Valentino Foroni senza peli sulla lingua tra passato (anche Mg5), presente (BFTM) e futuro: "Il futsal che è stato, il futsal che vorrei..."
Con il curriculum che ti ritrovi, nessuno ti ha mai intervistato?
“(Ride, ndr) Esatto. Non c'è mai stata la possibilità. È la prima volta da quando esiste il sito. Nessuna apparizione, né interviste.”
Sei contento di fare l'intervista?
“Si, sono contento perché il calcio a 5 è uno sport a cui ho dato e spero di dare ancora tanto nel mio futuro.”
Lui è Valentino Foroni, vice allenatore della BFTM Numana Cameranense (serie B, girone B) al seguito di Daniel Martin e allenatore dei portieri. Trentasei anni, di cui ventidue passati nel calcio a 5, anconetano purosangue, mi dicono un personaggio storico del calcio a 5. Il suo tratto distintivo, personalità a parte (ultrà 'buono' di una squadra di calcio di serie A), è il 'barbone' che gli copre quasi tutto il volto. Sarà una bella e lunga chiacchierata. Con il botto finale, grazie a una passione in comune.
Da dove vogliamo iniziare?
“Dimmi tu, io ti rispondo tranquillamente a tutto.”
Partiamo allora dalla tua forte personalità che ti ha aiutato a metterti sempre in gioco e crescere.
“Una cosa è stare in campo, una cosa è stare dietro. Ho mantenuto il carattere impulsivo, la mia 'testa calda'. Una volta la mia vigorosa personalità e la voglia di vincere mi portavano a eccedere; la fisicità e l'apparenza, però scompaiono stando dentro lo spogliatoio, vivendolo, a contatto con gli altri. Diciamo che ho più amici che nemici.”
Come sta andando il campionato?
“Saliamo domani a Merano (oggi per chi legge, ndr) sperando di uscirne indenni, magari con un risultato positivo. Chi ha bisogno di punti gioca con il coltello tra i denti.”
Come è andata la stagione fino adesso?
“Siamo soddisfatti perché veniamo da un momento positivo. Abbiamo ritrovato la forza della squadra e del gioco. Daniel Martin fa giocare le squadre in maniera eccelsa. A dicembre ci sono stati alcuni tagli e la rosa, non essendo molto ampia ne ha risentito. Ora abbiamo trovato la quadratura del cerchio che ci ha fatto risalire.”
Lo vedo, siete a metà classifica, un buon settimo posto.
“La classifica è bugiarda, dovremmo avere sei, nove punti in più.”
Ho notato che nel vostro girone c'è il Sotedi Jesolo, squadra che il 'mio' Corinaldo ha affrontato nella finale play off nazionale dello scorso anno. Quando siamo andati su ho trovato un bell'ambiente e una bella squadra; a te che impressione ha fatto?
“Lo Jesolo è una bella squadra. Sono gli unici che hanno pareggiato (0-0) contro la capolista Vicenza, anche se credo che quest'ultima, che potrebbe giocare tranquillamente in A2, è una delle più forti di tutti i gironi e nel nostro vincerà. Pensa che la squadra si è presentata da noi con sedici giocatori e quattro li ha dovuti mettere in tribuna.”
Il vostro obiettivo qual è?
“La salvezza, cercando di eliminare i play out. Sarebbero una giungla.”
Che squadra è la BFTM?
“La squadra è composta da ottimi ragazzi, la maggior parte li conosciamo da tre anni, sono collaudati. Lo spogliatoio è saldissimo e questo grazie all'impegno e alla professionalità di tutti.”

Discorso stranieri: è un bene o un male averne di così tanti in Italia?
“Lo straniero io lo chiamo 'oriundo' e, secondo me è un bene per la crescita del movimento e dei giovani. Un ragazzo italiano che ha voglia di lavorare è avvantaggiato da questo ingresso.”
Quindi partiamo dal presupposto che gli 'stranieri' siano più bravi?
“Quando parlo di 'oriundi', parto dal presupposto che, se acquisto uno straniero, voglio quello che faccia la differenza nella mia squadra. È chiaro che, anche a livello umano, debba sapersi inserire nello spogliatoio. Comunque mi piacerebbe allevare un settore giovanile di ragazzi del posto.”
A proposito di giovani. Per diversi anni (con inizio nel 2006) hai allenato la Rappresentativa anconetana di C5 per il 'Torneo delle Province'. Che ricordi hai di quell'esperienza?
“I primi anni facevano parte della Rappresentativa provinciale giocatori che militavano nel campionato di serie D; magari lì, tutta questa cultura di C5 non era stata bene inculcata. Mi sono trovato a gestire un gruppo di ragazzi bravi sia sotto il punto di vista sportivo che umano, ma era una realtà nuova, abituato nel futsal con gente già pronta. È stata un'esperienza importante, positiva. Ora da due anni non la fanno più.”
E' un peccato?
“I primi anni facevamo una 'due giorni', per me era un po' come rivangare le trasferte del venerdì quando giocavo, un piacere: albergo, ristorante, facevi un po' la vita da professionista. Veniva fuori il vero spirito di squadra. Ho trovato ragazzi disposti, nonostante il poco tempo a disposizione; pensa che, prima degli incontri facevi solo cinque, sei allenamenti tutti insieme.”
Che fine hanno fatto quei ragazzi?
“Alcuni di loro giocano, alcuni me li sono ritrovato a Jesi, di alcuni ho perso le tracce.”

Credi che il calcio a 5 debba, a certi livelli diventare uno sport professionistico?
“Sarebbe una cosa bellissima, te lo dico con il cuore in mano. Il futsal, però, dovrebbe iniziare a fare una Lega a parte.”
E' così difficile?
“Credo che il problema sia a livello economico, non credo potrebbe sorreggere l'urto di una divisione.”
Prima stavo leggendo un articolo riguardante il 'no' di Monti alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. Credi che il calcio a 5 diventerà mai una disciplina olimpica?
“Il futsal, rispetto agli altri sport, non ha dietro persone che lo spingano e lo sorreggano. Detto questo, il calcio a 5 non è inferiore a nessuno; il movimento è cresciuto tantissimo e sta crescendo sempre di più, basta guardare nel femminile dove ogni anno nascono squadre nuove: perché tarpare le ali?”
A proposito di crescita del movimento, parliamo di crisi economica, non solo del paese, ma anche del calcio a 5.
“La crisi ha investito tutti e a cascata è arrivata anche nello sport, in tutti gli sport. Il futsal, che è uno spicchio nel panorama sportivo ne ha risentito maggiormente.”
Come mai quasi tutte le società marchigiane partecipanti ai campionati nazionali sono in questa fase? E' solo colpa del momento che stiamo vivendo?
“Società che a inizio anno partono con progetti poi si sfasciano... le crocifiggerei! Non puoi allestire un qualcosa, se sai benissimo che non ci riuscirai, è scandaloso!”
Com'è la situazione in casa BFTM? So' che, economicamente parlando, il periodo non è dei più rosei...
“Facciamo quattro allenamenti a settimana, dal lunedì al giovedì e sostenere questo ritmo per dieci mesi è difficile. Lavoro in un autolavaggio e per me, come per chi fa questa categoria, il calcio a 5 è come un secondo lavoro, l'impegno è tanto.”
Come finirà?
“Forse ci sarà un ulteriore ridimensionamento; l'importante, però è raggiungere la salvezza poi la società farà i propri conti.”
Ti stai già guardando intorno?
“No, vivo alla giornata, cammino facendo un passo alla volta, anche se, ci fosse la possibilità di fare un'esperienza in serie A... Intorno a noi ci sono squadre di un certo tipo, ma quelle di un certo livello non esistono più. A oggi, fare una previsione su chi il prossimo anno si riscriverà è difficile.”
Abbassare gli stipendi o, come li chiamano in molti i 'rimborsi spese'?
“Gli stipendi sono diminuiti, credimi. Dal mio punto di vista l'impegno, il progetto con il quale affronti l'annata, la qualità, la capacità della persona che vai ad assumere, sono tutti fattori che vanno a comporre il discorso economico.”
Questo discorso è giusto anche per le categorie regionali?
“A mio avviso occorre differenziare le categorie. Più sali e più è difficile inserire certi argomenti se per molti il calcio a 5 è un lavoro. Se scendiamo, dalla C1 in giù sono d'accordo sul fatto che non debbano girare tanti soldi.”
Parliamo della Montegranarese, dell'annata 2007/08 in C1. Non ti chiedo nulla, raccontami la tua versione.
“E' una ferita ormai rimarginata. La stagione prima giocavo nella Jesina insieme a tutti ragazzi del settore giovanile e a mister Braconi. Arriviamo terzi, prima la Chevrolet, secondo Pesaro. Giochiamo una finale play off contro la Montegranarese. L'anno dopo la Jesina chiude. Arriva una chiamata al mister, una proposta da Montegranaro. Io avevo due possibilità: o andare a Lucrezia con Bussolotti o a Montegranaro con Braconi; scelsi la seconda, perché con il mister avevo, ho un ottimo rapporto.”
Quanti chilometri sono da Ancona a Montegranaro?
“Un lago di sangue! Andavamo lì con la macchina piena. Trovammo però un ambiente paesano; certo, noi abbiamo le nostre colpe, la colpa va sempre suddivisa equamente, ma l'ambiente era molto chiuso, non mettendoci nella situazione migliore per lavorare. A gennaio ci hanno mandato via.”
Come mai?
“La spiegazione è stata perché non andavamo d'accordo con lo spogliatoio.”
E' vero?
“In parte si, ma non ci veniva data la possibilità di lavorare. Oltre il danno poi, c'è stata la beffa; il nostro rapporto con la società si concluse quindici giorni dopo la possibilità di uno svincolo così io, per quella stagione non sono più potuto andare da nessuna parte, non percependo neanche i soldi che dovevo prendere. A Montegranaro era la prima esperienza che facevo fuori Ancona, mi ero preso la responsabilità, ma non ho trovato onestà nella gente.”
Passiamo oltre. Hai avuto tanti allenatori; un pregio e un difetto di... Marco Braconi.
“Pregio, solarità; difetto, essere troppo buono.”
Daniel Martin.
“Attitudine al lavoro; difetto, essere troppo buono.”
Ma tutti con lo stesso difetto? Ecco perché ti ci trovi bene!
“Io sono la polvere da sparo, loro l'acqua; quando io m'incendio Daniel mi butta l'acqua.”
Riccardo Pesaresi (con lui nella Daewoo Team Montesicuro).
“Preparatissimo; un difetto, pecca nei rapporti umani.”
Roberto Osimani.
“L'ho conosciuto tanti anni fa, quando allenavo la Rappresentativa poi non ho avuto più il piacere di averlo. Non lo conosco così bene.”
Dimmi se manca qualcuno all'appello.
“ Roberto Giampaoli, il mio primo allenatore, il primo che ha creduto in me. Ora non allena più: il suo pregio è la professionalità, il difetto è l'essere troppo buono.”
Tra tutte le squadre in cui sei stato, quale ricordi con maggiore affetto?
“La Jesina, un gruppo di ragazzi fantastico! E i primi anni della Giampaoli serie A, gli anni più belli in assoluto!”
Come posso non chiederti, ora che l'intervista è finita, del 'tuo', 'nostro' Milan? So' che da anni sei abbonato alla Curva Sud?
“La prima volta che sono andato a San Siro avevo dieci anni, c'erano ancora solo due anelli, la partita era Milan-Torino. Sono un vecchio esponente della 'Fossa dei Leoni', ne faccio parte da quindici anni. Il mio sangue non è rosso, è nero. Quando posso vado sia a Milano che in trasferta; faccio parte del Milan Club di Ancona, ma viaggio in macchina.”
Il ricordo rossonero più bello?
“La finale di Champions League a Manchester, Milan-Juve, la sesta finale dal vivo della mia vita. Dopo l'apoteosi non c'era uno juventino in giro neanche a pagarlo! Sai cosa ho fatto il giorno dopo? Appena atterrato in Italia mi sono fatto tatuare sulla spalla sinistra il simbolo della 'Fossa dei Leoni'.”
Un tuo milanista di sempre?
“Ne avrei due, Van Basten e Maldini, ma, se devo sceglierne uno dico Maldini, l'emblema.”
Da come ho capito non c'è pericolo che tuo figlio non diventi rossonero?
“A marzo arriverà, speriamo segua la tradizione.”
In bocca al lupo per domani (oggi per chi legge, ndr).
“Crepi! E, anche se lo dicono sempre tutti, ma non è retorica, vorrei ringraziarvi per il sito e complimentarmi con le persone che ci lavorano. Con tutto il cuore. Avete fatto qualcosa di straordinario.”
Lady Futsal
Alice Mazzarini
























Commenti
tu e alice avete giàdue difetti in comune ahahahaha
..da vendicare nn c'è proprio nulla.....da rimpiangere penso di sì
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