Marco Capretti e la promozione del Porto San Giorgio: "il coronamento di un sogno in un sabato particolare. Un prono per i play off? Dico Castorano."
Stare in testa al campionato per la sua quasi totalità. Giocarsi la serie B in casa. Alla terz’ultima giornata. E perdere. Nettamente. Ritrovarsi al terzo posto a 60 minuti dal termine. Assaporare la promozione per 20 minuti. Per poi riperderla. E ritrovarsela. 200 secondi dopo. Magicamente.
Per non abbandonarla più…
All’ultimo minuto dell’ultima partita dell’ultima di campionato.
E’ l’epilogo di questa incredibile stagione di C1, fatato per il Porto San Giorgio, drammatico per il Grande Toro che subisce in rimonta allo scadere il pari del Chiaravalle, triste per il Corinaldo estromesso dai giochi da un redivivo Audax Sant’Angelo.
Mors tua, vita mea.
A raccontarci le emozioni di questo intensissimo finale di campionato c’è proprio chi ha gioito di questo frenetico e sorprendente valzer di risultati che ha ribaltato il podio del massimo campionato regionale.
Parola a Marco Capretti, il tecnico del Porto San Giorgio campione.
Ciao Marco, ben trovato.
“Ciao, ben trovato a te.”
Questa promozione in B quanto te l’aspettavi alle ore 15 di sabato scorso, quanto dopo aver girato a più 3 nel girone d’andata, quanto ad inizio stagione dove, nonostante foste una matricola, vi avevamo messo tra le favorite per la vittoria finale.
“Ad inizio stagione la società ci ha chiesto di arrivare a 40 il prima possibile. E poi di divertirci. Io pensavo che con il nostro organico fosse possibile poter puntare ai play off. Dopo un girone di andata concluso a 37 punti, gli obiettivi sono ovviamente cambiati. Sabato pensavo che una delle due squadre potesse inciampare, non certo tutte e due. Sabato mi sentivo che, se avessimo vinto, saremmo arrivati secondi.”
Come avete appreso la gradita ma inaspettata notizia?
“E’ stato un sabato particolare che ricorderemo a lungo. Accanto al tabellone segnapunti, avevamo un computer collegato con Futsalmarche per seguire Diretta Gol. Certo Daniele Urbani guardava di più il portatile che il rettangolo di gioco. Nel finale della nostra gara, col risultato ormai non più in bilico, l’attenzione di tutti era oramai solo sul pc. Al nostro triplice fischio, anticipato rispetto a Chiaravalle dove si era sul 2-2, ho chiamato Nicsas che sapevo fosse lì. Mi sono fatto raccontare così in diretta gli ultimi minuti. Senza capire molto per via della mia agitazione, dei rumori provenienti dal palas chiaravallese e della fiumana di persone che seguiva il mio peregrinare nervoso per il campo.”
Vincere il massimo campionato regionale per te è un sogno che si avvera?
“Assolutamente si. E’ stato il mio nono anno da allenatore. Il mio massimo obiettivo era di vincere un giorno il campionato di C1.”
Porto San Giorgio primo, Corinaldo secondo, Grande Toro terzo. La classifica è quella giusta? E’ meritato il vostro successo?
“Sicuramente sabato la fortuna ci ha dato una grossa, grossissima mano, visto che eravamo nelle mani degli avversari e dipendevamo dalle loro sventure. Certo è anche vero che siamo stati quasi sempre in testa nel corso del campionato. Per rispondere precisamente alla tua domanda ti dico che qualora arrivassero tre squadre in tre punti dopo trenta giornate, chiunque di essa vinca alla fine l’avrebbe meritato.”
Alla fine… è stato decisivo il ricorso contro il Grande Toro nella gara di ritorno (dall’1-1 del campo si è passati alla vittoria a tavolino per il Porto San Giorgio).
“Premessa, io sono sempre favorevole ai ricorsi. Per due motivi. In primis per la trasparenza: chi non ha nulla da temere non se ne deve preoccupare. In secondo luogo perché come quando un allenatore sbaglia, un portiere o un giocatore giocano male, si perde la gara, è altrettanto giusto che quando a sbagliare sia un dirigente è giusto che la sua squadra ne paghi le debite conseguenze.
Entrando nella gara in oggetto e nel caso specifico, il Grande Toro giocò contro di noi in 5 per tutti i 60 minuti. Senza lo squalificato in questione (Testella, ndr), impiegato per la totalità della gara, il risultato sarebbe potuto essere diverso.”
Ripercorriamo brevemente il vostro cammino.
“Grandissimo girone d’andata, al di sopra delle aspettative e delle nostre potenzialità. Poi abbiamo avuto un brutto inizio di ritorno (7 punti in 7 gare, non contando la vittoria a tavolino) perdendo il comando della classifica. All’ottava abbiamo affrontato la gara cruciale: quella contro la Juventina. Lì abbiamo vinto trovando la forza per arrivare allo scontro decisivo col Corinaldo ancora in testa. Malgrado quella sonora e meritata sconfitta casalinga, abbiamo avuto il carattere, la voglia di andare a vincere a San Liborio, terreno su cui le nostre contendenti avevano raccolto poco o nulla. E non era facile…”
La tua squadra ha una forte vocazione difensiva. Visto che anche Corinaldo e Grande Toro (salvo evolversi nell’ultimo periodo alla tattica del portiere di movimento) prediligevano questa impostazione, sei d’accordo nell’affermare che nella C1 2010-2011 la difesa abbia fatto la differenza?
“Concordo totalmente. Aggiungo non solo quest’anno. Anche nella C1 delle passate edizioni, dove il tasso tecnico era più certamente più elevato, l’organizzazione difensiva ha sempre fatto la differenza.”
Dopo la sosta di Natale, tra i pali è sempre sceso in campo Andrea Dignani. Perché?
“Il nostro portiere in estate era Dignani. Giorgi aveva intenzione di smettere e ci ha fatto un grosso favore a sostituire Dignani, finché non avesse risolto i propri problemi di salute. Posso dirti, senza offendere nessuno dei miei ragazzi, che Andrea è stata per me la più grossa sorpresa della stagione. Ma non come portiere in sé, già conoscevo le sue qualità, ma per la personalità, il carattere e la determinazione che ha mostrato. Subentrare ad un mostro sacro come Michele Giorgi, coccolato da società, compagni e allenatore, apprezzato persino dagli avversari, non era certo facile. Anche perché la squadra ha avuto un brutto inizio di ritorno, non certo dipeso però dalle prestazioni del portiere, sempre migliore in campo. Andrea non solo non si è demoralizzato, ma ha continuato a fornire prove eccellenti con una costanza impressionante.”
L’impressione è che questo campionato degli umani (così da noi ribattezzato che lo abbiamo apprezzato tanto), dove i valori tecnici delle squadre leader non sono certo paragonabili a quelli dei club predecessori, chiunque lo avesse vinto avrebbe poi fatto un salto nel buio andando in Serie B. A voi che l’avete vinto, chiedo: siete pronti per la serie nazionale dove serviranno una sede di gioco diversa dalla vostra abituale, una squadra giovanile, tanti under 25 e di conseguenza una rosa completamente rinnovata?
“Decisamente no. Incominciando dall’allenatore, per finire al più esperto dei giocatori. La società ci ha sempre ribadito che ha una storia di 14 anni e che al termine della stagione avrebbe fatto il campionato determinato dalla posizione finale in graduatoria. Sia che fosse serie B o C2.”
Un breve sguardo ai play off. Chi vedi favorito?
“La mia favorita è il Castorano. Mi spiego: per esperienza personale e per tradizione, chi ha lottato a lungo per vincere il campionato (Corinaldo e Grande Toro) si presenta sempre scarico alla post season. In più ai fermani, da quanto mi risulta, dovrebbe mancare Chemin.”
Prima dei saluti, una dedica.
“La dedica principale va ai giocatori che hanno fatto mille sacrifici, lavorando dal primo giorno di preparazione fino a mercoledì scorso, senza lesinare una singola goccia di sudore; giocando pure alcuni in posizioni non abituali, ricoprendo il ruolo di pivot rimasto scoperto già in estate per l’infortunio di Marconi Sciarroni.
Dulcis in fundo la società che ha fatto, sta facendo e farà sacrifici immani.
Infine saluto Futsalmarche, motore insostituibile della nostra disciplina, ormai casa giornaliera di tutti noi malati di futsal… come me.
Un saluto particolare a te, di cui sono fedele e ammirato lettore.”
Il Trasformista
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
























Commenti
RSS feed dei commenti di questo post.