzo. A goderne sono rispettivamente Ankon Nova Marmi (sovvertito il giudizio del campionato) e Real Chiaravalle (dopo gli extra time).

Vediamo più in dettaglio quanto accaduto.

 

 

PLAY OUT

 

VERBENA - ANKON NOVA MARMI 4-5

una formazione in stagione dellìAnkon Nova Marmi

Derby tutto anconetano per la permanenza in categoria. I neopromossi del Verbena ospitavano l'Ankon, squadra da diversi anni protagonista in C2.

Come è andata? Primo tempo equilibrato, con leggera supremazia dei padroni di casa, avanti di una rete all'intervallo. Inizio di seconda frazione di gioco terribile per gli ospiti: dopo aver acciuffato il pareggio, i locali riescono a portarsi sul tre a uno approfittando di un attimo di sbandamento della squadra di mister Argenziano che è costretto a schierare in campo tutti e tre i centrali a disposizione per puntellare la difesa.

Tutto finito? No. Una gran giocata di Burattini riapre il match. Ultimo quarto d'ora decisivo: il Verbena finisce la benzina, l'Ankon vola e approfitta del calo fisico degli avversari: tre a cinque. Nel recupero un autogol di Guido Campofredano fa venire qualche brivido di paura ai suoi.

Ultima occasione per la squadra di mister Teti ma De Luca con una gran parata regala la salvezza a sé ed ai suoi compagni.

Peccato per il Verbena, autrice di un buon avvio di stagione ma che ha lasciato troppi punti per strada. Complimenti all'Ankon per aver acciuffato una salvezza che, ad un certo punto della stagione, sembrava essere fuori portata.

 

REAL CHIARAVALLE - REAL SAN COSTANZO 4-2 dts

i gialloneri del Real Chiaravalle 2011-2012

Terza edizione stagionale del derby reale: scontri precedenti più favorevoli per i chiaravallesi dopo il quattro a uno dell'andata ed il sei pari del ritorno.

Questa volta la posta in palio era altissima: le due squadre, entrambe neopromosse, si sfidavano per evitare l'inferno della retrocessione in serie D. Gialloneri sempre o quasi in linea di galleggiamento, sancostanzesi invece autori di brillantissimo avvio di stagione prima di infilare una serie nerissima di sconfitte.

Avvio di gara favorevole ai padroni di casa ma sono gli ospiti a passare in contropiede. Subito dopo, però, Boccoli impatta. Poche chanches da goal.

Nella ripresa il pivot chiaravallese si perde l'uomo in marcatura: ospiti di nuovo avanti ma ancora una volta Boccoli regala il pareggio ai suoi. Palo ospite poco prima del triplice fischio.

Supplementari con ambo le squadre a cinque falli e l'adrenalina che sale. Marcelletti porta avanti per la prima volta i suoi, mister Grilli tenta la carta del portiere di movimento ma ad allungare sono i gialloneri grazie al tiro libero di Rocchetti.

Real Chiaravalle salvo: complimenti, un altro anno di C2 ci sembra assolutamente meritato per quanto fatto vedere in questa stagione. Real San Costanzo, senza parole: i mezzi c'erano, le possibilità anche, una seconda parte di stagione ha vanificato tutto. Peccato.

 

 

PLAY OFF

 

ATLETICO URBINO - ALMA JUVENTUS FANO 2-8

la formazione dell'Alma Fano che ha espugnato Urbino

Unica semifinale play off disputata nel girone A. Di fronte due squadre autrici di un'ottima stagione. Pianaccio, già qualificato, alla finestra per conoscere chi delle due dovrà sfidare in finale.

Ducali a lungo in lotta per la promozione diretta prima che il P'73 prendesse in maniera definitiva il largo verso i lidi della C1 e, come spesso capita in questi casi, presentatisi al via degli spareggi promozione mentalmente scarichi.

L'Alma, invece, malgrado o forse grazie ai tanti juniores in rosa impegnati anche nelle finali per il titolo regionale è salita al Palasport di via della SS. Annunziata mantenendo la giusta concentrazione.

Il risultato finale non lascia adito a dubbi: i fanesi ci hanno messo più grinta e, per questo, sono riusciti a conquistare il pass per il big match di San Michele al Fiume.

Mattatore assoluto della serata Alessandro Di Tommaso che per una volta ha sostituito il capocannoniere Rondina (1) nel ruolo di killer della porte avversarie con un poker da urlo.

Bravo comunque l'Atletico per aver disputato una stagione da attore protagonista. Pianaccio, Alma: vinca la migliore.

 

 

PIANACCIO – ALMA JUVENTUS FANO 2-1 dts

i leoni di San Michele vincitori dei play off girone A

Con un pubblico delle grandissime occasioni  si è giocata la finale del girone A. Pianaccio al debutto nei play off esentato dalla semi, Alma in formissima reduce dalla grande prova del Pala Mondolce.

Tema tattico della gara chiaro sin dalle primissime battute: padroni di casa chiusi e protezione del sempre attento Tonelli e pronti a colpire in ripartenza poggiandosi sulla possenza di Dzelili e sui lampi di Fratoni; ospiti a fare la partita puntando tutto sulla propria freschezza e maggior mobilità di alcuni suoi frombolieri.

Primo tempo ad occhiali ma con diverse palpitazioni, la maggior parte per i tanti giovani cuori locali. Pierangeli colpisce l’incrocio da fuori, Rondina non capitalizza alcune buone situazioni tra cui un tiro libero. Il Pianaccio c’è comunque e sfiora il gol con una scivolata di Darreta che accarezza il palo esterno.

La svolta nella ripresa. Dzelili elude in giravolta il proprio guardiano e soprende poi Nandi. Il gol incassato costringe i fanesi all’attacco ed il ritmo si alza notevolmente.

I leoni di San Michele paiono stanchi,  ma non mollano. Su tutti brilla l’ottimo Stacchiotti, stoico e al rientro dopo l’infortunio. E pure Dzelili si prodiga in estenuanti recuperi difensivi.

L’Alma non trova la via giusta. E il Pianaccio assapora il trionfo. Un nuovo palo respinge il diagonale di Rondina. Ma a poco dal termine il gioiello Pierangeli trova il pertugio vincente su una punizione in seconda. Si va ai supplementari.

La logica darebbe ora favorito il quintetto di Fabrizio Mascarucci. Ma il cuore dei leoni non conosce ostacoli.

La svolta assoluta nel primo degli extra time. Il guizzante Patrignani, tra i migliori dei suoi, serve un assist al bacio per Rondina. Il capocannoniere del torneo batte prontamente a rete da un metro e mezzo. Sulla conclusione sotto la traversa si esalta Simone Severini deviando la sfera in corner. Parata monstre.

Che cambia il match. Perché sul ribaltamento successivo, Dzelili (sempre lui) vince una contesa al limite del fallo con Pierangeli e serve Darreta. Il numero dieci di casa s’inventa un tocco astuto che beffa Nandi. 2-1. Pubblico di casa in visibilio, le forze ospiti si esauriscono qui.

Pianaccio al triangolare finale con tutto il tifo del girone A. Ed un intero paese a seguirne le gesta. Ma onore, grande onore all’Alma Fano che saprà conquistarsi la gloria nelle prossime stagioni. Perché, vista la giovanissima età, il futuro è nelle mani dei tuttineri di casa Patrignani.

 

L’Economista

Giacomo Giachetti

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L'occhio sulla C2 - Girone C - Finale play off

postdateiconMartedì 08 Maggio 2012 14:09 | postauthoriconScritto da Futurista | PDF | Stampa | E-mail

 

RIVIERA HIP HIP HURRA’!

la rosa del Riviera delle Palme 2011-2012

Non rimaneva che l’ultimo verdetto per decretare la seconda di un girone che ha visto trionfare l’Eagles Fermo. Quale miglior palcoscenico del Palazzetto dello Sport Bernando Speca di San Benedetto del Tronto per decretare chi tra Riviera delle Palme e Giovanile Corridoniense dovesse essere la candidata a contendere l’unico posto disponibile per accedere all’ambita C1.

Le due compagini giungono all’appuntamento cariche per affrontare il match al meglio e portare a casa l’intera posta. Il Riviera delle Palme da 15 giorni a riposo è rimasta una settimana in attesa della sua sfidante che si è dovuta guadagnare la finale superando in quel di Piediripa una battagliera Nuova Morrovalle.

Noi di Futsalmarche non potevamo mancare a questo appuntamento ed entriamo al Palaspeca con qualche minuto d’anticipo. Tribuna semideserta e mentre le squadre si riscaldano c’è una musica assordante che cerca di abbassare la tensione.

Passano i minuti e l’atmosfera inizia a farsi viva. Giocatori, allenatori e appassionati si conteranno all’incirca oltre i duecento spettatori per un big match che alla vigilia si preannunciava entusiasmante.

Sotto la guida di due fischietti di spessore come il Sig. Romanelli di Fermo e il Sig. Bruschi di Ancona le squadre scendono in campo per i saluti iniziali precedenti la battaglia.

Casacca bianco viola per i locali. Mister Grossi sceglie il quintetto che fino a questo momento gli ha dato più garanzie soprattutto in fase realizzativa. In porta l’esperienza del portiere Errera, sulla destra Cannella, sulla sinistra Piccinini, in cabina di regia Zorro Talamonti e pivot Rosetti.

Risponde mister Persichini sempre in formazione rimaneggiata con il quintetto che ha portato bene nella semi finale contro la Nuova Morrovalle. Con la classica maglia nera bordata di grigio. Giulianelli in porta, Geometra Giampaoletti a far girare palla, Sintora sulla sinistra, Baraboglia sulla destra e pivot Monteverde. Palla agli ospiti che iniziano la propria fase di palleggio senza riuscire ad essere pericolosi dalle parti della difesa bianco viola.

Il primo scossone al match lo da Zorro Talamonti quando dopo aver dribblato Sintora e Monteverde scaglia verso la porta un destro deviato da Giampaoletti. Il suo tocco sta per beffare Giulianelli che è costretto ad una parata plastica per evitare la capitolazione. Dal calcio d’angolo successivo lo schema bianco viola mette in condizione Fanesi di calciare in porta senza molta fortuna.

I locali si fanno più pericoli e al decimo è ancora Talamonti su punizione dai 15 metri a mettere i brividi alla difesa grigio nera. Gli ospiti non riescono ad imbastire azioni corali di una certa consistenza e si affidano alle ripartenze per mettere in difficoltà i rivieraschi.

Mauro Monterverde, bomber della Giovanile Corridoniense Al ventesimo l’azione sembrava quella giusta per il vantaggio quando Sintora scambia con Monteverde. Il pivot corridoniense imbecca in area Baraboglia che da due passi non centra la porta. Gli ospiti si fanno coraggio e con Giampaoletti ben servito da Sintora colpiscono un palo con una conclusione non irresistibile ma precisa. Si tratta del preludio al vantaggio.

Sintora recupera palla in difesa e riparte veloce in contropiede, palla dentro per Monteverde che solo davanti ad Errera con un tiro sporco lo beffa sotto le gambe per il vantaggio esterno. I locali non si abbattono e ricominciano a fare possesso palla per cercare di scardinare la difesa ospite che paga del vantaggio si chiude per cercare le ripartenze.

Ci pensa Cannella a creare la superiorità numerica sulla sinistra. Con un dribbling supera Corradini e serve a Mazza libero sulla destra la palla giusta che il capitano bianco viola con un potente tiro da fuori insacca alla destra di Giulianelli. I sambenedettesi si fanno coraggio trasportati anche dal proprio pubblico gremito. Qualche minuto più tardi Rosetti è abile a procurarsi una punizione a limite dell’area. A calciarla neanche a dirlo è il solito Zorro Talamonti che spara in porta un sinistro velenoso e preciso che trafigge Giulianelli in basso alla sua sinistra per il 2 a 1.

Il break bianco viola sveglia i corridoniensi che feriti tentano di rientare in partita. Baraboglia suona la carica sparando da lontano e trovando pronto Errera. Poco dopo e Corradini ad imbeccare solo in area Ferretti che da due passi trova il paratone del solito Errera.

Il pareggio è nell’aria e proprio Ferretti ben servito da Giampaoletti si libera della marcatura di Talamonti e calcia in porta il 2 a 2. La situazione di parità lascia immaginare ad una ripresa entusiasmante.

I mister ripartono con le stesse formazioni dell’inizio ma dagli spalti è lampante che i locali hanno la fame giusta per mangiarsi la Giovanile Corridoniense in un sol boccone. Mister Grossi negli spogliatoi ha caricato al massimo i suoi che ripartono con grinta e determinazione per sferrare un break che non lascerà più scampo agli avversari.

Dopo pochi minuti Talamonti serve a limite dell’area Rosetti. Movimento da manuale del pivot per l’attaccante del Riviera che piede perno si libera della marcatura e scaglia un sinistro imparabile per Giulianelli.

Nicolò Rosetti, pivot rossobluGli ospiti sono tramortiti dalla rete di Rosetti e tentando di recuperare il gap. Ma sono sempre i locali ad essere pericolosi e su un contropiede Piccinini servito a fondo campo scaglia un pallone in area che la difesa in recupero affannoso ribatte sui piedi di Cannella. Per il laterale di mister Grossi da due passi è facile insaccare sotto la traversa il 4 a 2.

Poco dopo gli ospiti rischiano ancora una nuova capitolazione salvata da una grande parata di Giulianelli che devia sul palo la conclusione di Talamonti. La reazione corridoniense è affidata ai piedi di Monteverde e al suo mancino che si spegne però tra le mani di Errera. Mister Persichini è costretto ad alzare il baricentro della sua squadra per tentare di recuperare i gol di svantaggio inevitabilmente prestandosi alle azione di contropiede.

Proprio su azione di rimessa la quinta rete locale scaturita da una combinazione Fanesi Piccinini Fanesi. L’ex Bocastrum solo davanti a Giulianelli non sbaglia il 5 a 2. La Giovanile Corridoniense è alle corde e quando a poco da termine Monteverde da solo davanti a Errera spara sulle mani del portiere sembra proprio che il destino dei corridoniensi sia segnato.

Neanche su tiro libero assegnato dall’arbitro per fallo di Sciamanna su Giampaoletti, il pivot grigionero riesce a perforare la porta locale e sulla ripartenza la sesta rete del Riviera delle Palme. Cannella servito da Rosetti chiude definitivamente il conto consacrando la compagine di mister Grossi meritevole di contendersi la C1 nel girone a tre della fase regionale.

Bilancio positivo comunque anche per i corridoniensi per aver raggiunto un traguardo difficilmente ipotizzabile ad inizio stagione dove ai nastri di partenza non erano di certo dati come tra le compagini favorite a navigare nelle zone alte della classifica.  

I sambenedettesi ora dovranno vedersela con il Pianaccio e CUS Macerata per tentare l’assalto ad una C1 che fino a questo momento hanno ampiamente dimostrato di meritarsi.

A questo punto della stagione possiamo anche sbilanciarci facendo il tifo per la compagine del nostro girone.

In bocca al lupo e forza Riviera!

 

Il Futurista

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